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I cattolici e ChatGPT

Sono oltre settant'anni che il mondo tecnologico si occupa a più livelli di intelligenza artificiale. Da tempo viene impiegata in oltre 1.000 applicazioni che impattano con le nostre vite. Secondo il blog sull'innovazione digitale del Politecnico di Milano, «nel 2022 il mercato dell’Artificial Intelligence solo in Italia ha raggiunto i 500 milioni di euro. La quota più significativa del mercato (34%) è legata a soluzioni per analizzare ed estrarre informazioni dai dati, ma è importante anche l’area di interpretazione del linguaggio, scritto o parlato, che comprende la cosiddetta Language AI (28%) di cui fanno parte anche sistemi come ChatGPT». Per mesi di ChatGPT si è parlato tanto. Soprattutto per metterlo alla prova su qualsiasi argomento (compreso i vari: "ho chiesto a ChatGPT chi sono"), urlando di gioia ogni volta che sbagliava.

Eppure, il nostro futuro passerà sempre di più dai chatbot. Forse anche in ambito cattolico. Un chatbot infatti può essere programmato su ogni argomento. Anche se una parte dell'autoapprendimento dei grandi sistemi non è tanto «automatico» ma il frutto (anche e soprattutto) del lavoro di migliaia di persone (quasi sempre sfruttate) che nelle Filippine, come in India o in Africa lavorano per migliorare il sapere e le perfomance di questi sistemi.

Don Alberto Carrara, per esempio, ha raccontato nel blog “Alzo gli occhi verso il cielo” di avere chiesto a ChatGpt“Scrivimi una omelia per la ventunesima domenica del tempo ordinario per un pubblico adulto. Vangelo: Matteo 16,13-20”. Spoiler. La macchina ha fatto un lavoro sufficiente. Che don Alberto ha definito così: «ChatGPT è un predicatore discreto. Conosce il passaggio del Vangelo e lo commenta discretamente. Mi sembra però che quello che dice sia piuttosto noto, talvolta scontato. Manca di attrattiva. D’altronde non conosce né chi deve tenere l’omelia né i destinatari, designati con indicazioni molto, troppo generiche».

Manca però un punto fondamentale. Ci arriveremo fra poco. Prima vale la pena di raccontare che esistono anche chatbot dichiaratamente cattolici. Li ha testati la versione francese di Aleteia. Si chiamano MagisteriumCatholic.chatCatéGPT. Disponibile online in dieci lingue, Magisterium AI aiuta a rispondere a qualsiasi domanda sul Magistero della Chiesa. È stato creato da Longbeard, una società specializzata in tecnologia e marketing digitale. Catholic.chat è invece un software di intelligenza artificiale che consente agli utenti di porre qualsiasi domanda relativa al cattolicesimo, è stato lanciato da Fivable, una società con sede nella Carolina del Sud (USA). Infine c'è lo svizzero CatéGPT il cui slogan è: «la risposta cattolica a tutte le domande!». La redazione ha sottoposto i chatbot a diversi test. In quasi tutti i casi sono risultati alla pari, tranne in due dove CatéGPT è sembrato un po' più completo nelle risposte. Sul tema della vita dopo la morte ogni sito ha risposto in modo diverso. Se Catholic.chat si è accontentato di citare, come al solito, alcuni paragrafi del Catechismo della Chiesa Cattolica, Magisterium AI è andato oltre copiando anche Amoris laetitia. Da parte sua, CatéGPT è rimasto sul suo modello abituale: «ogni sito risponde correttamente alle domande, ma si accontenta di copiare e incollare una fonte cristiana. Per avere una risposta completa, sarebbe necessario mettere insieme le risposte di tutte e tre le intelligenze artificiali». Insomma, serve ancora l'uomo per fare la differenza.

A questo punto resta da affrontare quel punto nodale al quale abbiamo accennato dopo i test che don Alberto ha fatto con l'omelia di ChatGPT. «All'omelia della macchina sembrava mancare un'anima». Comprensibile, anzi quasi scontato. Un po' meno la domanda che chiude la riflessione di don Alberto: «l'anima che manca a ChatGPT c’è sempre, o per lo meno, spesso, nelle omelie pronunciate nelle nostre chiese?». Se ci pensiamo bene, la vera sfida – prima di quella tra uomo e macchina – è questa: quanto di umano, di cuore, di intelligenza, di anima e di fede mettiamo in quello che facciamo noi cattolici nella vita analogica?


Gigio Rancilio


Gigio Rancilio è il responsabile social di Avvenire. Si è occupato di spettacolo, musica e di tante altre cose. Ama la sua famiglia e, come dice il suo profilo su Twitter, ha fatto la fine della tartaruga di Lauzi (chi ha orecchi per intendere...).

VP PLus è il quindicinale online della rivista Vita e Pensiero


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