P. Scquizzato 'Se tutto finisce, per cosa vale la pena vivere?'
Paolo Scquizzato è docente di Antropologia teologica presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Si occupa di formazione spirituale, meditazione silenziosa (è fondatore della Scuola Diffusa del Silenzio) ed è guida biblica in Palestina. Propone percorsi di spiritualità in dialogo con la cultura contemporanea ed ha conseguito anche un Master in Meditazione e Neuroscienza presso l’Università di Udine. È autore di numerosi testi di spiritualità, tra cui Se non lo cerchi lo trovi. Introduzione alla meditazione silenziosa (Ed. Paoline, 2025) e Trasformazione. Tu sei ciò che cerchi (Ed. Paoline, 2026).
Abbiamo incontrato Paolo Scquizzato all’interno dell’evento del Festival Biblico 2026, tenutosi a Conegliano (TV) dal titolo “Il potere del limite”. In questa sede Scquizzato ha guidato un’intensa meditazione sul libro del Qoelet, portando i presenti a riflettere sulla domanda ultima che il limite pone ad ogni persona: se tutto finisce e tutto passa, per cosa vale la pena vivere?
Laura Cappellazzo – Partiamo proprio dalla domanda che lei ha posto ai partecipanti alla sua meditazione: ma se tutto passa e tutto finisce allora, per cosa vale la pena vivere?
Paolo Scquizzato – Questa non è una domanda, questa è LA domanda e personalmente, è anche la domanda che mi sta accompagnando in questa fase della mia vita. Il rischio per noi che viviamo in Occidente è pensare che siamo ciò che abbiamo: riteniamo che la nostra identità sia determinata dal nostro corpo, dalle nostre passioni e dalle emozioni. Pensiamo di essere ciò che possediamo: i nostri titoli, i beni, la professione, ma anche il partner, per questo sentiamo dire per esempio: “Se perdo te, perdo il mio mondo, perdo tutto”.
Le tradizioni spirituali invece ci dicono che c’è un’essenza in noi: siamo esseri divini che si stanno manifestando attraverso della materia contingente. Io lo chiamo essere divino, Faggin la chiama coscienza, qualcun altro la definisce energia, o anima, o ancora per la filosofia induista è atman, che significa essenza o soffio vitale. Insomma noi siamo qualcosa di profondo che non è mai nato e non morirà mai, quindi noi attualmente stiamo vivendo una vita che è una manifestazione di questo qualcosa, di questo sé autentico.
Ecco, questo è importantissimo, perché se lo capissimo davvero, se io lo capissi profondamente, si calmerebbe la mia paura. Perché abbiamo paura? Noi abbiamo paura di perdere ciò che abbiamo. Proviamo dolore quando tentiamo di far diventare eterno qualcosa che non lo è. E invece, semplicemente tu sei e se tu sei, se ti percepisci dentro a questo flusso eterno, non hai più paura perché se colpirà la morte, cosa colpirà? Colpirà la forma di manifestazione di questo essere. Tu puoi perdere solo ciò che hai, non ciò che sei. Gesù è stato maestro anche in questo quando dice a chi lo perseguitava: “Voi colpirete questo corpo, ma nessuno mi porterà via ciò che sono”.
LC – Lei incontra molte persone, non solo agli incontri o alle meditazioni, ma anche grazie alla Scuola del Silenzio e alla formazione che offre. La prima domanda banale potrebbe essere: ma davvero ci sono persone oggi, che vogliono intraprendere un cammino spirituale? Invece le chiedo: chi sono le persone che cercano queste esperienze, che si mettono alla ricerca della propria interiorità? Quali sono le istanze che portano?
PS – Sembra incredibile da dirsi ma ci sono sempre più persone in realtà che cercano questi spazi e questi percorsi. Io credo che siamo in un momento di grande crisi religiosa; questo lo dice anche la sociologia, non solo io: nel cattolicesimo per esempio la frequenza attiva arriva ad un 2, forse 3 per cento. Le religioni a mio avviso hanno terminato la loro funzione; non dico che abbiamo fallito ma che adesso stiamo compiendo un passaggio di soglia.
Le persone sono più che mai alla ricerca; hanno abbandonato la religione perché la religione non da più risposte. O meglio, se ci pensiamo, nel cattolicesimo per esempio la Chiesa da una risposta su tutto: dalla nascita, alla morte, fino al dopo morte. È come se fosse già tutto stabilito e quindi chiuso, fermo. Ma le persone non possono stare in un contesto così rigidamente concluso perché la vita non è così, e infatti chi si avvicina alla mia scuola cerca esperienze spirituali.
