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Luciano Manicardi “Non per sempre”

26 Dicembre 2025

In tempi in cui si sogna di colonizzare pianeti sotto il nome di una nazione, il Giubileo ci ricorda la verità elementare che la terra è di Dio e solo così è anche di tutti e non solo di qualcuno.

«Il Giubileo ricorda che i beni della Terra non sono destinati a pochi privilegiati, ma a tutti» (Spes non confundit 16). Il giubileo biblico (di cui ci parla Lv 25,8-55) si inscrive nello spirito dell’anno sabbatico che si celebrava ogni sette anni (Lv 25,2-7) e comportava il riposo assoluto per la terra, la liberazione degli schiavi ebrei (Es 21,1-4; Dt 15,12-18), il condono dei debiti (Dt 15,1-2). Il contenuto è dunque di tipo sociale, economico, politico, ecologico. Il giubileo è istituzione che contiene norme circa la compravendita dei terreni, la pratica del maggese, il riscatto della terra, delle case e delle persone e il senso di queste norme è la liberazione del tempo e il no al determinismo. Il giubileo pone il principio del «non per sempre»: lo schiavo ebreo non sarà schiavo per sempre, ma fino al giubileo (Lv 25,40). Il passato non fissa in modo definitivo in una situazione, ma vi è una possibilità di futuro nella libertà. Il giubileo è una rottura instauratrice e creatrice. Esso interrompe una catena di situazioni che rischierebbero di far vivere sempre una persona in una condizione di schiavitù a causa di debiti, o di altri eventi disgraziati che lo hanno ridotto in povertà o spossessato dei suoi beni o costretto a vendersi per impossibilità di saldare dei debiti. 

Il tempo, che con il suo trascorrere implacabile potrebbe inchiodare delle persone a situazioni disumane senza possibilità di riscatto, viene dunque interrotto: i debiti vanno condonati, gli schiavi liberati, le persone reintegrate nei loro terreni e possono rientrare nelle loro case. Il giubileo va tradotto oggi come misura di umanizzazione. Con il giubileo siamo di fronte a leggi con valore profetico: esse indicano la strada da percorrere per una società più umana e più rispondente alla volontà di Dio. E la volontà di Dio espressa nel giubileo è l’istituzionalizzazione di una rivoluzione permanente: restituzione della terra, remissione dei debiti, liberazione degli schiavi. La libertà e la dignità umana al di sopra di tutto. Oggi vediamo persone libere ridotte in schiavitù, vediamo violata da politiche spesso criminali l’affermazione che sta al cuore del giubileo, ovvero che la terra è di Dio così che «a nessuno è consentito né spartirsi la terra, né tanto meno impossessarsene. La terra non può essere venduta definitivamente» (Donatella Di Cesare). Dice Lv 25,23: «Le terre non si potranno vendere per sempre, perché la terra è mia e voi siete presso di me come forestieri e ospiti». 

Dietro alle raccomandazioni giubilari sul far riposare la terra, che suppongono la percezione della sofferenza della terra stessa, dunque del suo essere organismo vivente, come lo sono gli alberi e le piante, i mari e i fiumi, le acque e i prati, vi è l’idea che il creato è nostro prossimo da amare. E prendersi cura del creato è prendersi cura delle generazioni future. Che saranno chiamate ad abitare questa stessa terra. La terra è di Dio, gli uomini la abitano come residenti provvisori, ma con il tempo l’equa distribuzione delle terre può venire meno, ecco dunque che il giubileo, con la sua rottura instauratrice di giustizia, cerca di rimettere le cose a posto disponendo la redistribuzione delle terre, così da impedire disuguaglianze e accumuli, accaparramenti e crearsi di latifondi, in cui sono costretti a lavorare uomini e donne spesso in condizioni di schiavitù.In tempi in cui si sogna di colonizzare pianeti sotto il nome di una nazione, il testo ricorda la verità elementare che la terra è di Dio e solo così è anche di tutti e non solo di qualcuno. 

Ambrogio di Milano, commentando la vicenda di prepotenza tragica del re Acab nei confronti di Nabot (1Re 21) e constatando il ripetersi nella storia di ingiustizie e violenze simili, scrive: «Dove volete arrivare o ricchi, con le vostre insane brame? Volete forse essere i soli ad abitare la terra? Perché cacciate e non accogliete colui con cui avete in comune la natura e pretendete di possedere per voi la natura? La terra è stata creata come un bene comune per tutti, per i ricchi e per i poveri: perché o ricchi, vi arrogate un diritto esclusivo al suolo? La natura che tutti partorisce poveri, non conosce ricchi. Infatti nasciamo senza vestiti, siamo generati senza oro e argento. Ci mette alla luce nudi, bisognosi di cibo e vestiti e bevande, nudi ci accoglie la terra che nudi ci ha generati» (Nabot I,1-2). Quale che sia stata l’attuazione storica dell’anno giubilare, esso mantiene anche oggi la forza di promessa di una società giusta. Utopia? Come ricordava Max Weber, in politica «il possibile non verrebbe raggiunto se nel mondo non si ritentasse sempre l’impossibile».

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