Enzo Bianchi 'L’arte di scegliere secondo Dio'
Famiglia Cristiana - 18 ottobre 2026
di Enzo Bianchi
Molto addolorati per la morte di fratel Enzo Bianchi, pubblichiamo, anche per onorarne la memoria, le puntate che ci aveva inviato prima della sua dipartita.
Il discernimento è un dono da coltivare per imparare a leggere ciò che abita il cuore e per orientarsi nelle situazioni complesse della vita.
Parlare di “discernimento spirituale” è ormai abbastanza consueto per i cristiani. Ma l’uso che spesso si fa di questa categoria rivela che il suo reale significato resta oscuro.
Occorre anzitutto precisare che l’espressione “discernimento degli spiriti” (1Cor 12,10) appartiene al vocabolario di san Paolo e indica un’operazione che potremmo definire in questo modo: la capacità, per dono di Dio, di distinguere ciò che lo Spirito santo suggerisce al cuore del cristiano. In altre parole, il discernimento è il senso interiore delle cose, la pronta e vigile capacità di capire e scegliere ciò che è bene in ogni situazione, di “valutare ciò che è meglio” (Fil 1,10): esso nasce dall’azione dello Spirito santo nel cuore dei cristiani (cf. 1Gv 2,20.27), Spirito di Dio che si unisce al nostro spirito. Il discernimento spirituale non può dunque essere considerato una tecnica o una “ricetta predefinita”, ma è la grazia di una conoscenza affinata e critica, proveniente da una luce interiore, ispirata e sostenuta dalla Parola di Dio.
Mettere in atto tutte le proprie facoltà intellettuali per giungere a esercitare il discernimento è un dono e una responsabilità. È un lavoro indispensabile nella vita spirituale, per “discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, gradito e maturo” (Rm 12,1), per “distinguere il bene dal male” (Eb 5,14); è quell’operazione preventiva di provare, esaminare sé stessi e il proprio comportamento (cf. 2Cor 13,5; Gal 6,4), oppure “gli spiriti” (1Gv 4,1), per non confondere la fede con qualsiasi ispirazione. La vita infatti è complessa, sempre esposta al male e al bene, tentata dal divisore e nel contempo animata dalle energie dello Spirito santo.
Immerso in questa complessità, il cristiano è chiamato sovente a scegliere un’azione piuttosto che un’altra, ad accogliere o rifiutare una chiamata. Proprio qui si situa la necessità del discernimento, carisma che va invocato, custodito e costantemente affinato; fino a possedere, se Dio lo concede, quella chiaroveggenza spirituale che è vera partecipazione allo sguardo di Dio sugli uomini, sulle cose e sugli eventi, attraverso un progressivo cedere alla sua grazia che ci attira.
