Rosanna Virgili 'Vieni dal Libano, o sposa!'
strumento mensile di informazione, formazione e
animazione missionaria della Diocesi di Vicenza
Rubrica: “La parola che brucia”
Luglio-agosto 2026
Il Libano è una tale sorgente di essenze che fa immaginare il sapore
dell’amore che Dio gusta sulle labbra d’Israele: “Le tue labbra stillano nettare, o
sposa, c'è miele e latte sotto la tua lingua e il profumo delle tue vesti è come quello del
Libano” (Ct 5,11). Per sperimentare l’Intimità, per cogliere i suoi frutti squisiti, ci
vuole il rispetto di un limite, la castità di restare in un confine; non puoi
oltrepassarlo possedendola, addossando il tuo corpo sul suo corpo, issando la
bandiera sui suoi piedi nell’istinto di dominare l’altra sino al capo. Facendola
quindi morire, soffocandola. Finendo, poi, per restare vuoto e solo, senza
icona di bellezza in cui specchiarti. Senza più vita. Così invece di vedere che
“forte più della morte” è l’amore vedrai solo morte in un deserto d’amore.
Questo è il messaggio che la Bibbia comunica attraverso le parole del Cantico,
con gli occhi rivolti al Libano. Che, fuor di metafora, proprio per questo non
può far parte del Paese d’Israele, ma sempre dovrà restare di fronte al suo
confine, libero, a settentrione (cf. Gs 1,3-4). In modo di poter coltivare
essenziali e vitali alleanze.
Pensare oggi alle bombe, ai missili, ai droni sui civili e sugli ospedali del
Libano, ai soldati armati che sparano su uomini, donne e bambini e che
calpestano – imbracciando la Bibbia - il corpo della “sposa” libanese, è
davvero straziante. Agghiacciante è per il pio ebreo udire mostruosi grugniti
di distruzione, minacciosi ordini di evacuazione che spengono le voci “di gioia
e voci di allegria, voce dello sposo e voce della sposa” che duettano la pace (Ger 33,11).
Come fanno i credenti ebrei a celebrare la loro Pasqua? A cantare con la
meghillah dello Shir HaShirim (Cantico dei Cantici) lo sposalizio di Dio con
Israele? E quegli israeliani che oggi progettano di ricostruire il Tempio: come
pensano di erigerlo nella memoria di chi per primo lo edificò? Il re Salomone,
infatti, chiamò Chiram, re di Tiro e lo pregò: “Ordina che si taglino per me cedri del
Libano; i miei servi saranno con i tuoi servi e io ti darò come salario per i tuoi servi quanto
fisserai. Tu sai bene, infatti, che fra noi nessuno è capace di tagliare il legname come sanno
fare quelli di Sidone". E il libanese Chiram udite queste parole rispose: "Sia
benedetto oggi il Signore che per Davide ha posto un figlio saggio sopra questo popolo
numeroso" (1Re 5,20-21). Un legame di stima e d’amicizia porta l’ebreo e il
libanese a collaborare e a benedire la fraternità e la pace nel cuore di David e
dello stesso Dio.
Ancor più per i cristiani diventa insopportabile pregare con le Scritture
dinanzi al massacro del Libano. Non è possibile “osservare” la Parola di Dio
senza gridare contro chi ne devasta la Verità. C’è un brano dei Vangeli che
senza bisogno d’interpretazione simboleggia il rapporto che Gesù stabilisce
col Libano, l’antica terra fenicia, la “zona di Tiro e Sidone”, un Paese straniero
per i Giudei. Qui Gesù incontra una donna che nemmeno parlava la sua
lingua ma che aveva ben capito come quel giovane ebreo fosse davvero il
Figlio di Dio. Ella aveva una figlioletta malata ed era certa che Gesù l’avrebbe
guarita. A tutta prima Gesù la blocca dicendo: “Non sono stato mandato se non
alle pecore perdute della casa d'Israele” (Mt 15,24). Ma lei non si arrende e gli
risponde: “Signore anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli”. Parole di
tale sapienza e bellezza che fanno “convertire” il Signore! Il quale resta a
bocca aperta per la meraviglia e acconsente alla donna dicendole: “Per questa
tua parola, va': il demonio è uscito da tua figlia” (Mc 7,29). Come possiamo noi europei
che ci diciamo cristiani non convertirci come fece Gesù? E fermare in ogni
modo con parole chiare e gesti concreti e coraggiosi, tutti coloro che
vorrebbero trattare ancora i libanesi molto peggio dei cani?
