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G. Bormolini 'Dai desideri infiniti al sogno dell’Infinito'

Ritratto in primo piano di Guidalberto Bormolini con barba e capelli lunghi grigi, mentre parla stringendo un microfono in mano. Sotto la foto compare la scritta bianca su sfondo nero: "DAI DESIDERI INFINITI AL SOGNO DELL’INFINITO di Guidalberto Bormolini".

L’indagine sull’affanno dell’animo umano di fronte ai dogmatismi del consumismo, in un sistema di mercato in cui l'accumulo di beni si trasforma in schiavitù. 

24 settembre 2026 

Padre Guidalberto Bormolini sarà ospite del il Festival delle Idee di Venezia, in particolare, in una serata che si terrà il prossimo il 13 ottobre alle 20.30 presso il Teatro Toniolo di Mestre. Il Festival delle Idee, che è iniziato lo scorso 16 settembre per concludersi il 30 ottobre, si svolge su due sedi. Infatti, gli oltre 50 incontri ed eventi in programma si terranno sia a Venezia, sia a Mestre. Il tema di questa ottava edizione è espresso nel titolo del festival: “Desiderio o Dovere”. 

L’antica saggezza cinese ci indica dove può condurre il turbine del desiderio quando non ne comprendiamo la dimensione spirituale. 

Non sciupiamo noi stessi in un folle turbinio, cercando di afferrare la vuota lode di un’ora, facendo piani per ottenere qualche residuo di reputazione che ci sopravviva. Ci muoviamo attraverso il mondo in uno stretto fosso, preoccupati delle piccole cose che vediamo e udiamo; rimuginiamo i nostri pregiudizi, passando a lato delle gioie della vita senza neppure accorgerci che ci è sfuggito qualcosa. Neppure per un momento gustiamo il vino forte della libertà, siamo imprigionati tanto realmente come se fossimo gettati nel fondo di un fosso carichi di catene (Yang-Chu). 

I miti greci dipingono con grande efficacia lo stato di perenne agitazione dell’animo umano, che si affanna per inseguire beni irrisori, condannandosi a una perpetua fatica e insoddisfazione. Ricordiamo i tre miti più rappresentativi di questa condizione: Sisifo, il più scaltro dei mortali, che avendo tradito i segreti degli dei è condannato a spingere fin sulla cima di un monte un sasso che ogni volta rotola in basso, cosicché ripete eternamente la stessa fatica; Issione, per essere stato sacrilego, è legato a una ruota infuocata che gira incessantemente, e poiché aveva gustato il cibo degli dei che rende immortali, la sua condanna è senza fine; ed infine Tantalo, che inganna e tradisce gli dei, dei quali era il favorito, ed è condannato a stare immerso fino al mento nell’acqua senza poterla mai bere, perché appena china la testa l’acqua si abbassa, e appena si protende per afferrare i frutti che pendono da un ramo e cibarsene, il ramo si allontana. 

I filosofi greci ravvisavano in questi tre miti una metafora del desiderio non controllato e del suo meccanismo perverso. Come già affermava Lao Tzu: «Non c’è peggiore calamità che l’aumento smodato dei desideri». Che poi è il meccanismo alla base della terribile schiavitù del consumismo. L’essere umano che contrasta l’aspirazione divina che porta in sé e cerca soddisfazione solo nei desideri materiali, si condanna a una fatica improba e perenne, senza mai trovare appagamento. 

Il desiderio incontrollato diventa fonte di incessante inquietudine che impedisce di vivere appieno, oscura la coscienza, distorce la visione del mondo, toglie pace e libertà interiori. La sapienza indiana ha un termine preciso per descrivere questo stato: Avidya, la Non-conoscenza, l’ignoranza, la cecità spirituale che ci fa credere eterno quello che eterno non è, puro quello che è impuro, bene quello che invece ci fa male. È la grave ignoranza per cui ci illudiamo che i nostri averi, le nostre conquiste, siano il nostro bene, e ci procuriamo così le più gravi delusioni. 

