Massimo Introvigne 'È in gioco il rapporto Chiesa-modernità'
Il sociologo Massimo Introvigne e il caso lefebvriani «Non accettano il pluralismo religioso. Difficile ricucire, possono diventare aggregatori del tradizionalismo radicale»
Giacomo Galeazzi
1° luglio 2026
Lefebvriani quasi fuori. «La Fraternità Sacerdotale San Pio X si prepara a consacrare nuovi vescovi
senza mandato pontificio. Questo gesto equivale alla proclamazione di uno scisma», dice il
sociologo Massimo Introvigne, direttore Cesnur e già delegato Osce.
Lefebrviani scismatici?
«Sì se infrangono la comunione gerarchica. La Fraternità lo sa bene perché lo ha già fatto nel 1988.
Se decide di ripeterlo oggi lo fa con piena consapevolezza delle conseguenze. Non è un incidente
disciplinare, ma la manifestazione visibile di un dissenso che da decenni è soprattutto di carattere
dottrinale. La Messa antica è importante, ma non è l'unico problema. La questione della liturgia è la
parte più visibile. C'è altro alla base».
Dove nasce cioè il dissenso?
«Anche se domani per paradosso il Papa restaurasse integralmente il rito della Messa preconciliare,
lo scisma non si risolverebbe. La questione decisiva è la libertà religiosa: il rapporto tra Chiesa,
Stato e modernità. La FSSPX non accetta l'insegnamento del Concilio Vaticano II su questo punto e
non lo accetterebbe neppure se la liturgia tornasse a quella preconciliare. È un dissenso infatti sulla
struttura stessa della dottrina sociale cattolica».
Negano la libertà religiosa?
«Sì e ciò riguarda la visione politica e teologica della società. Sostengono che lo Stato debba
riconoscere la Chiesa Cattolica e impedire il culto pubblico delle "false religioni" che, come afferma
il lungo scritto che i lefebvriani hanno inviato a Leone, sono "opera del demonio". È una posizione
che la Chiesa cattolica ha superato da decenni, riconoscendo che la libertà religiosa è un diritto
umano fondamentale. Dunque non si discute di una sfumatura ma del rapporto tra Chiesa e
modernità, tra fede e pluralismo. È un dissenso dottrinale, non una questione disciplinare».
Un salto nel buio insomma?
«La loro posizione è paradossale e autolesionista. Ritengono che il Concilio abbia tradito la
tradizione. La Chiesa invece l'ha sviluppata coerentemente nel contesto della modernità e degli Stati
moderni. È un conflitto di identità, non di rubriche liturgiche. Gli Stati moderni non si occupano di
teologia. Per loro la Chiesa Cattolica è quella che ha sede in Vaticano, e il cui leader, il Papa, è
riconosciuto dalla stragrande maggioranza dei cattolici nel mondo. Benché i lefebvriani possano
pensare di essere gli unici veri cattolici, per gli Stati, dopo lo scisma, saranno una delle tante
organizzazioni religiose diverse dalla Chiesa. I lefebvriani chiedono agli Stati di vietare tutte queste
altre religioni. Quindi dovrebbero essere vietati anche loro. Non lo saranno perché la libertà
religiosa protegge anche chi la nega».
Strappo anche politico?
«Sì. Il Vaticano II, con Dignitatis humanae, ha affermato che la libertà religiosa non è relativismo,
bensì il rispetto di un diritto inscritto nella natura umana. Per la FSSPX questo è inaccettabile. La
frattura peggiore è sulla concezione dello Stato, della società e della Chiesa nel mondo
contemporaneo. La liturgia conta ma la libertà religiosa incide ancora di più».
La riconciliazione è fallita?
«Roma ha chiesto alla Fraternità di riconoscere non solo la validità, ma anche la legittimità, della
Messa riformata e di riconoscere i documenti del Concilio Vaticano II. La Fraternità ha risposto che
non può farlo. Se non si accettano la legittimità e l'ortodossia del Concilio non c'è spazio per un
accordo. E questo vale soprattutto per la Dignitatis humanae che la FSSPX considera un cedimento
al liberalismo politico. È qui che le trattative si sono arenate, già sotto Benedetto XVI. Francesco e
Leone non hanno cambiato la situazione: l'impasse era già totale. La consacrazione dei nuovi
vescovi è il punto di non ritorno che crea una linea di demarcazione netta. La Fraternità lo compie
proprio perché ritiene che la Chiesa post-conciliare abbia abbandonato la fede autentica».
Leone XIV può ricucire?
«È una rottura che nasce da un dissenso dottrinale, non da un conflitto personale con il Papa. E
quando il dissenso è dottrinale, anche uno spirito di tolleranza e benevolenza come quello di Leone
non basta a ricucire. La FSSPX vuole un ritorno non solo alla Messa antica, ma anche a una visione
delle religioni diverse dalla cattolica come frutto dell'azione del Diavolo. Incompatibile con
l'insegnamento della Chiesa oggi».
Dopo lo scisma cosa vede?
«Un polo identitario del tradizionalismo radicale. E una distinzione più chiara tra tradizionalisti attaccati alla Messa tradizionale ma disposti a seguire il Concilio interpretato in continuità, e
tradizionalisti fuori comunione».
