Chi e cosa trovi: AUTORI e ARGOMENTI
Caricamento...

La lezione di spiritualità e la politica che non decide

Un cumulo di giubbotti di salvataggio arancioni abbandonati su una spiaggia rocciosa, con il mare azzurro, alcune barche e la costa sullo sfondo. In basso compare la scritta del titolo dell'articolo LA LEZIONE DI SPIRITUALITÀ E LA POLITICA CHE NON DECIDE di Vito Mancuso e il logo del blog AlzogliOcchiversoilCielo.

Migranti, Leone a Lampedusa attacca l’UE sulle nuove regole e l’immobilismo del passato.

"Magnifica humanitas". Il titolo scelto da papa Leone per la sua prima enciclica dedicata all'intelligenza artificiale contrassegna il medesimo spirito del grande, anzi grandissimo, discorso di ieri a Lampedusa, il più bello di questo giovane pontefice, destinato a mio avviso a far parte dei più bei discorsi di sempre del bimillenario magistero papale

L'umanità è magnifica "sempre" ed è magnifica "tutta". Non solo l'umanità che costruisce l'intelligenza artificiale, ma anche quella che sfugge dalla miseria. Non solo quella che si preoccupa di mangiare meno per non ingrassare, ma anche quella che si preoccupa di mangiare per non morire. Magnifica humanitas sempre e comunque: nord o sud, bianca o nera, cristiana o musulmana, di altra religione o di nessuna. L'umanità è magnifica anche quando è misera, sporca, ferita; anche quando è contro i tuoi immediati interessi e ti converrebbe respingerla; anche quando di fatto non lo è per nulla, perché maledorante, ostile, aggressiva. Sono discorsi irragionevoli? … 

Sì, ma esattamente a questo serve la poetica irrazionalità della religione (quando la religione è autenticamente se stessa e non gretta superstizione): a trasformare la pesante razionalità del reale nel nome dell'utopia dell'amore. 

Tutti noi constatiamo ogni giorno che l'umanità spesso è tutt'altro che magnifica: è egoista, avida, vanitosa, talora persino mostruosa, e chissà quanti altri aggettivi negativi si potrebbero convocare. Ma non è tutto qui ciò che portiamo dentro di noi, perché in noi vive anche una dimensione diversa che si chiama altruismo, empatia, solidarietà, generosità, e chissà quanti altri sostantivi positivi si potrebbero richiamare. E quando questa dimensione positiva emerge e si afferma, avviene ciò che ieri papa Leone ha denominato "il miracolo della compassione". E da qui si può generare, continuava il papa, "una rivoluzione interiore che fa affiorare in noi il sentire di Dio e allarga i pensieri, il cuore e la vita". "Allarga", significativa assonanza con "al largo", sinonimo di "mare aperto": l'allargamento delle coscienze, spesso tanto ristrette perché sole e impaurite, si può ottenere andando al largo e soccorrendo in mare aperto i nostri simili in pericolo di vita. 

La coscienza ristretta respinge e non decide, la coscienza allargata accoglie e decide. Per questo l'amministrazione Trump (che respinge) e l'Unione europea (che non decide) sono state oggetto delle puntuali critiche del Papa: "C'è anche chi sceglie di non farsi prossimo e chi decide di non decidere". Ma su di loro, continuava Leone, grava una pesante responsabilità: "I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate". 

La posta in gioco nel decidere se salvare o no quelle vite in pericolo è molto grossa e ci riguarda in prima persona: si chiama umanità. Ovvero, cosa vogliamo essere? Per quali valori vivere? Quali ideali coltivare? Non rimanere insensibili al bisogno di aiuto significa continuare a vivere all'insegna di quei valori universali e quanto mai mediterranei che collocano l'accoglienza e l'ospitalità tra i criteri irrinunciabili della vera umanità. 

Mi viene in mente la celebre frase del commediografo latino Terenzio: "Homo sum, nihil humani a me alienum puto”; "Sono un uomo, nulla di umano ritengo a me estraneo". Il nome completo di Terenzio era Publio Terenzio Afro, detto Afro perché arrivato a Roma dall'Africa, come avveniva già ai tempi della Repubblica romana e poi nei secoli successivi dell'Impero. Essere un uomo, cioè, non è solo un dato biologico, è anche e soprattutto un evento culturale: lo si diventa, se si fa emergere l'empatia solidale verso tutti i propri simili. Se invece ti chiudi e respingi, la tua humanitas si restringe e tu sei meno uomo. 

Umanesimo e cristianesimo si abbracciano e si fondono nella difesa della condizione umana, che viene prima di tutte le altre identità: prima della patria, prima della tradizione, prima della convenienza economica. Le parole di Leone non potrebbero essere più esplicite: "Prima di qualunque considerazione intellettuale e convinzione ideologica, l'impatto con le tragedie davanti a noi spoglia di tutto, chiama alla prossimità". Per il Papa la salvaguardia dell'umanità viene prima anche dell'appartenenza religiosa, prova ne sia che la proposta di discriminare l'accoglienza dei migranti su base religiosa privilegiando i cristiani "perché si integrano meglio" (come molti anni fa propose il cardinale Giacomo Biffi, milanese e vescovo di Bologna, e come oggi alcuni tornano a proporre) è del tutto bocciata da Leone, per il quale al contrario "è tempo di riconoscere e affermare che l'appartenenza religiosa non deve mai diventare motivo di discriminazione, quasi che la fede abbia confini e la salvezza invece chiamata universale alla salvezza". Universalità, quindi: ecco il valore che più di tutti armonizza con umanità. 

Sul versante opposto rispetto a quei pastori protestanti che circondano il presidente Trump e ne benedicono ogni atto; sul versante opposto rispetto a quei cattolici che sfoggiano rosari e sognano un'altra battaglia di Lepanto; sul versante opposto di ogni asservimento della religione all'ideologia politica che ritiene la terra e il sangue ("Boden und Blut", diceva il nazista) più importanti dell'umanità, papa Leone ieri ha dato al mondo un'altissima lezione di spiritualità e di politica al contempo. Spiritualità, perché ci ha fatto capire che la nostra vera essenza consiste nell'amore. Politica, o forse meglio geopolitica, perché ha richiamato l'Europa alla sua missione storica: quella di "affrontare la crisi in modo organico, inserendo il primo soccorso in un piano strategico di lungo periodo, capace di accogliere, proteggere, promuovere e integrare i migranti e, nello stesso tempo, lavorando per lo sviluppo, così che nessuno sia costretto a emigrare”. 

Se gli africani lasciano i loro paesi, infatti, è per lo più a causa di una politica economica predatoria. Per questo, più che di remigrazione, è più urgente e più intelligente parlare di nuovi e più giusti modelli economici. 

📩 ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Il nostro cammino in cifre

L'impatto dei nostri contenuti, giorno dopo giorno.

Visualizzazioni