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Massimo Recalcati 'Nostalgia del padre?'

Dipinto classico "Il riconoscimento di Ulisse e Telemaco" di Henri-Lucien Doucet, che mostra un abbraccio emotivo tra padre e figlio. In basso compare la scritta in bianco "NOSTALGIA DEL PADRE? Massimo Recalcati RepIdee 2026"

“Il padre esemplare è quello che lascia in eredità il desiderio di vivere questa vita”. Lo psicoanalista conquista piazza Maggiore a Repubblica delle Idee, partendo da Lacan e riflettendo su figure e ruoli. 

di Emanuela Giampaoli 
12 giugno 2026

BOLOGNA – “Nostalgia del padre?”. Si interroga lo psicanalista Massimo Recalcati in piazza Maggiore a Repubblica delle idee, sul Crescentone gremito, condensando in 30 minuti una delle grandi questioni del nostro tempo e venti anni del suo lavoro. La sfida è quella lanciata dal suo maestro, Jacques Lacan nel 1969 con la celebre definizione “l’evaporazione del padre”. Post sessantottina. “Lacan aveva ragione – spiega lo psicanalista - la contestazione del ’68 ha deposto la rappresentazione patriarcale della paternità. Prima il dominio del padre era assoluto, la sua parola dettava legge, stabiliva cosa era vero o falso, bastava uno sguardo, il tono della voce. Io vengo da una famiglia così. E dobbiamo ringraziare il Signore che quel tempo sia finito anche se c’è chi ne ha nostalgia”. Lo psicoanalista cita un ricordo personale, la sua maestra elementare, che “aveva lo chignon, fumava Muratti, ho scoperto che votava Msi e ci diceva: ‘Siete tutti viti storte io sono il paletto e il filo di ferro e il mio compito è raddrizzarvi’”. 

Solo che la fine del padre ha messo in crisi, continua Recalcati, non solo i padri, ma chiunque abbia il difficile compito di educare. “Si vede nella vita quotidiana della scuola. Ai miei tempi quando l’insegnante entrava in aula aveva alle spalle il crocefisso e la fotografia del presidente della Repubblica, una serie che gli attribuiva autorità. Oggi entra in aula e ha un problema: farsi ascoltare. Tra l’altro nei dibattiti televisivi, dove io non vado mai, la responsabilità di tutto questo viene scaricata sui genitori considerati degli smidollati”. 

Come si fronteggia questa crisi allora? “Ci sono tre strade. La prima è appunto pensare di restaurare il padre del patriarcato, qualcuno ci crede. La seconda è la via di cui parlava Pier Paolo Pasolini, quella di sostituire Dio e dunque il padre con gli dei rappresentati dagli oggetti, dal capitalismo. Lo spiegò in un articolo dal titolo “Non avrai altro jeans all’infuori di me””. Poi c’è la via proposta da Recalcati

“Ho ripensato la figura del padre e il primo movimento è quello che il padre non è biologico, dobbiamo sganciare l’idea di paternità dalla biologia e dalla natura. Il padre non è lo spermatozoo. Tutto il cinema degli ultimi tempi di Clint Eastwood, da “Million dollar baby” a “Gran Torino”, parla di questo. Il padre non è più quello con la barba e i baffi. La paternità come adozione e quindi può essere anche una donna, una lesbica, un gay, una madre”. 

E a definire padre è la funzione di taglio, quella che separa il bambino dal seno della madre (“il bambino fino a quando ha il seno in bocca non può parlare” dice riproponendo un concetto lacaniano). “Il padre di cui parlo non è il padre esemplare del patriarcato, i modelli esemplari sono incubi, ma è il padre che testimonia il desiderio, che lascia come eredità il desiderio: di uscire di casa, di svolgere il lavoro che fa, di vivere questa vita”.

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