Sagrada Família: teologia, modernità, mistero
Una lettura del progetto di Antoni Gaudí come sintesi di Credo, Trinità e visione apocalittica.
Ogni elemento è dichiarazione di fede aperta al mondo
per un’opera che appare proiettata verso il Concilio Vaticano II.
10 giugno 2026
La Sagrada Família è un’architettura teologica, e non in quanto risultato di una “scuola”: all’epoca non esistevano studi teologici per i laici. Ma Gaudí è un teologo, come ogni buon credente che riflette sul mistero di Dio. Ha imparato dalla Scrittura, dalle conversazioni e, soprattutto, dalla liturgia. In questo senso, la sua figura appare come una preparazione del Concilio Vaticano II.
Sono tre le grandi categorie teologiche attorno a cui si costituisce l’edificio. La prima è il Simbolo della fede. Gaudí ha previsto che nella facciata principale, quella della Gloria, che attende ancora di essere realizzata, siano presenti a grandi lettere le parole del Credo: Patrem, Filium, Spiritum Sanctum, Amen. La Sagrada Família è una chiesa confessante ed evangelizzatrice: invita a meditare il cuore della fede cristiana, la Trinità. C’è poi la matrice cristologica.
Le tre grandi facciate della Natività, della Passione e della Gloria, come le chiama Gaudí, corrispondono a Incarnazione, Redenzione e Parusia. Sopra la basilica si innalza, altissima, la torre di Gesù Cristo, circondata da quelle dei quattro Vangeli, perché Gesù non è separabile dalla sua Parola. La guglia culmina con una croce dentro la quale si trova l’Agnus Dei. Tutte le religioni parlano di Dio come creatore e della sua essenza, ossia della sua divinità. Solo nel cristianesimo si aggiunge una terza dimensione: il “Dio crocifisso”, per riprendere l’espressione di Moltmann. A questo specifico cristiano rispondono la croce e l’Agnello.
Il terzo punto è la Nuova Gerusalemme, citata, come lo stesso Agnello, nell’Apocalisse: è la città di Dio che abiterà fra gli uomini. Ecco allora le dodici torri degli Apostoli, che rimandano ai basamenti con iscritti i loro nomi nella visione di Giovanni. Gaudí lascia intendere che la Sagrada Família è questa città celeste che non scende ma, come indica la spiccata verticalità, sale verso il cielo.
Gaudí ragiona attorno al tema apocalittico fin dalla gioventù. Nella Sagrada Família è portato su una scala irripetibile, eppure lo troviamo anche nei suoi lavori civili. Per esempio, a Casa Batlló c’è una croce dalla quale fugge un mostro rosso e verde, i colori del male nell’Apocalisse: una sorta di Leviatano dai molti piedi e con scaglie sulla schiena. In cima alla Pedrera erano previste le sculture della Madonna con Michele, l’arcangelo che difende il nome di Dio, e Gabriele, l’arcangelo dell’Incarnazione. Questi rimandi costanti al mistero cristiano, che simboleggiano la vittoria del Bene sul Male, devono essere letti anche come una volontà di ricristianizzare una città colpita con particolare forza dalla secolarizzazione.
Non bisogna però pensare a un Gaudí nostalgico. La Sagrada Família è moderna: appartiene alla grande tradizione ma non è tradizionale. Gaudí innova sempre a partire dalle fonti cristiane, ossia la Scrittura, la liturgia, la dottrina cristiana, la devozione popolare, e inoltre, riguardo alle forme, la natura, che lui chiama “la mia maestra”. Egli ritiene importante che i suoi edifici siano inni alla bellezza, per dare un nuovo respiro alla città. Ad arricchirla è un’architettura trafitta dal simbolo cristiano, che invita la città a un nuovo slancio verso la sua vera vocazione: radunare moltitudini di persone in nome di Gesù e dei valori del Vangelo, fraternità, giustizia, pace, unità. Ecco perché, quando le persone di tutto il mondo e di ogni età vengono a visitare Barcellona, si sentono trasformate. Gaudí ha ricevuto da Dio il dono di fare cose belle. Ne era consapevole, e perciò pregava molto. Trasfigurava la professione in uno scopo: vivere e comunicare il mistero.
Come restare fedeli a questa impostazione nel procedere del cantiere, in particolare là dove si sono rese necessarie innovazioni rispetto a quanto previsto da Gaudí? Per rispondere a questo è stata creata una commissione teologica, di cui fanno parte Francesc Torralba, Joan Torra e chi scrive. Un punto chiave è stato la costruzione della torre di Gesù Cristo. L’architetto l’aveva lasciata vuota perché era previsto che restasse armata con travi di ferro nel suo interno per impedire eventuali problemi strutturali. I materiali di oggi, però, hanno reso questi elementi obsoleti e si è generato uno spazio che bisognava riempire. Così si è fatto, collocando la scultura dell’Agnus Dei, opera di Andrea Mastrovito, nel punto più alto della torre, visibile sia dall’interno che dall’esterno. Per configurare questo spazio abbiamo proposto un percorso organizzato su due livelli, ognuno di quali articolato in tre passaggi.
Il primo livello è di carattere trinitario: la prima sezione è dedicata alla Trinità che crea, ossia il mondo come opera divina;
la seconda riguarda la Trinità nella sua essenza, che è amore;
la terza, che corrisponde alla croce, riguarda la Trinità come donazione di vita al mondo, ossia la salvezza.
A questo percorso trinitario se ne aggiunge uno cristologico: Gesù via, verità e vita.
Via: dodici pannelli con scene della vita di Cristo.
Verità: titoli cristologici desunti da Giovanni, che descrivono chi è Gesù, come luce, buon pastore...
Vita: quattro titoli cristologici nodali, ossia Figlio di Dio, Signore, Salvatore, Messia-Re, che corrispondono alla confessione di fede nei Vangeli.
In questo modo l’ascensione fisica alla croce sarà anche spirituale.
In conclusione, vorrei fare cenno alla dimensione mariana della Sagrada Família. Gaudí era un grande devoto della Madonna, aveva sempre un rosario in tasca, e nella basilica inserisce una grande presenza della Vergine. A lei dedica la torre absidale, coronata da una stella, e cinque cappelle nel chiostro perimetrale, con le intitolazioni più amate dalla devozione dei catalani. Questo chiostro, ancora incompleto, non è una cinta difensiva ma un collegamento con il mondo. È, per così dire, un chiostro Gaudium et spes. Gaudí era un mistico, ma praticava la mistica degli occhi aperti. Ha visto i nodi dei tempi recenti: l’età della forza e l’onnipotenza del denaro. La sua risposta non è la rivoluzione, ma concordia e riconciliazione. Ecco perché Gaudí è di enorme attualità: dopo 150 anni ci aiuta a proporre il mistero cristiano al mondo di oggi, anche a chi cristiano non è.
*L'articolo è apparso nel numero 74 di Gutenberg dedicato alla Sagrada Família
