Franco Garelli 'Fedi e religioni, un multiverso globalizzato'
Paolo Montesperelli e Renzo Salvi
conversazione con Franco Garelli.
Rocca 14 e 15
agosto 2026
In un tempo che sembra essersi fatto
breve per ogni fenomeno sociale, quando la cronaca si frantuma nei social ed
il giornalismo consuma le sociologie, è
singolare – e quasi fa meraviglia – imbattersi in studi e ricerche che sono
globali per dimensione e configurano interpretazioni profonde. È il caso del volume Le
religioni nel mondo globale, edito da il Mulino, scritto a due mani da Franco Garelli
e Stefania Palmisano, che si cimenta sulla
presenza e influenza delle fedi nel globo,
sui loro lati nobili e su quelli oscuri, sulle
tensioni che innescano e sulle speranze che
alimentano. È un lavoro sociologico coraggioso e per vari aspetti sorprendente, illuminante.
Parlarne – come si fa in queste pagine – con
Franco Garelli che s’è più volte cimentato su interpretazioni di lungo
periodo come su molti aspetti della
materia, significa incrociare anche,
ancora una volta, una delle firme
che tutt’ora arricchiscono Rocca e
che ha avuto presenze nei Corsi di
studio e frequentazioni con la Citta
della sin dagli anni Settanta. Il suo
è un punto di vista condiviso nel
tempo e condivisibile nell’oggi. In dialogo…
MAPPE, TENDENZE, MUTAMENTI
La ricerca, un’indagine lunga che ora si specchia in un libro, si confronta anzitutto con
un compito impegnativo, quello di aggiornare
il panorama delle fedi nel mondo, di fare una
mappatura delle principali religioni ai primi
decenni del Terzo millennio. Non mancano,
per altro, mappe e cartografie… Che cosa
emerge al riguardo?
Il dato che più colpisce è il 75% della popolazione del globo che ancor oggi professa
una fede religiosa, contando quanti si identificano nel cristianesimo (la religione più
seguita), nell’islam (in forte crescita), nell’induismo, nel buddhismo, nell’ebraismo e così via. C’è inoltre una cartografia di come
le grandi religioni sono distribuite nei vari
continenti, da cui si ricava il profilo religioso
delle macro-aree mondiali. Si tratta tuttavia
di una realtà non statica, in quanto ovunque
il paesaggio spirituale (come quello culturale
ed economico) non cessa di modificarsi, in
rapporto ai molti cambiamenti – di varia natura, politica, demografica, migratoria ecc. –
che si registrano nella vita dei popoli…
Il dinamismo maggiore è quello dell’islam,
che negli ultimi decenni ha aumentato la
sua presenza soprattutto in Asia e in Africa,
mentre la cristianità presenta delle evoluzioni divergenti: vive un’epoca grigia in Occidente a fronte di una maggior vivacità nel
Sud del mondo (e in parte in Oriente). In
parallelo, l’induismo (terza religione per nu
mero di fedeli) rimane fortemente ancorato
dopo più di tre millenni al territorio indiano,
dove è sorto e si è sviluppato, diversamente
da quel che accade al buddhismo che mani
festa una spiccata vocazione internazionale.
Per contro, l’“altra religione” (l’insieme de
gli atei e degli agnostici) è in questa epoca
in grande spolvero, ed è ben rappresentata
oltre che in Europa soprattutto nell’estremo
Oriente, nella grande Cina e in Giappone.
Ma ciò non toglie che proprio Pechino – in
un clima di realpolitik – stia rivalutando il
ruolo che le religioni storiche (confucianesimo, taoismo, buddhismo) giocano nella
cultura cinese popolare.
Dopo uno studio comparativo così ampio,
avete individuato un denominatore comune
alle religioni? Insomma, che cosa è la religione, almeno dal punto di vista sociologico?
