Enzo Bianchi. Se ne va un testimone cristiano
Roma (NEV), 1° settembre 2026 – Numerosi i messaggi di cordoglio giunti dal mondo cristiano, ecumenico e interreligioso dopo la morte di Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose, scomparso oggi a Torino all’età di 83 anni.
Nato a Castel Boglione nel 1943, Bianchi è stato monaco, scrittore e uno dei protagonisti del dialogo ecumenico e interreligioso. Figura di spicco nel dialogo ecumenico a livello internazionale, nel 1965 fondò a Magnano, nel Biellese, una comunità monastica di uomini e donne appartenenti a diverse confessioni cristiane. Ne fu priore fino al 2017. Dal 2021 viveva a Torino e poi ad Albiano.
Bianchi ha contribuito al confronto tra tradizioni cristiane diverse, in dialogo fra l’altro con molte figure del protestantesimo. Con Paolo Ricca ad esempio, noto teologo e pastore valdese (scomparso nel 2024), c’era una amicizia fraterna di lunga data. Negli anni hanno condiviso innumerevoli palchi, convegni e rassegne culturali, dialogando pubblicamente su temi complessi come l’ospitalità eucaristica, la figura di Martino Lutero e il futuro del cristianesimo.
Con la pastora e teologa battista Lidia Maggi collaborarono regolarmente per promuovere il dialogo ecumenico e la divulgazione biblica attraverso conferenze e incontri pubblici. Presso la fraternità “Casa della Madia” guidarono insieme corsi per rileggere le Scritture, superando le barriere tra la tradizione cattolica e quella battista, proponendo la Bibbia come strumento per accogliere e valorizzare le differenze contemporanee.
A maggio del 2017, il Monastero di Bose guidato da Bianchi ospitò il Convegno ecumenico internazionale di spiritualità della Riforma dal titolo “Giustificazione. L’evangelo della grazia”. Fulvio Ferrario, allora decano della Facoltà valdese di teologia, parlò di “Karl Barth e la dottrina della giustificazione. Domande (auto-)critiche alla teologia evangelica”. Mentre Ricca, con il cardinale Walter Kasper, partecipò al dibattito “Tra cristiani, vivere insieme l’evangelo della grazia”, rispettivamente nelle prospettive protestante e cattolica.
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