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Paolo Crepet 'Gli uomini non hanno gli anticorpi alla sconfitta'

Ritratto dello psichiatra e scrittore Paolo Crepet su sfondo blu, con indosso una giacca bianca e una camicia rosa. Nella parte inferiore è presente una fascia marrone con il titolo dell'intervista: "Gli uomini non hanno gli anticorpi alla sconfitta".

Lo psichiatra e saggista Paolo Crepet interviene sul caso dell’omicidio di Lorena Isceri, gettata dal cavalcavia sull’A1 a Barberino dall’ex Federico Vella. “Gli uomini non hanno gli anticorpi alla sconfitta” .

intervista a cura di Laura Natoli 
5 settembre 2026 

Dottor Crepet, che cosa è scattato nella testa di Federico Vella? 
"Non scatta un bel niente, parlare di 'raptus' è parapsicologia. In questi casi è tutto meditato, preannunciato, prevedibile. Non conosco il caso specifico e non si può generalizzare. Tutti i casi sono diversi per età o motivazioni. Sicuramente non metterei il caso di Firenze sullo stesso piano del padre e della madre che hanno ucciso il figlio, quello è un'altra cosa”. 

Di Federico Vella amici e conoscenti raccontano che era una persona 'posata', 'tranquilla', che nessuno se lo sarebbe mai aspettato. Da dove arriva tanta violenza? 
"Quando uno è violento è violento, lo è sempre stato e non si cambia. E poi, quali amici?” Quelli che dopo la tragedia hanno parlato. "Gli 'amici della palestra' che lo vedono alzare i pesi e gli dicono 'bravo', che lo apprezzano per il suo fisico, per quanti pesi alza? Sono mai andati a mangiare una pizza insieme? Lo hanno portato fuori a fare una girata durante la quale lui si sarebbe potuto sfogare, magari anche contro di lei. Come lei avrebbe potuto fare a sua volta con le sue amiche. Questi sanno che aveva i muscoli ma non quello che aveva nella testa. La mente è più complicata di quello che sembra". 

Era solo Federico? 
"C'è silenzio e solitudine. Fragilità emotiva, l’ego ferito solo perché lei ha detto 'ciao'”. 

Le amiche di lei hanno sostenuto di averle consigliato di stare attenta, di sapere che lui la stava ossessionando. 
"Le amiche se ne accorgono sempre dopo. Non parliamo di Dottor Jekyll e Mr Hyde, diamo peso alle parole. Nessuno ha messo in guardia seriamente questa donna, l'ha consigliata, l'ha aiutata". 

Ma come si fa a capire chi abbiamo davvero davanti? 
"Tempo fa facevo dei piccoli seminari a ragazze molto giovani. L'attrazione iniziale può e deve essere 'forte', nell'amore e nel sesso c'è un certo modo di agire 'forte' e non bisogna sentirsi in colpa. Quando parliamo di passione non è mai un mare piatto. Accanto alla passione però ci deve essere la conoscenza: bisogna parlarsi, approfondire, capire chi si ha davanti". 

Quali sono i segnali? 
"Lui è carino e gentile, ma si imbarazza se fai una battuta su un ex? Si infastidisce se lei parla con un altro, se esce con le amiche. E' nervosetto? Bisogna riflettere. E' chiaro che non tutti gli uomini sono così, ci sono i gentiluomini ma anche i frustrati". 

Chi sono? 
"Quelli cresciuti senza sapere che cosa è la frustrazione. Quei bambini e adolescenti a cui i genitori puliscono il nasino, lo rialzano dalla bici, o si arrabbiano con i professori se il figlio prende un 4 a scuola o una sgridata. Quei ragazzini crescono senza gli anticorpi alla sconfitta". 

Le sconfitte però arrivano
"Certo, qualcosa può andare male nella vita. Lei mi lascia? La faccio fuori e mi ammazzo, metto in conto di avere la vita finita. In questi casi la figura materna è centrale dal punto di vista emotivo. E Vella ha fatto l'ultima telefonata alla mamma".
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