Ecco una delle questioni ‘sociologicamente’ calde, più difficili da affrontare; perché
circoscrivere oggi il fenomeno religioso è
un’impresa improba, in quanto – oltre alle
grandi religioni universali (già studiate a
suo tempo da Max Weber) – si sono aggiunte sulla scena mondiale varie forme religiose nuove e inedite, che dunque ampliano di
molto il quadro. Tra queste la New Age, le
nuove spiritualità, la ripresa delle tradizioni
animistiche, realtà ‘religiose’ che non prevedono la trascendenza, per non parlare delle
religioni digitali o delle ‘Chiese dell’intelligenza artificiale’.
Come dunque definire la religione – questo
abbiamo dovuto chiederci ancora una volta – in modo ampio ma non indeterminato,
con un criterio che non riflettesse soltanto la
situazione occidentale, che potesse applicarsi alle grandi religioni ma che, nello stesso
tempo, potesse comprendere anche il nuovo
che avanza in questo campo, evitando, inoltre, di inglobare in questo concetto realtà
spurie o comunque non pertinenti?
Così nella nostra proposta, si ha una ‘religione’ quando si verificano due condizioni
base: anzitutto quando è presente un’idea
alta e ampia di sacro, per cui
i soggetti si confrontano, a seconda dei casi, con una realtà
trascendente o con una presenza cosmica, o ancora con
un ideale di pienezza spirituale capace di dare un senso profondo alla propria esistenza;
e in secondo luogo, quando
questo riferimento offre alle
persone una risposta ai grandi
interrogativi dell’esistenza, relativi sia alla sfera individuale
che a quella collettiva.
AMBIVALENZE E SPERANZA NELLE RELIGIONI
Papa Francesco sosteneva, e il pensiero è ripreso da papa Leone, che tutte le religioni custodiscono il desiderio di pace. Però anche oggi
alcune sembrano alimentare i conflitti, altre
la concordia. Si può individuare, o perlomeno quale prevale fra queste due tendenze? Nel
caso, in nome di quali caratteristiche di questa o quella?
Il desiderio di pace è certamente nel Dna delle grandi
religioni, anche se il loro forte intreccio con le vicende del
mondo (pensiamo a quel che
succede a Gaza, nell’Ucraina,
nel Corno d’Africa o nel Sud
Est Asiatico ecc.) le espone sovente a situazioni ambivalenti.
Per cui si può dire che il fattore religione presenta sia un
lato buono, sia un lato oscuro.
In quello oscuro troviamo il mentaliste, le stragi e le forme di genocidio di
cui si macchiano stati e popoli che coltivano
ideali religiosi, i connubi impropri tra religione e regimi politici di nuovo ricorrenti in varie
parti del mondo; oltre alle tendenze nazionalistiche esasperate e conflittuali appoggiate da
vari gruppi religiosi. Tuttavia, a fronte di un
volto religioso che inquieta e divide il mondo, ve n’è un altro
che agisce in senso contrario,
che cerca di offrire speranza,
che si pone come un potente
fattore di solidarietà, che si fa
carico delle sfide planetarie
che gravano sull’umanità, che
interviene non solo per ridurre
povertà e angoscia umane, ma
anche per rigenerare le perso
ne e creare comunità. È il lato
migliore delle religioni, ciò che
spiega la loro attrattività nel
corso della storia.
In questo quadro, dunque, le religioni non
sono solo una risorsa di senso per gli individui, ma delle potenti realtà che operano a
livello geo-politico, richiamano i grandi della
Terra alle loro responsabilità, cercano di pro
muovere i valori della pace e della pacifica
convivenza, lottano per ridurre la fame nel mondo e le diseguaglianze, per favorire un ordine mondiale in
cui non ci si siano più scarti:
né umani né ambientali.
ATTIVISMI,
CONTRADDIZIONI,
SECOLARISMI
All’interno della prospettiva ampia che deriva da
questo studio, come e
quanto sta cambiando la
religione cristiana, nelle
sue varianti, nella fase attuale di forte attivismo del
movimento “Maga” negli Stati Uniti e di movimenti simili in altri
Paesi?
