Anna Porchetti 'Leggere la Bibbia è meglio di Netflix'
Perché leggere la Bibbia oggi? Anna Porchetti racconta come la lettura quotidiana delle Sacre Scritture abbia cambiato la sua vita e spiega perché possono essere una sorprendente lettura estiva.
Rossana Campisi
24 luglio 2026
«Tempo fa mi sono ritrovata a confidare a un sacerdote la mia spiritualità imperfetta. Mi aspettavo che mi dicesse di non preoccuparmi perché in fondo frequentavo la Chiesa...
Invece no, è stato molto chiaro. Per lui dovevo cambiare registro: scegliermi un capitolo della Bibbia, leggerlo e mettermi a riflettere per tutta la settimana. E dovevo farlo con una certa regolarità. Così ho iniziato. Col tempo mi sono sorpresa. Altro che pagine noiose e impegnative... ho scoperto una piacevolezza inaspettata! Sì, lo ammetto, avevo un preconcetto. E quella è stata la conferma che in realtà noi non siamo abituati a leggere le Sacre Scritture».
Anna Porchetti, 54 anni, madre di tre ragazze e moglie, ha una voce limpida e piena di entusiasmo. Una di quelle degne di essere ascoltate perché ogni parola contiene speranza.
Laurea in Chimica farmaceutica, master su Scienza e fede. Ha aperto qualche anno fa un bellissimo blog sui temi della fede e in contemporanea ha scritto il suo primo libro intitolato Amatevi finché morte non vi separi, pubblicato da Effatà nel 2022. Ma con le divagazioni bibliche consigliate da quel sacerdote, e gli appunti presi ogni volta a fine lettura, doveva pur fare qualcosa... Nasce così Il cristiano è un lavoro duro ma qualcuno lo deve pur fare (da poco pubblicato da Edizioni San Paolo), un intelligente e ironico viaggio nella Bibbia nel XXI secolo che diventa, pagina dopo pagina, anche resoconto di cose che un cristiano deve sapere, pensare e fare.
Una fede da coltivare
«Duro lavoro significa coltivare la fede, ovvero una dimensione molto forte che col passare del tempo io consolido. Non è qualcosa che mi rende felice ma serena e risolta. Se non ci diamo la possibilità di guardare oltre e in Alto, di affidare a Dio il nostro carico, la vita diventa difficile più che il resto. Aver fede ed essere un buon cristiano è un sollievo enorme».
Del resto, il libro inizia così: «Il buon cristiano è un duro lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare.
L’alternativa non è sicuramente attraente: pare che all’inferno faccia piuttosto caldo e ci sia una certa folla. Peggio che a Milano in metropolitana all’ora di punta». Con un linguaggio fresco e una cronaca di fatti vicini alla nostra quotidianità, nelle pagine vengono smistate anche 27 storie dedicate a diversi personaggi biblici. I suoi tre preferiti? «Il mio supereroe è Giobbe perché gli capita di tutto. Chiunque, al suo posto, sarebbe lì a prendersela con Dio. Invece lui è paziente. Soffre e loda Dio, quando non soffre lo loda ancora di più. Io lo invidio tantissimo».
A Dio piacciamo così
Al secondo posto Anna ci mette Geremia, «il profeta che racconta l’episodio del vasaio, ovvero il progenitore dei tupperware. Il vasaio», spiega lei, «impasta tutti i vasi che non vengono bene. Dio plasma l’uomo come fa lui, proprio come si fa con la terracotta, ma poi non ci torna più su perché per Lui andiamo benissimo così. Ecco: se abbiamo superato la prova del controllo-qualità con Dio, perché dobbiamo sentirci inadeguati allora? Un’ultima storia che mi piace moltissimo è quella di san Disma, il buon ladrone che è crocifisso accanto a Gesù. È colui che gli chiede di essere “ricordato” quando morirà e non di essere “salvato”.
Questa scena significa che anche quando pensiamo di aver perso il treno, Dio farà il tifo per noi fino alla fine».
Anna è una fucina di storie e di certezze, la prosecuzione vivente delle sue pagine. «Noi non ci salviamo per i meriti accumulati ma per la misericordia divina, ecco cosa ho imparato leggendo la Bibbia. È un invito costante all’umiltà». «Quando leggo? Negli incastri di vita da lavoratrice e da mamma», risponde con un sorriso. «Ma, come direbbe quel sacerdote, l’importante è farlo con continuità. La cosa più difficile resta comunque quella di accettare che la fede non è una cosa compiuta ma un percorso fatto di tre passi avanti e due indietro, mai facile», racconta lei, che ha coinvolto suo marito nella lettura dei capitoli del libro, nei pellegrinaggi domenicali ai santuari e negli incontri con la loro comunità nella chiesa di Santa Maria Beltrade e San Gabriele Arcangelo a Milano.
Il segreto per il Paradiso
«Lui mi ha fatto da beta-reader (l’appassionato di un autore che viene coinvolto nella lettura delle bozze di nuovi libri, ndr), le mie figlie si sono rifiutate perché sono adolescenti in ogni senso. Col mio nuovo libro vorrei convincere più gente possibile a leggere la Bibbia con la promessa che troveranno storie avvincenti. Altro che Netflix!», ironizza Anna che segue la Messa la domenica, se può anche durante la settimana, e prega l’Ave Maria. «Avendo perso la mamma tanti anni fa mi rivolgo a lei per dirle spesso: tu che sei mamma, aiutami per favore! Per me la Madonna è un’alleata molto potente». Infine, riprendendo le parole del libro, un’ultima divagazione da ricordare: «Per sbancare al tavolo della vita eterna bisogna puntare alto e non aver paura di rischiare. Bisogna compiere opere meritevoli, ma soprattutto credere in Dio. Questo è il metodo infallibile di san Paolo per la salvezza, e san Paolo è uno dei massimi esperti in materia. Di lui, parliamo un’altra volta».
