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Rosanna Virgili 'Vieni dal Libano, o sposa!'

Grafica per il blog AlzogliOcchiversoilCielo con il primo piano della biblista Rosanna Virgili su sfondo chiaro. In basso, su una banda grigia, compare il testo "Vieni dal Libano, o sposa! di Rosanna Virgili".

strumento mensile di informazione, formazione e 
animazione missionaria della Diocesi di Vicenza
Rubrica: “La parola che brucia” 
Luglio-agosto 2026

Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa. Come fiore di narciso fiorisca; sì, canti con gioia e con giubilo. Le è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron” (Is 35,1-3). Per cantare la bellezza d’Israele il poeta biblico ha bisogno d’invocare la bellezza del Libano: “Tutta bella sei tu, amata mia, e in te non vi è difetto. Vieni dal Libano, o sposa, vieni dal Libano, vieni!” (Ct 4,7-8). Nel Paese dei vicini di casa, Israele trova un giardino dove allignano i fiori della Gloria e li usa per descrivere sé stessa, la Sposa di Dio! 

Il Libano è una tale sorgente di essenze che fa immaginare il sapore dell’amore che Dio gusta sulle labbra d’Israele: “Le tue labbra stillano nettare, o sposa, c'è miele e latte sotto la tua lingua e il profumo delle tue vesti è come quello del Libano” (Ct 5,11). Per sperimentare l’Intimità, per cogliere i suoi frutti squisiti, ci vuole il rispetto di un limite, la castità di restare in un confine; non puoi oltrepassarlo possedendola, addossando il tuo corpo sul suo corpo, issando la bandiera sui suoi piedi nell’istinto di dominare l’altra sino al capo. Facendola quindi morire, soffocandola. Finendo, poi, per restare vuoto e solo, senza icona di bellezza in cui specchiarti. Senza più vita. Così invece di vedere che “forte più della morte” è l’amore vedrai solo morte in un deserto d’amore. 
Questo è il messaggio che la Bibbia comunica attraverso le parole del Cantico, con gli occhi rivolti al Libano. Che, fuor di metafora, proprio per questo non può far parte del Paese d’Israele, ma sempre dovrà restare di fronte al suo confine, libero, a settentrione (cf. Gs 1,3-4). In modo di poter coltivare essenziali e vitali alleanze. 

Pensare oggi alle bombe, ai missili, ai droni sui civili e sugli ospedali del Libano, ai soldati armati che sparano su uomini, donne e bambini e che calpestano – imbracciando la Bibbia - il corpo della “sposa” libanese, è davvero straziante. Agghiacciante è per il pio ebreo udire mostruosi grugniti di distruzione, minacciosi ordini di evacuazione che spengono le voci “di gioia e voci di allegria, voce dello sposo e voce della sposa” che duettano la pace (Ger 33,11). 
Come fanno i credenti ebrei a celebrare la loro Pasqua? A cantare con la meghillah dello Shir HaShirim (Cantico dei Cantici) lo sposalizio di Dio con Israele? E quegli israeliani che oggi progettano di ricostruire il Tempio: come pensano di erigerlo nella memoria di chi per primo lo edificò? Il re Salomone, infatti, chiamò Chiram, re di Tiro e lo pregò: “Ordina che si taglino per me cedri del Libano; i miei servi saranno con i tuoi servi e io ti darò come salario per i tuoi servi quanto fisserai. Tu sai bene, infatti, che fra noi nessuno è capace di tagliare il legname come sanno fare quelli di Sidone". E il libanese Chiram udite queste parole rispose: "Sia benedetto oggi il Signore che per Davide ha posto un figlio saggio sopra questo popolo numeroso" (1Re 5,20-21). Un legame di stima e d’amicizia porta l’ebreo e il libanese a collaborare e a benedire la fraternità e la pace nel cuore di David e dello stesso Dio. 

Ancor più per i cristiani diventa insopportabile pregare con le Scritture dinanzi al massacro del Libano. Non è possibile “osservare” la Parola di Dio senza gridare contro chi ne devasta la Verità. C’è un brano dei Vangeli che senza bisogno d’interpretazione simboleggia il rapporto che Gesù stabilisce col Libano, l’antica terra fenicia, la “zona di Tiro e Sidone”, un Paese straniero per i Giudei. Qui Gesù incontra una donna che nemmeno parlava la sua lingua ma che aveva ben capito come quel giovane ebreo fosse davvero il Figlio di Dio. Ella aveva una figlioletta malata ed era certa che Gesù l’avrebbe guarita. A tutta prima Gesù la blocca dicendo: “Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d'Israele” (Mt 15,24). Ma lei non si arrende e gli risponde: “Signore anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli”. Parole di tale sapienza e bellezza che fanno “convertire” il Signore! Il quale resta a bocca aperta per la meraviglia e acconsente alla donna dicendole: “Per questa tua parola, va': il demonio è uscito da tua figlia” (Mc 7,29). Come possiamo noi europei che ci diciamo cristiani non convertirci come fece Gesù? E fermare in ogni modo con parole chiare e gesti concreti e coraggiosi, tutti coloro che vorrebbero trattare ancora i libanesi molto peggio dei cani?
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