Forse è troppo dire che la religione cristiana sta cambiando, ma senza dubbio le
forme più esasperate che in qualche modo
si richiamano a questa radice religiosa
sono quelle che più sembrano dominare
la scena pubblica mondiale. Pensando
agli Usa abbiamo tutti in mente l’immagi
ne dello studio ovale della Casa Bianca in
cui Trump (in una scenografia da Ultima
cena) è attorniato da un gruppo di pastori
evangelici raccolti in preghiera a sostegno del suo ruolo e della sua missione nel
mondo. È l’emblema della cultura Maga,
che si serve della religione non solo per
“rifare l’America nel nome di Dio” (contro
la cultura woke e le posizioni liberal), ma
anche per affermare nel mondo la propria
visione della realtà e i propri disegni di
grandezza.
Ma derive cristiane problematiche si trovano anche nel singolare sodalizio in atto
da tempo tra Putin e il patriarca Kirill della Chiesa ortodossa di Mosca, il cui scopo
è rilanciare il mito della grande Russia nel
mondo. Un legame che crea molte ferite
per il cristianesimo ortodosso, alle prese
dunque con una stagione
difficile.
Tuttavia, proprio queste
ferite ci dicono che la realtà ortodossa non è tutta
allineata su queste posizioni, alla stessa stregua
di quanto succede altrove
sia in campo protestante
che cattolico. È ciò che
accade negli Stati Uniti,
ad esempio, dove anche
tra i cattolici e i protestanti conservatori c’è un ripensamento
su un uso improprio della religione a fini
politici.
SECOLARISMO, SECOLARIZZAZIONE
In passato si riteneva che le società, almeno quelle occidentali, fossero destinate ad
una progressiva secolarizzazione. Questa
ricerca rileva uno scenario molto più complesso del previsto. Che senso ha parlare di
secolarizzazione nel presente, anche soltanto nel presente delle culture occidentali?
La secolarizzazione persiste in alcune aree del globo, in particolare da noi in
Occidente, per l’affermarsi di una società
moderna che si è via via emancipata dal
fattore religioso, diventando culturalmente maggiorenne. Altre zone mondiali paiono invece avviate verso una modernità che
non rappresenta la tomba della religione
perché il sentire religioso resta diffuso,
quasi naturale. Inoltre,
gli stessi paesi occidentali riflettono in questo
campo situazioni diverse: da un lato c’è la crisi
delle tradizioni cristiane,
con una secolarizzazione
che si presenta come un processo di scristianizzazione, e però, dall’altro, c’è una vivacità
religiosa dovuta sia alle fedi importate dai
migranti, sia alla domanda da parte dei
vari gruppi di popolazione autoctona di
forme nuove di spiritualità (anche di matrice orientale).
Insomma, c’è un grande ripensamento –
anche tra gli studiosi – circa la categoria
della secolarizzazione. Ed in parallelo si
riflette su nuovi approcci interpretativi,
come quello che mette in rapporto la domanda e l’offerta religiosa (per cui la gente si attiva se le fedi sanno aggiornarsi e
farsi attraenti); o si analizza la tendenza
attuale, presente nelle grandi religioni, a
giocare un ruolo pubblico di rilievo anche
nelle società in cui si riduce la loro pre
sa sulle coscienze: perché nell’epoca delle
passioni tristi, esse hanno comunque un
patrimonio di risorse (valori, buone prassi, movimenti di base) da spendere per il
bene comune.
TODOS, TODOS…
PARVUS GREX
”
All’interno e in base a questa ricerca si osserva che
il baricentro territoriale
del cristianesimo si sta
spostando verso il sud del
mondo. Quali sono le conseguenze attuali anche sul piano culturale? E quali sono quelle immaginabili per un futuro
in cui potrebbero convivere, nel cristianesimo, la lettura della fede come possibile
orientamento per un “piccolo gregge” – già
ne parlò Joseph Ratzinger, da vescovo, in
una conversazione radiofonica in Germania – e dall’altro lato la chiamata a “todos, todos!” che è stata il segno della presenza di
Jorge Mario Bergoglio?
