Giovanni Paolo I e l’eredità stringente di un Pontificato
Il 26 agosto ricorre la memoria liturgica del Beato Giovanni Paolo I, nell'anniversario della sua elezione al Soglio di Pietro, avvenuta nel 1978. Sondare il pontificato di Papa Luciani come un passaggio decisivo per l’esercizio del ministero petrino aiuta a comprendere le istanze con le quali la Chiesa era ed è chiamata a misurarsi.
di Stefania Falasca *
Un dispaccio riservato del Dipartimento di Stato americano aveva subito rilevato la nota caratterizzante di quella elezione: la rapidità. E, in quella rapidità, l’addetto dell’Ambasciata statunitense a Roma non vi leggeva che «la convergente volontà del Collegio dei cardinali di dimostrare unità», un’unità che veniva ribadita anche dallo stesso neoeletto nell’inedita scelta di unire i nomi dei due predecessori: Giovanni Paolo. Unità che certamente intendeva coniugare, nella volontà di slancio, il «balzo innanzi» di un’eredità comune: quella del Concilio Vaticano II.
Con un consenso «che aveva il sapore dell’acclamazione» — secondo l’espressione attribuita al cardinale belga Léon-Joseph Suenens — dopo un Conclave rapidissimo, durato soltanto ventisei ore — il 26 agosto 1978 Albino Luciani - Giovanni Paolo I saliva al Soglio di Pietro, siglando in calce l’essere ministri nella Chiesa con le parole del santo vescovo del VI secolo Avito di Vienne: «Servi, non padroni della Verità». Aveva infatti assimilato già nella sua formazione sacerdotale quella visione, cara ai Padri del primo millennio della Chiesa come mysterium lunae: una Chiesa cioè che non brilla di luce propria, ma di luce riflessa; che non è proprietà degli uomini di Chiesa, ma Christi lumini. «Fulget Ecclesia non suo sed Christi lumine» (splende non di propria luce, ma di quella di Cristo) che, al pari di Paolo VI, aveva ripreso da sant’Ambrogio. Immagine della natura ecclesiale e dell’agire ad essa conveniente che aveva irrigato diffusamente i documenti del Concilio Vaticano II e che era divenuta decisiva e feconda nell’agire pastorale di Albino Luciani, già molto tempo prima di essere elevato al Soglio di Pietro.
Progredire nell'attuazione del Concilio Vaticano II
Nei giorni successivi l’elezione di quel 26 agosto, anche i cardinali elettori — salva sempre la rigorosa disciplina del segreto — diedero così rilievo alla convergenza raggiunta e alla prospettiva «eminentemente ecclesiale e non politica» che aveva animato la loro azione fino a guidarli a un consenso rapido e, come qualcuno disse, «quasi moralmente plebiscitario». Il Conclave radunato per eleggere il successore di Paolo VI era stato il primo dopo la conclusione del Concilio. Non fu dunque senza significato quella convergenza massiccia dei centoundici elettori, per la maggior parte dei quali si trattava della prima esperienza di Conclave. La scelta era stata espressione di una comune mentalità ecclesiale e l’elezione del patriarca di Venezia Albino Luciani veniva a significare la volontà di progredire nell’attuazione degli orientamenti conciliari. È noto come la prima decisione presa appena eletto sia stata quella di non aprire immediatamente il Conclave invitando i cardinali anziani rimasti fuori ad ascoltare con il resto del collegio il primo messaggio.
Riguardo agli interventi pronunciati, ampia considerazione — trattandosi del testo programmatico del pontificato — merita dunque il primo, il Radiomessaggio Urbi et Orbi, pronunciato domenica 27 agosto 1978 nella Cappella Sistina, l’indomani dell’elezione. La rotta del pontificato si delineava con chiarezza e coerenza nei sei programmatici «vogliamo» del Radiomessaggio pronunciato in latino e nei suoi primi interventi, nei quali a più riprese dichiarava di continuare l’attuazione del Concilio Vaticano II, preservandone l’eredità e impedendo derive interpretative.
I sei volumus si aprono pertanto con l’affermazione
1) di «perseguire senza intermissione l’eredità del Concilio Vaticano II», sulla scia tracciata dagli immediati predecessori;
3) la priorità dell’evangelizzazione nella missione ecclesiale;
4) continuare e mantenere sempre vivo l’impegno ecumenico;
5) continuare il dialogo con il mondo contemporaneo avviato da Paolo VI;
6) incoraggiare le iniziative per la pace «affinché possano arginare, all’interno delle Nazioni, la violenza cieca che solo distrugge e semina rovine e lutti».
Una nuova pagina di storiografia
L’intero spettro delle fonti archivistiche e della loro elaborazione oggi acquisite e disponibili — grazie alla ricerca omnino plena sostenuta per oltre un decennio dalla Causa di canonizzazione di Albino Luciani - Giovanni Paolo I, e della quale si è fatta erede la Fondazione Vaticana Giovanni Paolo I dal 2020 — hanno aperto una nuova pagina nella storiografia, mostrando come l’analisi storico-archivistica può illuminare la genesi di un progetto di governo pontificio e consenta una riconsegna puntale degli insegnamenti e della memoria di Giovanni Paolo I.
