Alessandro D'Avenia 'Compiti per le vacanze?'
8 giugno 2026
Dove, e quando, sei entusiasta? Che cosa ti fa sentire ispirato, vivo? Si parte da qui, per capire se sia davvero l'ultimo giorno di scuola.
Oggi in molte scuole è l'ultimo giorno: un anno scolastico è «valido» se ha 200 giorni effettivi. Da domani: scrutini, pagelle e, per chi è alla fine di medie e superiori, l'esame. Crediamo ancora che scuola sia un perimetro burocratico di giorni e banchi, domeniche escluse.
Potremmo invece aprirci alla più gioiosa realtà che «scuola» sia una dimensione permanente dell'anima. La vita umana è fatta di due soli movimenti: andare a scuola e tornare a casa, dove scuola e casa sono i due poli da cui passa l'energia che accende l'esistenza. Infatti a scuola «si va» e a casa «si torna», perché scuola è andare incontro al mondo, il Viaggio, e casa è la stabilità delle relazioni primarie, Itaca. Se queste relazioni sono solide il bambino e l'adolescente maturano l'equilibrio e il coraggio necessari a esplorare per scoprire con chi e cosa entrano in risonanza, per costruire poi loro una casa, nuovi legami stabili e fecondi.
Casa-scuola-casa-scuola... circolo virtuoso che evita all'anima di chiudersi nella paura o perdersi nella confusione.
Per questo dedico le ultime lezioni dell'anno a fare ciò per cui la «scuola» esiste: trovare il «fuoco» dei ragazzi. Dove e quando la tua vita si accende e accende chi ti sta vicino? Dove e quando sei entusiasta (in greco antico significava «avere un dio dentro»”: qualità di poeti, profeti e innamorati)? Dove e quando quindi sei ispirato, presente, vivo?
La scuola serve a scoprire i propri fuochi e le «materie» sono inneschi, ma non bastano. Il fuoco non coincide con il futuro lavorativo, che potrà (si spera) esserne una manifestazione. Il fuoco è il dono che rende noi stessi un dono. È il perché sei al mondo, ha origine dentro, dà energia e la comunica agli altri, fa sentire vivi e del tutto presenti, ferma il tempo. Se siamo «on fire», come si dice in slang inglese, non ci importa del giudizio altrui, perché il consenso è fame di senso camuffata. Fuoco non è semplicemente ciò che piace (guardare film, leggere, ballare...), ma la fonte primaria dell'azione.
Allinea mente, cuore e corpo: ci «focalizza», cioè genera l'attenzione che fa maturare la vita. Libera dalle aspettative e dalle suggestioni di mode e idoli (illusioni di destino). Non manipola e non fa violenza, rende la vita migliore agli altri (chiedete a un amico: che cosa porto nella tua esistenza?). Può essere un'abilità, un interesse o un'attitudine: qualcosa che riesce bene (sport, strumento, scrittura, lingue...), che sta a cuore (natura, vita interiore, relazioni...), una qualità speciale (ascoltare, prendersi cura, costruire, imparare...).
Con domande precise provo ad aiutare i ragazzi a mettere «a fuoco» la propria vita, facendoli poi confrontare con i genitori perché quella luce sia custodita anche da loro. Infine devono darsi da soli «i compiti», perché «compito» è molto più degli esercizi da fare a luglio o copiare a settembre, è «compiere» se stessi sempre: come alimento i miei fuochi? Quanto tempo dedicherò ogni giorno a ciascuno?
Così non inizia «la vacanza» da vacuum, vuoto, contenitore di noia e di schermi (consiglio i libri «La generazione fantastica» di Haidt e Price per figli e alunni da 8 a 13 anni, e «The element: trova il tuo elemento» di Robinson da 14 a 18), ma «la pienanza», da plenum, pieno, contenitore di impegno e gioia.
La scuola non è solo italiano e matematica ma praticare uno sport, suonare uno strumento, scalare una montagna, imparare una lingua o le stelle, costruire qualcosa... perché «scuola» si dà tutte le volte che coltiviamo ciò che accende la vita in modo unico per ciascuno.
E abbraccia l'esistenza a prescindere da lavoro e ruoli: il fuoco è lo stesso a 5, 55 e 105 anni, ma a ogni età brucia in modi nuovi. Se da bambino inventavo storie prendendo i personaggi dai cartelloni per imparare a scrivere le lettere, alle superiori il fuoco narrativo si esprimeva nel guidare le partite di un gioco di ruolo, per poi diventare la scrittura di romanzi e poi il teatro e poi chissà cos'altro... è una scoperta continua in cui il confine precedente viene scavalcato per esplorare una nuova terra. Per questo il fuoco non coincide con la professione, anche perché purtroppo non sempre si riesce a farne una in linea con le proprie attitudini.
Io mi ritengo molto fortunato a poter far coincidere professione e fuoco, anche se non mi identifico mai del tutto con l'insegnante o il narratore, perché la mia vita è oltre queste manifestazioni che solo in parte incarnano il perché sono al mondo, e non perché io sia straordinario ma perché il fare è sempre solo una parte dell'essere. Questo libera dalla mentalità della performance, del consenso e dell'utile, per restituire alla gioia del puro esserci (un tempo c'erano gli hobby ma il telefono se li è mangiati tutti). Andare a scuola e tornare a casa sono un ritmo vitale svincolato dalla dicotomia moderna lavoro-vacanza, schiavitù-tempo libero, perché come scriveva G.K.Chesterton: «Abbiamo bisogno di una vita quotidiana romanzesca che unisca straordinario e ordinario, abbiamo bisogno di vedere il mondo combinando senso di meraviglia e senso di sicurezza, di sentirci felici in questo paese delle meraviglie senza però accontentarsi di starsene sul divano» (Ortodossia).
L'autore indica le due dimensioni con le parole «welcome» e «wonder», quiete e avventura, abitudine e inquietudine, «ben tornato» e «buona fortuna», legami e libertà, riposo e ricerca, ricevere e dare, essere amati e amare. Casa e scuola. Ed è il «focus» a permettere di tenerle insieme: focus era in latino il focolare, parola che Keplero decise di usare in un trattato sulla capacità delle lenti di concentrare la luce in un punto, come nel focolare si concentrava il calore in casa. Per questo perde entusiasmo (il dio dentro) alla vita sia chi smette di «andare a scuola», cioè di esplorare e scoprire ciò che alimenta il fuoco; sia chi smette di tornare al focolare, cioè non costruisce legami profondi e duraturi, che reggono la vita.
Senza Viaggio o senza Itaca, Ulisse non sarebbe Ulisse. Nella recente enciclica papa Leone cita un passo del Signore degli Anelli in cui un personaggio, portatore del fuoco, conforta lo smarrimento di un altro che si sente inutile di fronte ai grandi eventi della storia: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare». E il papa commenta: «La civiltà dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedeltà piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione. Per questo vale la pena fermarsi e considerare come, ciascuno nel proprio ambito, possa collaborare alla sua costruzione» (Magnifica humanitas, n.213).
Fedeltà piccole e tenaci che mettono al mondo il mondo, braci che nulla e nessuno può spegnere, sempre pronte a divampare. Ecco i «compiti», e non solo per i ragazzi. Oggi non è l'ultimo giorno di scuola, ma magari il primo. Sta a noi scegliere: noia o entusiasmo, off o on fire, distratti o focalizzati? Hai dentro il vuoto o un dio? Sei in vacanza o in «pienanza»?
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