Un cristianesimo che si ricentra al Sud
del mondo segnala una ventata di novità
e nuovi equilibri nella cristianità intera.
Le Chiese dell’America Latina e dell’Africa (e in prospettiva dell’Asia) contano
assai di più rispetto al passato, chiedono maggior autonomia e considerazione, hanno
più risorse umane e spirituali per meglio ripensa
re l’inculturazione della
fede alle loro latitudini,
consolidando il distacco
dal modello cristiano occidentale loro proposto
nel passato. Da un lato immettono nel
la cristianità una ventata di giovinezza
e di forze fresche, dall’altro attestano le
nuove frontiere della fede cristiana. Per
ché si tratta di comunità cristiane chiamate a confrontarsi non più o non tanto
(come accadeva o accade in Occidente)
con le questioni della laicità e con il fenomeno dell’ateismo e dell’indifferenza
religiosa; ma con mondi per vari aspetti
‘furiosamente’ religiosi, rappresentati – a
seconda dei casi – da una miriade di sette e di movimenti pentecostali (in America Latina), da un islam bellicoso ed in
espansione (in Africa), da culture e tradizioni religiose di lungo corso e assai di
verse (in Asia). Le comunità cristiane in
espansione nel mondo, agiscono dunque
in contesti religiosi e politici conflittuali, dove la concorrenza con identità religiose diverse si fa quotidiana e dove le
ragioni dell’identità possono avere la meglio rispetto alle ragioni
dell’ecumenismo.
Forse è questo il tipo di
cristianesimo a cui alludeva papa Francesco
quando parlava di una
fede di popolo, mentre
in Europa la presenza
cristiana sembra oggi
più affidata a quelle minoranze creative sovente
evocate da Benedetto XVI.
L’ultima parte del libro che stiamo facendo
scorrere è dedicata alle sfide maggiori che le
religioni hanno di fronte, rispetto alle quali
esse possono dare un contributo decisivo per
rendere il mondo più giusto ed armonico.
Tra le sfide maggiori vi è quella che giunge da una quota sempre più rilevante di
donne, che in tutte le religioni lamentano
le discriminazioni di genere, segnalano
che la fede “al femminile” può rendere più
umano e fecondo il campo religioso e per
ciò chiedono alle rispettive Chiese/religioni di meglio interpretare su questo tema
i libri sacri. Alcune fedi, come le confessioni protestanti (nel cristianesimo) sono
all’avanguardia su questo terreno, mentre
altre, sia di matrice occidentale che orientale, continuano a riprodurre antichi e
oscurantisti equilibri.
Un’altra sfida rilevante è la salvaguardia
dell’ambiente, un campo di impegno che – al pari di altri, relativi alla pace, alla giustizia sociale, alla lotta per ridurre la fame
nel mondo – rientra tra le azioni umanitarie richieste alle religioni dal messaggio etico e spirituale a cui si ispirano. Al
riguardo alcune religioni hanno operato
una vera e propria conversione ecologica, dopo secoli in cui hanno sacralizzato
l’uomo come il vero dominus dell’universo. Ma in questo campo agisce da tempo
anche un ecologismo spirituale di matrice laica che vede nella terra e nel cosmo
un’anima da rispettare e custodire.
Un’ulteriore sfida alle Chiese e alle religioni proviene dal fenomeno del nuovo
ateismo, la cui crescita numerica si accompagna al fatto di maturare una nuova
coscienza. Ovunque infatti le persone atee
o agnostiche avvertono di avere una propria consistenza, chiedono di essere riconosciuti non più come “un vuoto”, come
una realtà in difetto di Dio, ma come l’espressione di un’altra cultura.
Sono molte, insomma, le sorprese ‘conoscitive’ che emergono da questa ricerca e
da questo studio: tutte ci aiutano a comprendere meglio come il fattore religioso
agisce sulla scena mondiale e perciò contribuiscono a meglio orientarci nell’universo complesso nel quale ci troviamo a
vivere.
