Massimo Recalcati 'Noi cattivi maestri e la violenza diffusa'
19 ottobre 2026
Sarebbe molto di più di un errore grossolano confondere le manifestazioni di piazza
degli studenti per difendere i loro diritti con gli atti vandalici che hanno devastato
Milano e altre città; sarebbe del tutto ingiusto verso i nostri figli che coraggiosamente
protestano per un mondo che non lascia loro alcun avvenire; sarebbe semplicemente
un gesto di malafede intellettuale. Restano tuttavia nei nostri occhi insieme alla grande
partecipazione popolare alle manifestazioni pacifiche degli studenti e dei sindacati, la
barbara devastazione delle nostre città. Non bisogna, infatti, sottovalutare il fenomeno
di questa violenza erratica che in Italia come in Francia genera caos e confonde del
tutto illegittimamente il conflitto politico con l’aggressione violenta alla dimensione
democratica del nostro ordinamento civile.
Ma sono i giovani ad essere i veri colpevoli di questa confusione? Da dove viene la
violenza fuori legge che esplode ogni volta che si tengono legittimi raduni di piazza?
Io credo che vi sia una profonda responsabilità delle vecchie generazioni e dei loro
maestri. So di scrivere qualcosa che per il mondo della sinistra non risulta politicamente
corretto, ma, per fare un solo esempio, io credo che continuare a confondere il governo
di centro-destra — legittimamente eletto dal popolo italiano — con un governo fascista
o neofascista facendo di conseguenza appello alla mobilitazione antifascista contro il
ritorno dello spettro fascista sia un modo per alimentare la violenza e per spostare il
conflitto politico sui binari tremendamente pericolosi di uno scontro frontale senza
mediazioni possibili.
È qualcosa che da sempre divide e non unisce il nostro Paese. È quello che Pasolini
definiva come il fascismo degli antifascisti. I valori della Costituzione non
appartengono ad una sola parte politica. Togliere la parola nel nome dell’antifascismo
resta un gesto profondamente fascista. Si tratta di educare le nuove generazioni ad una
cultura politica che esclude il ricorso al diritto della violenza. Lo abbiamo saputo fare
o abbiamo contribuito a congelare il nostro Paese in una divisione irrimediabile tra
fascisti e antifascisti in lotta perpetua tra loro? Si tratta ormai di un’onda lunga,
lunghissima. Per un verso la vandalizzazione di Milano e di una libreria come la
Feltrinelli che ha contribuito in modo decisivo a fare la cultura della sinistra italiana
nel nostro Paese, rivela la sua natura prepolitica o semplicemente teppistica. Ma il
ragionamento deve costringersi a farsi più ampio e provare a cogliere, per esempio, il
nesso tra questa violenza e il fanatismo che sta imperversando nel nostro Paese come
se fossero due facce della stessa medaglia antidemocratica.
Nel corso di questi anni abbiamo sentito a Milano nei cortei Pro-Pal non solo sostenere
la giusta causa palestinese, ma inneggiare ad Hamas e ad Hezbollah chiedendo in modo
esplicito la distruzione dello Stato di Israele. È possibile non vedere che esiste un nesso
palese tra quella violenza e quella che devasta le nostre città? A non cogliere che esiste
un ponte d’odio tra coloro che ritengono che il 7 ottobre sia un giorno che celebra la
resistenza palestinese e la violenza incappucciata che abbiamo visto sfidare le
istituzioni per le strade di Milano? Accanto alla legittima e commovente protesta dei
nostri figli per avere un futuro più giusto non vediamo che è in corso un fenomeno
generalizzato di regressione ideologica di cui la classe politica e i loro intellettuali
hanno evidenti responsabilità?
Tempo fa pubblicai un articolo su questo giornale dove, dopo avere sostenuto, come
ho sempre fatto, la causa del popolo palestinese e condannato il massacro di Gaza,
ponevo una domanda sul perché i terroristi di Hamas non rilasciassero gli ostaggi. Nei
giorni successivi una violenza inaudita si è scatenata sui social contro di me e i miei
affetti più cari augurando loro stupri e morti violente e accusandomi di complicità con
il genocidio. Siamo così sicuri che questo clima di odio diffuso non c’entri nulla con il
dilagare della violenza di piazza di questi giorni? Non è forse proprio la cultura
dell’odio ad armare sempre le mani dei più violenti?
