Passa ai contenuti principali

"Qohélet, un filosofo per i nostri giorni?"

stampa la pagina

"Qohélet, un filosofo per i nostri giorni?" Con Felice Cimatti e Gustavo Zagrebelsky

Gustavo Zagrebelsky  è stato presidente della Corte Costituzionale, è professore emerito di Diritto Costituzionale all’Università di Torino. E’ autore di numerosi saggi, ricordiamo “La legge e la sua giustizia” del 2009 per Il Mulino -  “La Giustizia come professione” per Einaudi nel 2021  ed è uscito da pochissimo per Il Mulino , "Qohélet. La domanda" di cui appunto parliamo oggi con lui. 

 

  • Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
  • C'è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
  • Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire.
  • Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare.
  • Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
  • Un tempo per cercare e un tempo per perdere, un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
  • Un tempo per stracciare e un tempo per cucire, un tempo per tacere e un tempo per parlare.
  • Un tempo per amare e un tempo per odiare, un tempo per la guerra e un tempo per la pace.»


 

Suggerimenti di lettura
Gustavo Zagrebelsky, “Giuda. Il tradimento fedele”, Morcelliana 2007 -  Ristampa per Einaudi nel 2011.


​​​​​​​
Ascolto 

Pete Seeger, Turn! Turn! Turn!, canzone ispirata a uno dei passi più noti del Qohélet​​​​​​​.


                                                         Ascolta l'audio


Caro Qohelet, non tutto è vanità e a volte mi vien voglia di mandarti al diavolo

Il costituzionalista ingaggia una lotta singolare con uno degli autori biblici più discussi e affascinanti. Perché quel credente scettico ci intriga così tanto? Perché ci pone il problema del senso della vita.

La Stampa - Tuttolibri - 09 ottobre 2021

 

di Enzo Bianchi

Zagrebelsky l’anti Qohelet? Sì, con grande intelligenza, ragioni convincenti e anche modi garbati. In Qohelet, La domanda, edito da il Mulino, Gustavo Zagrebelsky fa quello che ogni lettore dovrebbe fare di fronte a un testo biblico: assimilarlo fin ad estendere la sua interpretazione fino a noi. A quel punto il lettore si trova costretto a prendere una decisione: lo tengo con me perché mi aiuta a vivere o lo lascio sepolto nella sua sapienza antica ma afona? Zagrebelsky la decisione l’ha presa, e di Qohelet confessa: “In certi momenti vien voglia di mandarlo al diavolo, dal quale egli forse proviene; in altri, ti tenercelo stretto come un compagno di viaggio che instilla dalla soglia della nostra coscienza il tormento e la suggestione del nulla”.

 

Qohelet è un libro da sempre contestato, che ha creato difficoltà da prima nella tradizione rabbinica, faticando a entrare nel canone biblico, e poi in quella cristiana che lo ha reso innocuo attraverso una interpretazione ascetica (la vanità del mondo): sostanzialmente ignorato dalla liturgia cattolica è di fatto inaccessibile alla maggior parte dei cristiani. Lutero non ha esitato a dichiarare che “questo libro è uno dei più difficili in tutte le Scritture, un libro che nessuno ha mai veramente capito”. Eppure, cosa sorprendente, Qohelet è oggi uno del libri biblici che desta più interesse, a vedere il proliferare in questi ultimi anni di studi e commenti da parte di biblisti, teologi, filologi. Perché questo “credente scettico”, come amo definirlo, ci affascina e intriga così tanto? 

 

Anche Zagrebelsky si pone questa domanda e ne da una risposta che sottoscrivo appieno: Qohelet va preso sul serio perché dice qualcosa che tocca la nostra vita ponendo in modo pessimista, sconcertante, disperante, erosivo e perfino acido ma in ogni caso radicale il problema del senso dell’esistenza. Tutto è vanità, non c’è nulla di nuovo sotto il sole, non c’è sapienza vera, la morte avrà l’ultima parola su tutto e su tutti … Zagrebelsky riconosce che Qohelet è un testo scandaloso e al tempo stesso affascinante, soprattutto in un tempo, come è il nostro, nel quale si fatica a trovare senso all’esistenza e forse perfino abbiamo smesso di cercare un senso, attitudine tipica di un tempo di crisi. Come non ricordare che Ceronetti – che ben conosceva questo libro biblico avendoci consegnato una traduzione originale quanto geniale – definiva la nostra epoca malata di “qohéletite”, come se Qohelet abbia infuso in noi una malattia e fosse il padre della disperazione, dello scetticismo, del nichilismo, dell’edonismo egoistico come terapie alla tristitia,  ad tedium vitae.

         

Nel confronto serrato, schietto e impietoso con Qohelet al quale Zagrebelsky non risparmi nulla, l’autore risponde punto per punto al pensiero qohelitico e gli contrappone un’altra visione della vita con un discorso tanto laico quanto pregno di sapienza umana. Zagrebelsky ribatte a Qohelet ponendo la vera questione di fondo: interrogarsi su cos’è l’umanità? E l’umanità che Zagrebelsky disegna è la risposta al terrificante enigma della morte, perché l’umanità di cui parla è il risultato di miliardi di contributi accumulati nei secoli da esseri umani che hanno lasciato un segno, quello di alcuni gradissimo ma per la maggioranza piccolo e quotidiano. Moriremo ma il nostro segno resterà anche in futuro, creando quello che chiamiamo umanità: è questo che rende la nostra esistenza colma di senso. Ogni essere umano ha non solo il diritto, ma anche il compito e perfino il debito di lasciare il proprio segno anche se piccolo e non visibile, allora ogni singola vita ha il suo significato, unita alla vita di tutti gli altri nella continuità del tempo e della storia. Sì, l’umanità pienamente umana è per Zagrebelsky l’antidoto alla disperazione qohelitica, è il rigetto dalla sua visione lugubre della vita.    

 

Il merito di Zagrebelsky è di prendere sul serio Qohelet, e così facendo raggiunge lo scopo che forse il Qohelet stesso intendeva raggiungere: mettere in crisi tutte quelle visioni che forniscono all’uomo una risposta superficiale e religiosamente devozionale e che, invece, riducono sia il divino che l’umano alle nostre misure. Questo piccolo ma prezioso saggio è la dimostrazione che chi legge con intelligenza Qohelet è da lui stesso costretto a capire che chi vive a propria insaputa non potrà trovare un senso alla propria esistenza, e senza ricerca di senso non è neppure possibile un’umanità umana.

stampa la pagina

Ultimi articoli

Post più popolari (ultimi 30 giorni)

La Chiesa italiana dorme e non comunica più

Massimo Recalcati "Quei nostri figli invasi dal porno"

Ravasi: «La fede e noi. Non c’è più il grande ateismo, né la grande profezia»

Commenti Vangelo 28 novembre 2021 Prima Domenica di Avvento

Enzo Bianchi, Ludwig Monti, Paola Radif "Commenti Vangelo 28 novembre 2021"

Le novità dal nostro canale Youtube

Post più popolari (ultimi 7 giorni)

Commenti Vangelo 28 novembre 2021 Prima Domenica di Avvento

Enzo Bianchi "Una scelta da rispettare"

Enzo Bianchi, Ludwig Monti, Paola Radif "Commenti Vangelo 28 novembre 2021"

Massimo Recalcati "Donare la morte in omaggio alla vita"