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Massimo Recalcati: «Piaccio perché affronto la sofferenza»


Lo psicanalista fa sold-out al Bellini di Napoli e parla della depressione dei ragazzi: «Sono pieni di oggetti e senza desideri, che invece tengono accesa la vita»

Un lungo weekend campano, vissuto da vera super star, quello che sta vivendo Massimo Recalcati. Diviso tra i sold- out a teatro, ieri e oggi al Bellini di Napoli, la prima tappa di giovedì sera a Nola in una cattedrale super gremita, invitato dal vescovo monsignor Francesco Marino e da don Franco Iannone suo amico personale. E l’incontro di ieri in mattinata a Scampia all’Università Federico II per parlare del benessere psicofisico degli studenti e quello di stamane all’Istituto Italiano di Studi Filosofici per una relazione sull’arte e la psicoanalisi. La mancanza e il desiderio sono le parole chiavi su cui si articola la sua riflessione da docente, psicanalista e uomo di cultura. E sull’approfondimento di questi concetti Recalcati tiene affollatissime conferenze, scrive libri tutti ristampati più volte, riempie teatri ed è richiestissimo per interviste.


Lei è un fenomeno in pieno crescendo negli ultimi anni. Troppo bravo o l’argomento che tratta è molto affascinante e attuale? 

«Non sono un intellettuale, mi faccia passare il termine: comune. Sono uno psicanalista. Quello che fa la differenza, secondo me, è che il mio lavoro principale è occuparmi della sofferenza delle persone. Ascoltare coloro che stanno male. Credo che questo dia alla mia parola più verità, più autenticità».

Ha individuato un segmento molto particolare. Una sorta di esplosione intellettuale: si sofferma sulle radici bibliche della psicoanalisi.

«Sì, è stata una novità dirompente anche nell’ambiente specialistico. Gli analisti in genere non sostengono la tesi che esistano delle radici bibliche nella psicanalisi. Classicamente si ritiene che la lingua mitica della psicoanalisi sia quella della tragedia greca: di Sofocle del tipo di Antigone, Edipo, Elettra. Dire che esiste una radice biblica dal punto di vista della dottrina è stato dirompente. Una eresia. Io invece ne sono molto convinto».

Quando ha iniziato a lavorare su questa tematica?

«Nel 2004 con la nascita di mio figlio. In precedenza, avevo avuto una diagnosi di sterilità, poi senza nessuna cura sono diventato padre. Non so perché, ma questo mi ha messo in una condizione di ripresa dell’approfondimento della mia giovanile formazione cristiana. Questo è l’incipit del mio interesse per il testo biblico».

E quando ha iniziato a parlare in pubblico di questo suo approfondimento?

«Proprio a Nola nel 2019. Fui invitato da don Franco Iannone a parlare del Padre. In quella occasione per la prima volta in modo aperto parlai della presenza biblica nella psicoanalisi».

Come andò?

«Benissimo. Le parole di incitamento di don Franco e l’entusiasmo del pubblico mi fecero proseguire su questa strada. Da allora si aprì un interesse crescente del grande pubblico verso le mie riflessioni. Pure per questo sono stato ben felice di ritornare in questa città così come sono felice di essere a Napoli con cui pure ho un rapporto di amicizia diciamo ben corrisposto».

Ha parlato della sofferenza delle persone: come mai oggi la depressione è così diffusa tra i giovani?

«Un tempo la depressione accompagnava la fase di declino della vita. Ciò è fisiologicamente normale. La vita invecchiando restringe il suo orizzonte di libertà, di movimento. Negli ultimi venti anni assistiamo invece ad una diffusione epidemica depressiva tra i giovani. Questi sono pieni di oggetti. Non hanno più desiderio. Questa condizione di saturazione della vita rende impossibile desiderare. Il desiderio invece è quel fuoco che tiene acceso la vita».

Il desiderio oggi è seduzione o coraggio?

«Oggi c’è una cattiva lettura del desiderio si confonde con la voglia, con il capriccio, con l’arbitrio. Si è soliti contrapporre il desiderio al dovere mentre il desiderio è la forma più radicale del dovere . Esso ha a che fare con la vocazione della persona. Quando noi riusciamo a desiderare ciò che dobbiamo fare è la beatitudine. Comunemente si dice prima il dovere poi il piacere, seguendo una logica sacrificale. Si deve prima soffrire e poi godere. No, dobbiamo confrontarci con la forza rivoluzionaria del desiderio.”

La psicoanalisi è vista tuttora come un’opportunità solo per i ricchi.

«Nel 2003 ho fondato Jonas - Centri di clinica psicoanalitica che ora ha 35 sedi in tutt’Italia tra cui Napoli, proprio per consentire l’accesso alla psicoanalisi a tutti indipendentemente dal reddito».

L’appuntamento al Bellini ha per titolo (e tema) «Miracoli». Il pubblico che l’ascolterà, probabilmente in buona parte sarà devoto a San Gennaro e alle sue liquefazioni?

«Vedo il miracolo non come un effetto magico o straordinario. L’attesa della liquefazione del sangue è un modo di avere fede nella potenza della vita contro la morte. In fondo il miracolo che si ripete è il miracolo della vita che dice che la morte non è l’ultima parola. Che c’è qualcosa che continua a essere vivo».

di Rosa Carillo Ambrosio

Fonte: Napoli Corriere


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