La religione è quell’istanza che ti dice che arrivi al Cielo tramite delle pratiche. La spiritualità invece è un percorso personale di consapevolezza che ti dice che tu sei già cielo, non hai bisogno di scoprirlo perché lo sei già; non hai bisogno di metterti in contatto con un Divino perché sei già natura divina. La spiritualità oggi, la mistica è estremamente importante, in questo passaggio che stiamo vivendo. Noi dovremmo aiutare le persone a fare esperienza della loro natura autentica, del loro essere divini che si sta manifestando in un corpo, in una materia. Va da sé che un’esperienza di questo tipo toglie quella di un dio capriccioso che vive in un cielo lontano, che da o non da la grazia, l’aiuto o la consolazione in base a qualcosa che fai o non fai. Come dice Bonhoffer: l’umanità è finalmente diventata adulta dal punto di vista spirituale.
LC – L’umanità è diventata adulta, lei dice. Ma come sta l’umanità in senso di esistenza, osservandola da un punto di vista globale?
PS – L’umanità sta facendo un cammino di adultità dal punto di vista spirituale. Questa umanità però credo sia terrorizzata, impaurita e quando uno è impaurito si attacca a tutto. È un po’ l“homo homini lupus” di Hobbes, o detta più semplice “un si salvi chi può” generale. Tutta questa cattiveria, questa violenza, è sintomo di una grande paura che nasce dall’ignoranza. Io credo fermamente ciò che ci porta la filosofia orientale, ovvero che il peccato vero non è il peccatuccio della morale cristiana, ma è l’ignoranza: noi non sappiamo più chi siamo.
Nel momento in cui sono sai più chi sei, allora ti illudi di trovare un’identità nel potere, inteso come avere e successo ed è per questo che il potere è diventato fondamentale: per avere potere, successo, fama siamo disposti a tutto. Abbiamo confuso l’essere con l’avere, ed è per questo che abbiamo paura, perché abbiamo paura di perdere tutto. Ecco che se invece intraprendi un cammino spirituale e conosci chi sei profondamente, la natura divina che è in te, non hai più paura; l’altro non è più una minaccia ma diventa un essere con cui entrare in relazione.
LC – Qualcuno di molto potente nel senso da lei descritto, ha detto “L’unico mio limite è la mia moralità”. Quanto è pericolosa questa frase?
PS – Il presidente Trump, ma come lui molti altri leader mondiali in questo momento, sono l’esempio di quanto stiamo dicendo: quando confondi l’essere con l’avere, tu diventi tutto il mondo e tutto il mondo viene filtrato attraverso il tuo ego. Il tuo ego diventa criterio della tua moralità, delle tue azioni e relazioni.
Invece se si approfondisce la propria spiritualità, si capisce che è proprio il rinnegare se stessi, il rinnegare l’ego, il far cadere il proprio punto di vista assoluto, che ti porta all’essenza della tua umanità. Nel momento in cui fai questo, entri in contatto con il tuo spirito e capisci che è lo stesso spirito che accomuna tutti ed è lì che inizia la vera relazione.
LC – Lei dice che il cammino spirituale è mettersi alla ricerca della natura divina che è in noi e che c’è un aumento di persone che iniziano questo percorso. Mi viene in mente che in effetti anche il mercato lo sa e lo conferma, perché negli ultimi anni a partire dal covid, c’è stata una fioritura di siti, profili social e persino app che propongono percorsi di meditazione a pagamento. Mi verrebbe da affermare che siamo riusciti a monetizzare anche la spiritualità ma non solo, spesso questi percorsi non ci mettono alla ricerca della natura divina che è in noi, ma ci dicono che noi siamo Dio, che noi siamo un dio che tutto può, che ha tutto a disposizione, che volere è potere. Che impressione ha di questo?
PS – Penso che effettivamente esistano tanti mercanti della spiritualità, come sono esistiti i mercanti della religione. È necessario trovare i maestri, non i mercanti.
D’altra parte però penso che non dobbiamo diventare radicali e integralisti, che è altrettanto un rischio: a volte persone che aprono un’applicazione e trovano qualcuno di improbabile, poi magari scoprono lo stesso qualcosa di profondo. Ecco io credo che davvero possano esserci occasioni buone anche se non sembra, forse la Luce passa anche da lì; un po’ come dice la filosofia dello Yin e Yang: dove c’è il nero c’è il bianco, dove c’è la notte c’è il giorno.
La realtà è molto complessa, dobbiamo stare attenti a non diventare presuntuosi e superbi anche nella vita spirituale.
di Laura Cappellazzo
Fonte: La chiave di Sophia
