Massimo Recalcati 'Non smettere di cadere'
18 luglio 2026
In questa notevole raccolta dei Radiodrammi che Beckett ha composto per la BBC nel
corso di un ventennio spicca la forza nuda della parola. La scelta dello strumento
radiofonico serve per operare un azzeramento delle immagini. Non a caso lo scrittore
irlandese ha vietato espressamente ogni loro adattamento visivo: in un tempo dominato
dal consumo avido di immagini quale è il nostro è una delle ragioni della formidabile
inattualità di questa raccolta. Tra questi radiodrammi spiccano in particolare due
opere degne di essere annoverate tra le più riuscite di Beckett: Tutti quelli che
cadono e Braci. Essi costituiscono un allargamento e una ripresa dei temi che avevano
caratterizzato la celebre pièce di Aspettando Godot.
Il primo riporta nel titolo il Salmo 145, che recita: «Il Signore sostiene tutti quelli che
cadono e rialza tutti quelli che si sono piegati». Beckett però spezza volutamente questo
titolo sopprimendo la sua pars construens. Il cadere diviene così la cifra fondamentale
della condizione umana che nessun Dio può guarire. Nessuno può salvarsi, nessuno
può emanciparsi dal peso insopportabile dell’esistenza. Non a caso la forza di gravità
si imprime come l’espressione del carattere assurdo e privo di senso dell’esistenza che
diviene proprio per questa ragione un peso da trascinare faticosamente. Il viaggio della
signora Rooney verso la stazione ferroviaria è una via crucis. Si tratta di una donna
anziana e malata che fatica a camminare. Il suo corpo è preda di un lento e inesorabile
declino. Non è il corpo che dice “Si!” alla vita, come accade a Molly, la formidabile
protagonista femminile dell’Ulisse di Joyce, ma un corpo in disfacimento, carne
afflitta, piagata, «distrutta nei polmoni, nel cuore e nel fegato». Inoltre la sua vita
appare incarcerata anche da un lutto irrisolto per una figlia morta bambina. Nel suo
viaggio verso la stazione in attesa del ritorno a casa del marito cieco, anche le macchine
sembrano ostacolare il suo movimento: biciclette, furgoni e treni appaiono guasti o in
ritardo.
Beckett sapientemente accentua questa difficoltà di moto (grande tema di tutta la sua
letteratura) introducendo la presenza innovativa dei suoni, come quelli dei faticosi e
lenti passi sulla ghiaia della signora Rooney, dei versi degli animali, del vento e della
pioggia che sembra accentuino la dimensione leopardianamente ostile della
natura. Beckett esigeva un controllo ossessivo della resa acustica di questi suoni che
avevano il compito di enfatizzare la condizione derelitta dell’esistenza, la sua
colpevolezza fondamentale. Come in Aspettando Godot anche in questo testo l’attesa
è protagonista. Il treno è in grave ritardo a causa della morte di un bambino caduto dal
vagone e finito sotto le rotaie. Beckett non svela la causa di questa caduta. Aggiunge
solo alcuni vaghi elementi che possono identificare il colpevole proprio nel marito
della signora Ronney che, per esempio, dichiara apertamente di odiare i bambini e di
volerne uccidere almeno uno: «Stroncare in boccio un piccolo disastro».
Ma il punto decisivo di questo drammatico incidente è l’interruzione della catena della
filiazione. Altro grande tema beckettiano. Il bambino morto evoca l’assenza di Legge
che caratterizza la vita. È un tema biblico che evoca la figura molto cara a Beckett
di Giobbe. La colpa che affligge l’essere umano non dipende dalla sua azione né dalla
sua intenzione perché è una colpa ontologica che coincide con l’esistenza stessa. La
giustizia non si esercita secondo una logica razionalmente retributiva che premia il
giusto e sanziona il reo. C’è piuttosto qualcosa di imperscrutabile che caratterizza la
stessa Legge di Dio, la quale può colpire senza ragione apparente anche la vita
dell’uomo più devoto o quella, come accade in questo caso, di un bambino innocente.
In Braci questi temi ritornano ma alla luce nuova del tema della memoria. Al centro un
uomo, Henry, solo di fronte al rumore incessante delle onde. Il fantasma del padre
morto suicida in mare lo opprime. «Chi c’è accanto a me, adesso?», si chiede in uno
spazio mentale occupato dai frammenti traumatici del suo passato. Anche in questo
caso il processo di filiazione non appare generativo ma assomiglia ad una catena che
può trasmettere solo dolore. Un paio d’anni prima in Finale di partita Beckett mostrava
le figure dei genitori (Nagg e Nell) ridotti a due troncherini richiusi in due bidoni della
spazzatura. In Braci Henry cammina ai bordi del mare invocando il riconoscimento del
padre che non avverrà mai.
Attesa e memoria, come confermano questi due radiodrammi, costituiscono due facce
di uno stesso foglio. Si tratta di attendere ciò che non verrà mai e di ricordare ciò che
è per sempre escluso dalla presenza. In questo senso essi possono essere letti davvero
come due radicalizzazioni della problematica già presente in Aspettando Godot. In
tutte e tre le opere l’essere umano è orientato verso qualcosa che resta confinato
nell’assenza. L’attesa non si può mai soddisfare e la memoria non può più restituirci
ciò che è stato. Restano sole le parole e le voci – resta solo la scrittura; le sole forme di
redenzione e di resistenza possibili.
