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Sappiamo ancora riconoscere il male?

Ricco, ricchissimo il programma del Convegno che il Centro culturale protestante di Torino ha organizzato per le giornate del 5, 6 e 7 maggio 2022 nel salone della Casa valdese (corso Vittorio Emanuele II, 23). Il tema è di quelli che potrebbero far tremare le vene ai polsi: «Sappiamo ancora “riconoscere il male”?», ed è formulato giustamente, perché il male prospera proprio in quanto si fa fatica ad avvertirne la presenza e l’invasività. Il sottotitolo, a sua volta, parla di «riflessioni sul male fra scienza, filosofia e teologia».

«Nel mezzo di una tempesta come quella attuale – scrivono gli organizzatori –, il tema del male si manifesta ancora una volta con forza devastante, ponendo questioni – sul piano teologico, ma anche su quello etico, filosofico e scientifico – per discutere delle quali il Centro culturale protestante di Torino propone un incontro a più voci che, senza la presunzione di affrontare il tema in tutta la sua complessità, privilegerà alcune linee-guida le quali, per altro, si intersecano fra loro. Il convegno si articolerà quindi in quattro sessioni con l’intenzione di sottoporre alla riflessione collettiva alcuni aspetti delle manifestazioni del male ben presenti nell’esperienza individuale e della società nel suo complesso».

La prima sessione giovedì 5 è stata dedicata a “Il dolore”, ed è stata introdotta e moderata dal pastore Paolo Ribet. È il male che si manifesta come potenza estranea e nemica, oscura e poco intellegibile, che, come stiamo sperimentando – con la pandemia, con la guerra – ci aggredisce, ci invade, di fronte alla quale siamo spesso disarmati. Ne sono stati relatori Enzo Bianchi, monaco cristiano e saggista; Sergio Manna, pastore valdese e supervisore in Clinical Pastoral Education; Peppino Ortoleva, docente di Scienze delle comunicazioni all’Università di Torino; Paolo Vineis, docente di Epidemiologia ambientale a Londra.

La seconda sessione venerdì mattina è stata dedicata a “Il male e le religioni”, condotta da Mauro Belcastro. Rappresentanti di alcune delle grandi religioni e specialisti nelle materie bibliche hanno aiutato a chiarire la visione delle religioni su questo tema. Relatori: Ariel Di Porto, rabbino capo della Comunità ebraica di Torino; Svamini Hamsananda Giri, vicepresidente dell’Unione induista italiana; Eric Noffke, docente di Nuovo Testamento alla Facoltà valdese di Teologia; Fulvio Ferrario, docente di Teologia sistematica nella stessa Facoltà.

La terza sessione venerdì pomeriggio è stata dedicata a “La violenza”, ed è stata introdotta e guidata dalla pastora Maria Bonafede. In questa sessione si intende esaminare il male di cui l’essere umano è direttamente responsabile, esaminando gli aspetti giuridici, politici ed economici delle disuguaglianze e delle ingiustizie, l’incombere della crisi ambientale, la violenza che, in modi sempre più pervasivi, viene esercitata tramite i media. Ne sono stati interpreti Chiara Simonigh, docente di Media e cultura visuale all’Università di Torino; Gabriella Lettini, docente di Etica teologica all’Università teologica di Berkeley; Cristoph Wulf, professore di Antropologia alla Libera Università di Berlino; Giovanni Balcet, docente di Global Economy and Multinational Corporations all’Università di Torino.

La quarta sessione, sabato 7 maggio, dal titolo “Un male, molti mali, infiniti mali?”, ha tirato le fila della discussione sintetizzando e organizzando le prospettive emerse dai lavori precedenti. La sessione sarà moderata da Federico Vercellone, professore di Estetica all’Università di Torino e presidente dell’organizzatore centro culturale protestante, e ha visto la partecipazione della filosofa Simona Forti, docente di Filosofia politica alla Scuola Normale superiore di Pisa; Claudio Ciancio, professore emerito di Filosofia teoretica (Università di Torino); Daniele Garrone, docente di Antico Testamento alla Facoltà valdese di Teologia; Carlo Galli, (ist. Alma Mater, Bologna).

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