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Gianfranco Ravasi "Le parole shock di Gesù / 20. L’unica cosa necessaria"

7 settembre 2024 

Marta, Marta, tu ti affanni e agiti per molte cose… Maria ha scelto la parte migliore.

(Luca 10, 41-42)

Gesù è accolto festosamente nella casa di una famiglia amica: è solo l’evangelista Luca (10, 38-42) a narrarci questo episodio che presenta due donne, Marta e Maria. Giovanni introdurrà un’altra scena parallela, ma differente che vede ancora le due donne nello stesso atteggiamento che tra poco descriveremo (12, 1—11). Nella narrazione giovannea, però, non solo si indica la località, Betania, un sobborgo di Gerusalemme, ma si fa anche emergere la figura del fratello Lazzaro, il quale era stato oggetto di un intervento clamoroso di Cristo: come si sa, egli l’aveva riportato in vita (11, 1-45). 

Ma ritorniamo all’episodio descritto da Luca. Ciò che accade entro quelle pareti è noto: Marta funge da padrona di casa (non si cita Lazzaro), ed è subito coinvolta nei calorosi riti dell’ospitalità, una realtà molto sentita e vissuta in Oriente. La sorella Maria, invece, si intrattiene nell’ascolto dell’ospite. Le parole che Gesù riserva a Marta, infastidita per l’assenza di collaborazione della sorella, hanno dato alla scena un valore simbolico, interpretato dalla tradizione come la raffigurazione di due modelli di vita, quella attiva e impegnata nel sociale e quella contemplativa e mistica. La prima sarebbe stata svalutata dalla risposta di Gesù a scapito della seconda. 

Anche il poeta francese Paul Claudel, nel suo dramma Lo scambio (1894), darà il nome di Marta alla protagonista umile e laboriosa facendone l’emblema della dedizione alla famiglia, all’esistenza quotidiana, agli impegni concreti. In realtà, le cose stanno diversamente se si approfondisce il testo evangelico, a partire dalle parole un po’ strane di Cristo che suonano così: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una sola cosa c’è bisogno (altri codici antichi hanno invece questo testo: «ma c’è bisogno di poco, anzi di una sola cosa»). Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta». 

Ebbene, di Marta nel racconto di Luca si diceva che «era tutta presa», quasi «distolta» a causa del servizio a cui si era totalmente dedicata. Qui è la chiave per comprendere veramente la puntualizzazione di Gesù. Marta si è lasciata assorbire completamente dalle cose esteriori. Maria, invece, incarna il modello del discepolo che, in qualsiasi contesto, è in ascolto della Parola divina e tiene sempre la barra rivolta verso «la parte migliore» e fondamentale. 

Detto in termini generali, non è il lavoro in sé che allontana da Dio e dallo spirito (Gesù con tutto il suo predicare, guarire, incontrare, ascoltare non era forse anche lui un “attivo”?), bensì è l’alienazione nell’agire, è l’essere catturati totalmente dalle cose, senza più un atteggiamento interiore, implicito o esplicito, rivolto verso Dio, una sorta di canale intimo aperto verso di lui.  

 
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