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Luciano Manicardi 'Umanizzare e socializzare la carità'

Immagine in bianco e nero del monaco e saggista Luciano Manicardi con gli occhiali e la barba, sullo sfondo di una libreria. In basso, un riquadro blu riporta il titolo del testo condiviso dal blog AlzogliOcchiversoilCielo: "Umanizzare e socializzare la carità".

SENTIERI DI CARITÀ 
Costruire alleanze: lavoro di rete e advocacy 
Torino, 17 ottobre 2026 
“Umanizzare e socializzare la carità” 

Non solo una relazione personale, ma anche un’azione sociale 

Inizio la riflessione da un testo biblico (Mc 5,1-20) che esprime con toni pittoreschi il fatto che l’azione di guarigione di Gesù non si limita ad essere un intervento personale, ma necessita del coinvolgimento di istituzioni, della collaborazione della città, necessita, diremmo oggi, di un lavoro di rete. 

In Mc 5,1-20 un uomo alienato, autolesionista, con comportamenti aggressivi verso di sé e verso altri, ingestibile, infatti “nessuno più riusciva a domarlo”, va incontro a Gesù. Possiamo pensare a un caso di grave malattia mentale. Di lui si dice che non aveva una casa. Era stato relegato dalla società a vivere fuori dal consesso civile, ed era costretto a vagare e abitare luoghi di morte: cimiteri. “Aveva la sua dimora nei sepolcri” (Mc 5,3). La società ha apposto uno stigma sulla sua persona ed egli è costretto a vivere nell’emarginazione e nell’esclusione. È respinto fuori dal contesto sociale. È uno scarto. 
Pensiamo alle versioni contemporanee dei senza casa, degli sfrattati, di chi vive ai margini delle città, di chi ha perso il lavoro e magari anche la famiglia. Pensiamo a quella povertà relazionale che accompagna povertà di tipo economico. Pensiamo alle conseguenze psicologiche di chi vive senza affetti, nell’isolamento, senza mezzi materiali, senza un tetto. La violenza di cui fa mostra quest’uomo – che certamente è alienato, fuori di sé – non è forse anche riflesso della violenza dell’emarginazione sociale e prodotto da essa? 
Proprio come i lebbrosi che dovevano introiettare il marchio che li etichettava come impuri e aggirarsi gridando “impuro, impuro” per consentire ai sani di evitarli. Emerge immediatamente il legame individuo-società. Il caso presente nel nostro testo non è solo individuale, ma sociale, investe la collettività e in questo illumina gli altri casi di povertà ed emarginazione, isolamento e respingimento che incontrate nel vostro operare. La situazione dell’uomo di Gerasa non riguarda lui solo, ma anche la famiglia e la società: si pensi anche ai casi dei lebbrosi, allontanati dal contesto famigliare, sociale e religioso per timore di contagio. E così come il male, il disagio non è limitabile al caso individuale, ma investe la dimensione sociale e collettiva, così anche l’intervento di aiuto e di carità non può limitarsi al piano individuale. 
Qui si parla sì di salute, in questo caso mentale, di un individuo, ma questo ha risvolti sociali e politici rilevanti. In gioco non c’è solo la salute di un singolo, ma anche di una collettività. Espresso con il linguaggio possibile duemila anni fa, emerge la prospettiva a cui oggi diamo nome di complessità. Ottica che impedisce di cedere alla tentazione della facilità e della semplificazione che porterebbe a cadere nel semplicismo e in soluzioni che sono solo momentanee e alla fin fine, illusorie. Primo Levi ha scritto che se “il desiderio di semplificazione è giustificato, la semplificazione non sempre lo è”. La carità deve assumere la coscienza della complessità sicché non si può esaurire nel primo intervento: ci sono problemi che investono l’ambito sanitario, le politiche degli alloggi, il lavoro, la scuola … Si pensi anche solo agli immigrati che provengono da zone del mondo diversissime per lingua, cultura, religione. 

In questo senso è utile un’incursione nella parabola del Samaritano, dove dopo il suo primo intervento di soccorso all’uomo mezzo morto lungo la strada, il Samaritano si deve rivolgere a un albergo in cui l’uomo ferito sarà ricoverato e curato fino a pieno ristabilimento. Occorre vedere in quell’albergo le istituzioni, gli enti che si fanno carico a diversi livelli e per diversi aspetti e per diversi tempi della piena guarigione dell’uomo e del suo reinserimento. 

Leggi qui la meditazione integrale di Luciano Manicardi
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