Abbiamo desideri infiniti, e invece di farci sospingere da essi verso l’Infinito ci facciamo travolgere da infiniti prodotti! Il fenomeno del desiderio nella logica consumista si configura con chiarezza come un fenomeno profondamente spirituale e non materialistico. Il sociologo Bauman lo intuisce quando scrive: «Lo scopo del gioco del consumo non è tanto la voglia di acquisire e possedere, né di accumulare ricchezze in senso materiale, tangibile, quanto l’eccitazione per sensazioni nuove, mai sperimentate prima. I consumatori sono prima di tutto raccoglitori di sensazioni: sono collezionisti di cose solo in un senso secondario e derivato». La molla fondamentale di questo processo è proprio il desiderio infinito, che può essere la molla della liberazione, inducendo a cercare altrove la soluzione dei propri bisogni infiniti, oppure trasformarsi nella peggiore delle schiavitù. Aveva ragione Pasolini a dichiarare che il consumismo ha rubato le anime perché si tratta a tutti gli effetti di un fenomeno religioso. 

Il desiderio infinito che abita il cuore di ogni essere, se non trova qualcosa degno di saziarlo si trasforma in forza disordinata o peggio ancora distruttiva. 
Dice bene Mircea Eliade, il grande storico delle religioni, che ogni manifestazione della civiltà contemporanea in realtà nasconde un aspetto del sacro, della ricerca iniziatica, del desiderio di trascendenza, ma lo esprime in forma degradata e camuffata. 

Proprio per questo non si deve reprimere il desiderio, ma indirizzarlo verso qualcosa di veramente degno di una spinta così potente; una spinta che quando viene a mancare ci fa sprofondare nel torpore. 

Mi inquieta tanto la gioventù quando è priva di desiderio, annebbiata davanti al proprio smartphone. Per fortuna non mancano mai giovani desiderosi di rompere qualsiasi barriera, di avventurarsi in spazi nuovi, di esagerare per il solo gusto di andare oltre qualsiasi limite. Come diceva Gianvittorio Cappelletto, mio maestro e padre di vita spirituale: i giovani hanno dei sogni, cullano delle aspirazioni che sanno di incredibile, in quanto si convincono a sottoporsi a sforzi diuturni per cercare dei risultati a cui non si potrà mai arrivare, in una vita che ha i giorni contati. Una grande voglia di amare e di essere amati li sospinge, attraverso infinite delusioni, ad ancorare il proprio cuore a qualcosa di stabile e di infinito. Hanno tutti una grande sete di infinito. 
Tanti sognano di potersi collegare con fontane inesauribili. 

Questo sarebbe lo slancio migliore per chi desidera crescere all’Infinito. Per molti invece la trappola consumista ha fornito surrogati ai desideri infiniti, all’insaziabilità che spinge molti esseri umani alla ricerca di qualcosa che li soddisfi. Non sono pochi i giovani però che spinti da questo ardore sono caduti nelle reti della droga, dell’alcool o di giochi trasgressivi in cui sprecare stupidamente la vita. Una soluzione potrebbe essere quella di insegnare loro a trovare una risposta adeguata ai bisogni infiniti, all’insaziabilità che esprimono. Solo l’Infinito può saziare desideri infinti. Una seria esperienza di meditazione e di vita spirituale potrebbe essere una risposta, poiché sono vie che sorgono per far superare i limiti umani, predispongono all’abbraccio con l’Infinito, fanno penetrare nella vita infinita. 

Il desiderio è una forza divina dentro di noi, è ciò che - letteralmente - ci spinge verso le stelle. Proprio per questo è fondamentale che la forza del desiderio sia indirizzata verso ciò per cui è stata destinata: a volgerci, cioè, nella direzione del Cielo. Purtroppo, un abbaglio frequente è scambiare le stalle…per le stelle. 

Ma così come essere spinti da desideri incontentabili può condurre alla rovina, può anche essere la via di salvezza. Perché gli incontentabili che cercano appagamento nel poco cadono nell’oblio, drogati dall’infinito succedersi di prodotti, se invece restano degli ‘incontentabili’ irriducibili prima o poi scopriranno l’inganno e passeranno dai prodotti infiniti all’Infinito stesso, che sazia lasciandoti sempre il desiderio. È un paradosso. È l’estasi!
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