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Ermes Ronchi 'Parole di pietra'

Facciata esterna in pietra chiara del Duomo di Sant'Andrea a Venzone, con il campanile e le montagne sullo sfondo, sotto un cielo azzurro. In basso, una banda blu riporta il titolo "PAROLE DI PIETRA di Ermes Ronchi" per il blog AlzogliOcchiversoilCielo.

La Bibbia ci insegna la storia della ricomposizione, delle risurrezioni, del ricominciare. Come con le pietre risorte nel duomo di Venzone

31 Agosto 2026 

A chi mi domanda: «Consigliami un trattato sulla speranza», io rispondo: vai a vedere il duomo di Venzone, in Friuli. Abbattuto dal terremoto del 1976, è stato ricostruito pietra su pietra, in anastilosi si dice. Sopra un mucchio informe di macerie, qualcuno ha immaginato: «L’immaginazione è la lenta miccia dell’impossibile» (E. Dickinson). Ha cominciato a raccogliere le pietre, a studiarne la collocazione, a disporle con ordine, a terra, fianco a fianco su di un grande prato, fino a scoprire come, attraverso gli incastri e le forme, le pietre si chiamassero l’un l’altra. E a quel punto venivano numerate a una a una. Piano piano le pareti si ricomponevano al suolo, gli archi gotici venivano ridisegnati sul prato, nella loro forma esatta. E infine, pietra su pietra, ogni sasso, ogni pietra è stata ricollocata al suo posto esatto, dove l’aveva pensata l’architetto nel 1200. Una meraviglia ai nostri occhi. Un esempio, un modello planetario di ricostruzione. Un’avventura non solo di pietre, ma di anima: il crollo che diventa un magnifico naufragio. 

Il duomo di Venzone, ricomposto com’era e dov’era, testimonia l’importanza, per ciascuno di noi, di salvare i frammenti, di recuperarli dalle macerie delle vite. Quelle pietre risorte, ognuna una sillaba, raccontano l’importanza dei nostri frammenti, l’eloquenza delle cose andate in frantumi. Delle nostre vite niente va buttato via, niente. Le nostre storie sono anfora che può spezzarsi, piccola cattedrale che può crollare, per mille motivi, per incuria o per violenza. Ma c’è nell’uomo un sogno, una miccia accesa, qualcosa che impone di salvare, di non buttare via nessuno di quei cocci che sembrano inutili, che vorresti prendere a calci. Un Vasaio sapiente li ricompone in modo diverso, in modo nuovo, a formare non il vaso di prima, ma un canale, una gronda, una tegola, un cocciopesto, un vaso di fiori... E alla terracotta è data una seconda opportunità. Sempre. Quando siamo veri, siamo tutti fragili. Facciamo fatica a fare pace con le nostre crepe. 

Ma la Bibbia ci insegna una dinamica diversa: a esaltare non tanto la perfezione, la tenuta eroica, ma la storia della ricomposizione, della rinascita, delle risurrezioni, delle ripartenze, del ricominciare. Come con le pietre risorte nel duomo di Venzone. Facendo i conti anche con la possibilità di sbagliare e di trovare una seconda soluzione. Ognuno di noi è una pietra unica, numerata, irripetibile dell’immensa Cattedrale che Dio va costruendo nel mondo, con infinita pazienza. E al posto di una non ce ne può stare un’altra. Provengono dalla stessa cava, ma sono tutte diverse. Ognuna ruvida di terra e fremente di luce, a modo suo. E non importa se sei pietra della facciata, alla vista di tutti; se sei nascosto nel corpo di un pilastro, mentre sorreggi l’arco trionfale, oppure a terra, soglia o pavimento, calpestato da tutti. Non so quante migliaia di pietre costituiscano il duomo di Venzone, ma ognuna è stata pensata dall’architetto per quel posto preciso, ognuna fatta girare in mano da un muratore che l’ha squadrata nelle sei facciate, ha valutato la sua forma e poi l’ha collocata in quel posto esatto. Se una pietra manca si crea una disarmonia, se io manco la mia missione mancherà qualcosa all’armonia del cosmo, mancherà una nota alla musica della vita

Allora, anche se sei a terra, anche se hai sbagliato strada, se ti senti un perdente, coraggio, non mollare. Anche se ti sei reso conto dei tuoi limiti, non lasciare le cose a metà, ricomincia. Perché vivere è l’infinita pazienza di ricominciare, rialzarsi da tutte le cadute, con le nostre ferite e le nostre ammaccature. Ma quando qualcosa ha subito una ferita e ha una storia, osserviamo bene: diventa più bella, come accaduto a Venzone.
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