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Vito Mancuso 'Ruini era agli antipodi di Martini'

Fotografia dei cardinali Carlo Maria Martini e Camillo Ruini che camminano fianco a fianco sorridendo. Sovrapposto in basso compare il testo descrittivo: «RUINI ERA AGLI ANTIPODI DI MARTINI» intervista a Vito Mancuso.
Il teologo: «Ha incarnato la Chiesa più conservatrice, coerente fino alla fine. Sul caso Welby prese una decisione terribile». 

Intervista di Francesco Bei a Vito Mancuso pubblicata su Repubblica del 18 giugno 2026.

Il teologo Vito Mancuso individua in Camillo Ruini il campione di quella parte della Chiesa più conservatrice che ha cercato in tutti i modi di frenare le potenzialità del Concilio Vaticano II. Un uomo di destra, non solo nella politica italiana ma anche sul lato ecclesiale, contrapposto all'ala progressista che si riconosceva nell'arcivescovo di Milano Carlo Maria Martini

Camillo Ruini era un conservatore in politica, sostenitore dei governi Berlusconi, amico di Salvini e, da ultimo, ammiratore di Meloni. E dal punto di vista teologico? 
«Perfettamente in linea con le considerazioni di taglio politico. Del resto era un uomo intelligente, razionale, amava l'ordine, la linearità. Un uomo così non avrebbe potuto avere due registri diversi. E quindi la linea della conservazione politica rispecchiava perfettamente quella della conservazione ecclesiale» … 

Chi era davvero Ruini e cosa ha rappresentato nella Chiesa italiana? 
«È stato l'uomo che ha incarnato alla perfezione la linea conservatrice di addomesticamento rispetto alle innovazioni del Vaticano secondo». 

Qual è stato l'atteggiamento di Ruini rispetto al Concilio? 
«La realtà è che nel Concilio ci fu una maggioranza e una minoranza. E, a sua volta, la maggioranza era, per così dire, variegata. C'era chi riteneva il Concilio non un punto di arrivo ma un punto di partenza per un rinnovamento ancora più ampio e quelli invece che no, abbiamo fatto fin troppo a spingerci così». 

E il Papa da che parte stava? 
«Paolo VI incarnò questa seconda tendenza più conservatrice. La Humanae Vitae, l'enciclica del 1968 sulla morale sessuale, con la condanna della contraccezione, è praticamente la pietra tombale sulla possibilità che la riforma effettiva del Concilio toccasse in maniera coerente la vita concreta dei cattolici». 

Ruini è stato un continuatore di questa linea? 
«Certamente, mentre Martini, il principale esponente della linea progressista, non esitò nelle sue Conversazioni notturne a Gerusalemme, pubblicate nel 2009, quando ormai si era spogliato di ogni carica, a dire che Paolo VI sbagliò a pubblicare in quei termini l'Humanae Vitae». 

Possiamo dire che la linea di Ruini fosse anticonciliare, contro lo spirito del Vaticano II? 
«Non si può arrivare a dire questo, ma sta in quella linea di… ammorbidimento. Non avrebbe potuto fare la carriera che ha fatto se fosse stato un oppositore del Concilio. Ma è stato un frenatore delle potenzialità di quella svolta». 

Tra Carlo Maria Martini e Ruini che rapporti c'erano? 
«Di grande freddezza. Quando Camillo Ruini negò a Piergiorgio Welby i funerali religiosi, pur essendo la coppia Welby formata da praticanti cattolici, Martini, sul domenicale del Sole 24 Ore, prese le distanze da quella decisione terribile, una delle pagine più nere dell'operato di Ruini. Lo fece a modo suo, in maniera garbata, ma la sostanza era ferma». 

Ci furono altri scontri? 
«Martini rilasciò a Ignazio Marino, su L'Espresso, una famosa intervista proprio sulle questioni bioetiche. All'indomani, uscì una nota durissima della Cei». 

Ruini è quello dei valori non negoziabili, è il presidente della Cei applaudito dai teocon. Schierare la Chiesa italiana con la destra berlusconiana cosa ha comportato? 
«Guardando come stanno le cose oggi in ordine alla Chiesa italiana, la sua rilevanza, mi sembra proprio che non ci siano stati grandi vantaggi da quel tipo di scelta politica». 

I fautori della linea opposta a quella di Ruini cosa pensavano? 
«Che occorresse prendere atto della secolarizzazione della società. E quindi fare una scelta religiosa, culturale, di attenzione e dialogo con i non credenti, con le altre religioni, di attenzione ai problemi del mondo. Questa è una scelta religiosa». 

Se vogliamo, la Chiesa di papa Francesco che ha fatto questo, no? 
«Sì, ed è per questo motivo che Ruini detestava Francesco. Detestava forse una parola un po' troppo forte, di sicuro non gli piaceva». 

Con l'elezione di Robert Prevost, Ruini invece era contento. Aveva ritrovato il suo Papa dopo la parentesi argentina? 
«Credo di sì. Prevost deve la sua fortuna, da un mese a questa parte, agli attacchi di Donald Trump. Prima però era stato il Papa che aveva scelto di andare a Montecarlo… Probabilmente oggi è la persona giusta: in un mondo dominato da politici che si presentano come leoni, avere un Leone mansueto ed erbivoro è quello che ci vuole per la Chiesa». 

Prevost potrebbe mettere d'accordo i sostenitori di Martini e di Ruini? 
«C'era bisogno, dopo il disordine lasciato da Francesco, di una persona che dialogasse con tutti. E quindi sì, potrebbe essere tanto il Papa di Ruini quanto quello di Martini. Un Papa della riconciliazione, che dà tranquillità».
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