Alessandro D'Avenia 'L'autunno è un metodo'
28 settembre 2026
In autunno è più facile vedere Dio che abita nei paradossi: frutti maturi e rami spogli, chi dà la vita la ritrova.
Nel racconto biblico della creazione non si narra come le cose sono state fatte un tempo, ma il rapporto che la Vita ha con le cose in ogni tempo. Non l’inizio del mondo ma il suo perenne iniziare: la Vita si dà sempre di nuovo (il riposo del settimo giorno è custodia non distacco) e tutto è con-creato (i sei giorni), cioè collegato. Della Vita godiamo multiformi quotidiane epifanie nella vita, ma niente di ciò che è vivo è la Vita stessa. Lei è invisibile, inesauribile, eterna.
In autunno però mostra di più il suo gioco, proprio perché fine e inizio coincidono. Il verde assorbito nei frutti maturi lascia spazio ai colori caldi del nostro destino: riposa e rinasci. Siamo vivi, ma non siamo la Vita. Possiamo trasmetterla o distruggerla, gli unici due modi di starci dentro, per compimento e rinascita o per esaurimento e aridità: la vita in te e attorno a te aumenta o si spegne?
Van Gogh nel settembre del 1888 scriveva al fratello che in quel periodo i colori non gli bastavano: «Non te lo dirò mai abbastanza, sono estasiato estasiato estasiato da ciò che vedo. Tutto questo dà aspirazioni d’autunno, un entusiasmo che fa passare il tempo senza accorgersene».
Ecco la ricreazione autunnale: cogli frutti maturi e ritirati, concentrati e riposa nella Vita, radicati nel silenzio e rinasci. Torna creatura e sarai ricreato perché finire è iniziare. L’autunno non è un sentimento, è il metodo della Vita nella vita.
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