Il valore del Natale è il ringraziamento dell’uomo che non è più senza Dio, e di Dio che non è più senza l’uomo

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«Il valore del Natale è il ringraziamento dell’uomo che non è più senza Dio, e di Dio che non è più senza l’uomo»: un dialogo su bonculture con Enzo Bianchi

In un tempo di paura e dolore, anche il mistero del Natale diventa più fragile. Per illuminare e riempire con parole dense gli ultimi giorni di questo anno di poche speranze, bonculture ha intervistato Enzo Bianchi, monaco, saggista e fondatore di quel miracolo di fede e dialogo che è la Comunità Monastica di Bose

La liturgia della notte, con le parole del profeta Isaia, proclama: «Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse». L’annuncio diventa più potente di quello fatto nella notte di Pasqua: allora era primavera, la vita era destinata a rinascere, mentre ora l’inverno è sempre più buio. La Chiesa, però, annuncia la Luce. Allora, serve davvero sia la speranza che la fede. In questo Natale le due virtù coincidono? 
Viviamo un momento culturale in cui proprio la fede e la speranza sono virtù deboli: oserei dire che è più efficace la carità che le virtù della speranza e della fede, soprattutto in questo momento della pandemia in cui in po' di solidarietà si registra ovunque. La fiducia nel futuro e negli altri è molto scarsa. Sembra quasi una contraddizione sperare in un domani migliore, un domani che sia aperto a una convivenza più bella e buona. Siamo in un momento di depressione delle speranze e della fede, e questo bisognerebbe ammetterlo per ritrovare il coraggio di incamminarci in un percorso di fiducia condivisa. 

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