Enzo Bianchi 'L’amore comincia dall’ascolto'
Famiglia Cristiana - 4 ottobre 2026
di Enzo Bianchi
Molto addolorati per la morte di fratel Enzo Bianchi, pubblichiamo, anche per onorarne la memoria, le puntate che ci aveva inviato prima della sua dipartita.
Parole, silenzi, gesti e sguardi fanno crescere una relazione fondata sulla sincerità e sulla fiducia.
Per crescere nella conoscenza e nell’amore occorre avvicinarsi all’altro, accogliere il suo corpo con attenzione e quindi entrare in dialogo con lui, ascoltandolo e parlandogli.
Si inizia ascoltando l’altro, restando silenziosi, a volte ascoltando il silenzio dell’altro. Occorre poi intervenire, magari rispondendo o ponendo domande, ma sempre con un atteggiamento che dica l’interesse per la relazione. Solo a queste condizioni si accende la comunicazione: comunicazione di parole, di silenzi, di gesti, di sguardi, di un “toccare” l’altro. La comunicazione è vitale, per questo esige che vi siano impegnati il cuore, la mente, il corpo con i suoi atteggiamenti. Ascolto dell’altro per cogliere dove lui è; ascolto dell’altro per conoscere ciò che lui porta nel cuore e vuole comunicare a me; ascolto dell’altro per far crescere l’amore, sempre proporzionato all’ascolto che dell’altro ho; ascolto dell’altro per predispormi a riconoscerlo affidabile, degno di fiducia, degno di fare strada con me, in una relazione che ci impegnerà reciprocamente.
Se uno non ascolta, non si predispone ad amare, non può accedere all’amore; e se uno non parla, non entra nella dinamica dell’amore, perché non parlare è il primo modo per sottrarsi alla relazione e per negarla. Sincerità, verità diventano allora assolutamente necessarie alla comunicazione e rendono possibile l’edificare la relazione nell’amore. Si pensi solo a una parola semplice eppure così decisiva: “Io ti amo”, parola detta in sincerità, detta in verità, detta come confessione e promessa; parola che sempre sottintende la domanda: “E tu mi ami?”, attendendo una risposta.
In queste parole si gioca il senso dell’eternità (‘olam: Qo 3,11) che l’uomo porta in sé!