Attraverso le Giornate di Studio promosse dalla Fondazione in collaborazione con la Pontificia Università Gregoriana dedicate alle fonti del Magistero di Giovanni Paolo I — la prima il 13 maggio 2022 sulle carte del suo Archivio Privato (APAL), oggi patrimonio della Fondazione, la seconda il 24 novembre 2023 sulla Biblioteca personale e la terza il 12 novembre 2024 sul primo dei «Vogliamo» riguardante la prosecuzione del Concilio Vaticano II, dei quali sono pubblicati gli Atti — la Fondazione ha proseguito l’attività scientifica di studi concentrandosi proprio sui sei volumus del programma di pontificato di Papa Luciani, a ognuno dei quali intende dedicare, negli anni, un convegno di studi.
L’ultimo dei sei volumus: «Vogliamo infine favorire tutte le buone e lodevoli iniziative che possano tutelare e incrementare la pace in questo mondo turbato» sarà il tema che suona attualissimo, considerate le presenti contingenze storiche, del prossimo Convegno internazionale che si svolgerà martedì 13 ottobre 2026 in collaborazione con la Pontificia Università Gregoriana e il Pontificio Comitato di Scienze Storiche, presso l’Aula magna della Pontificia Università Gregoriana. Il 1° settembre 1978 il presidente sovietico Leonid Brežnev, augurava al nuovo Papa un buon esito dei suoi sforzi per «consolidare la pace e la distensione internazionale e rafforzare l’amicizia e la cooperazione fra i popoli». Giovanni Paolo I svolse un ruolo di forte impatto simbolico e diplomatico proprio in quelle settimane di settembre che videro in fieri l’esito positivo degli Accordi di pace di Camp David, mediati dal Presidente statunitense Jimmy Carter.
Una pace possibile
Pur ribadendo che il Papa e la Santa Sede non possiedono «soluzioni miracolistiche per i grandi problemi mondiali» — ma possono «tuttavia dare qualcosa di molto prezioso: uno spirito che aiuti a sciogliere questi problemi e li collochi nella dimensione essenziale, quella dell’apertura ai valori della carità universale... perché la Chiesa, umile messaggera del Vangelo a tutti i popoli della Terra, possa contribuire a creare un clima di giustizia, fratellanza, solidarietà e di speranza senza la quale il mondo non può vivere» — il sostegno alla costruzione di una pace possibile, imprescindibile dalla propria missione, è stato il filo conduttore dei trentaquattro giorni del pontificato di Luciani. Come documentato a cura della Fondazione nell’edizione critica dei Testi e documenti del Pontificato, Giovanni Paolo I ebbe uno scambio epistolare riservato e diretto con il presidente Carter e un costante contatto con le cancellerie internazionali per favorire il superamento del conflitto arabo-israeliano. Papa Luciani dedicò reiterati messaggi pubblici e l’Angelus del 10 settembre 1978 nel quale, sul terreno della fede, con intento ecumenico e interreligioso, intervenne strategicamente per sbloccare i negoziati chiedendo di pregare insieme per la pace rivolgendosi al presidente Usa Jimmy Carter, al presidente egiziano Anwar Sadat e al primo ministro israeliano Menachem Begin, leader storico del sionismo revisionista della destra nazionalista del partito Herut, poi confluito nel Likud, da cui proviene l’attuale primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
I sei «vogliamo» dell’Urbi et Orbi non costituiscono dunque una semplice dichiarazione d’intenti, ma la sintesi di un percorso maturo e maturato nelle dinamiche ecclesiali non solo degli anni Sessanta-Settanta. Ogni passaggio merita una rilettura in contesto e uno studio approfondito alla luce del pensiero di Giovanni Paolo I, attraverso le fonti oggi disponibili e le carte di un Archivio Privato (APAL) che restituisce — a volte anche nel dettaglio — il quadro completo della vita e del ministero del Pontefice. Pagine ricche di prospettive per la conoscenza tanto di Giovanni Paolo I che di una stagione complessa della Chiesa e del mondo, non ancora approfondita a dovere.
Qui — nella ricorrenza della sua elezione al Soglio di Pietro nel giorno deputato, in quanto beato, alla sua memoria liturgica — basta averli rammentati, non tanto per vagheggiare come sarebbe stata la Chiesa di Giovanni Paolo I, ma per verificare quanto quelle prerogative di interesse storico siano anche tuttora estremamente attuali. La forza che emana dai sei volumus chiama la Chiesa di oggi a riscoprire l’eredità di quel breve pontificato, poiché questa brevità non può essere considerata come un’interruzione della storia, ma un momento, semmai, in cui la storia diventa più visibile. Per quanto infatti i trentaquattro giorni di pontificato siano stati stretti tra due grandi pontificati, è la distanza tra Paolo VI e Giovanni Paolo II che obbliga a tornare su quel pontificato e proprio la sua brevità rappresenta un momento rivelatore, consentendo di osservare in forma concentrata le tensioni del cattolicesimo postconciliare.
Esistono tornanti della storia che vedono una concentrazione di eventi in grado di incidere profondamente sul suo corso. Il 1978 — l’anno dei tre Papi e perciò di due Conclavi — è uno di quei tornanti: sondare il pontificato di Papa Luciani come un passaggio decisivo per l’esercizio del ministero petrino, con riflessi enormi sulla vita della Chiesa, aiuta non solo a ricostruire pienamente il profilo di Giovanni Paolo I, ma a comprendere le istanze con le quali la Chiesa era ed è chiamata a misurarsi.
* Postulatrice della causa di canonizzazione di Papa Giovanni Paolo I
Fonte: Vatican News
