Adriana Valerio 'I sette demoni della Maddalena'
Se esaminiamo il quadro di Guido Cagnacci Maddalena penitente, anche noto con il titolo Conversione della Maddalena, osserviamo un forte contrasto tra sacro e profano rappresentato, sullo sfondo del dipinto, dalla lotta dell’angelo buono (la virtù) che scaccia il demonio (il vizio), richiamato, in primo piano, dalla contrapposizione del corpo nudo e seduttivo della Maddalena, sensualmente distesa e attorniata da un sontuoso abito e da ricchi gioielli dei quali si è spogliata, con una pudica Marta che esorta a lasciare la vita peccaminosa.
Questo quadro, dipinto intorno al 1660 in piena Controriforma cattolica, è un concentrato di sbagli esegetici e di pregiudizi sedimentati e favoriti nei secoli e ancora oggi da ingannevoli predicazioni. La Maddalena, infatti, viene identificata erroneamente con Maria di Betania, sorella di Marta, e, soprattutto, con la prostituta anonima citata nel vangelo di Luca (7,36-50). Questi errori interpretativi risalgono a Gregorio Magno che, forse per la necessità di armonizzare racconti simili, ha generato un fatale equivoco unificando donne diverse: la Maddalena, liberata dai sette demòni (Mc 16,9; Lc 8,2); l’anonima prostituta che bagna di lacrime i piedi di Gesù cospargendoli di profumo (Lc 7,36-50); Maria di Betania che unge i piedi del Nazareno con costosa essenza di nardo asciugandoli con i suoi capelli (Gv 12,1-8); l'anonima donna che, nella casa di Simone il lebbroso, versa sul capo di Gesù «un profumo molto prezioso» (Mt 26,6-13; Mc 14,3-9).
Gregorio Magno fonde tutte queste figure nella Maddalena e, con il peso della sua autorità, avvia quel processo di costruzione identitaria che nei secoli a venire vedrà la donna non più come l'apostola, bensì come la peccatrice per antonomasia e, ritenendo che quei sette demòni siano segno di peccaminosità, «concentrato di tutti i generi di vizi» ed espressione di «una vita ricolma di tutti i peccati» (Omelia 33), orienta l'interpretazione della presenza dei demòni verso il vizio della lussuria che bene si presterà a caratterizzare la donna, seducente e tentatrice.
Questo archetipo culturale persiste nei secoli tanto che nel Medioevo il monaco Onorio di Autun avrà gioco facile nel presentare la Maddalena come «la volgare meretrice che, dopo essersi fatta postribolo della turpitudine, a ragione divenne sacrario dei demòni; infatti entravano in lei sette demoni tutti insieme e di continuo la tormentavano con desideri immondi» (Speculum Ecclesiae. De sancta Maria Magdalena, in PL 172, 979). Purtroppo, non poche persone credono ancora oggi che quei demòni rappresentino adeguatamente il peccato della lussuria della Maddalena.
Dunque, a partire dalla falsa identificazione con la peccatrice pentita, la figura della Maddalena ha favorito la demonizzazione della sessualità e sensualità femminili che, per redimersi, hanno bisogno di penitenza e di mortificazione e i sette demòni dai quali Gesù l'aveva liberata sono stati associati al vizio della lussuria e erroneamente identificati con la libidine che la spingeva a prostituirsi.
Certamente, nei vangeli uno degli elementi distintivi di «Maria, chiamata la Magdalena», è l’essere stata «liberata da sette demòni» (Lc 8,2). Ma cosa sono esattamente questi spiriti cattivi? Il sette, numero simbolico che indica totalità e pienezza, richiama qui una particolare gravità, ma non è facile capire cosa rappresentino. Nella cultura ebraica coeva e nel Nuovo Testamento i demòni sono entità ritenute responsabili di sofferenze, malattie o disturbi mentali. Non designano vizi né, tantomeno, vita dissoluta o deviazione morale; esprimono, piuttosto, disagi e disadattamenti, ben rappresentati per esempio in altri episodi che parlano di indemoniati liberati (Mc 5,1ss. e passi paralleli).
Nei vangeli non si parla dunque di deviazione morale né ci sono elementi che possano far pensare che fosse una prostituta: Gesù le riconsegna una identità risanata e lei lo segue divenendo discepola e apostola. Dobbiamo dunque ipotizzare che sia stata guarita da un male profondo, da una grave condizione di sofferenza e forse di emarginazione, e questa nuova condizione di affrancamento dovuto all'incontro con Gesù le abbia fatto conquistare uno spazio di libertà che le ha consentito di lasciare la sicurezza familiare per mettersi al seguito del Maestro attraverso nuove modalità relazionali che comportavano condivisione e partecipazione alla vita del gruppo.
Storica e teologa
