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Enzo Bianchi "Il bene comune come fondamento per il futuro"

La Repubblica 
  26 agosto 2024
per gentile concessione dell’autore. 

C’è una nozione decisiva per l’umanizzazione, per la qualità non solo dell’essere ma del vivere, anzi del convivere, ed è la nozione del “bene comune”.

Sappiamo che la politica è la ricerca del bene comune nella polis, ma resta vero che oggi ciò che è venuto meno, e dunque impedisce alla politica di avere ragioni convincenti è il bene comune. 

Bene comune significa una ricerca del bene fatta con gli altri, mai senza gli altri, una ricerca che impedisce a sé stessi di essere contro gli altri, in una visione non miope, che limita lo sguardo solo all’oggi, ma tesa a prospettare un futuro. Dobbiamo avere coscienza che, come scriveva Lucrezio nel De rerum natura, “sempre si rinnova l’insieme delle cose, sempre i mortali vivono di scambi reciproci. Alcune specie prosperano, altre declinano, e con rapidità si alternano le generazioni dei viventi: come staffette in una corsa si passano l’un l’altra la fiaccola della vita” (II, 75-79). Non dobbiamo contrapporre le generazioni né dimenticare che esse si sovrappongono e che l’umanità di esse è costituita. Bene comune è un bene da decifrarsi nel tempo, tra l’oggi e il futuro, e nello spazio, tra tutte le culture, tutti i popoli, tutti gli esseri umani a livello planetario. 

Non c’è giustizia se non c’è solidarietà tra i popoli e tra le generazioni, e non c’è solidarietà tra i popoli e le generazioni se non si cerca di instaurare la giustizia. Il bene comune deriva dall’esercizio sempre rinnovato della giustizia e, di conseguenza, della solidarietà, della legalità, dell’equità, della responsabilità. E il fondamento di queste è la fraternità, cioè il riconoscimento di un legame tra tutti gli uomini e le donne del pianeta, fondato sulla coscienza di una dignità di ciascuno di loro. 

Il bonum commune, la pubblica utilitas dovrebbe essere il primo criterio da perseguire con tutti i mezzi in grado di umanizzare ogni singola persona e la vita sociale: non la felicità perché in nome della felicità si può contraddire il bene comune. Bene comune, come bene della comunità, dove si mettono insieme il munus, i munera, cioè gli impegni, i doveri, e i propri doni, perché la polis sia il luogo dove gli umani diventano più umani… E proprio per questo cammino di umanizzazione essi hanno bisogno di perseguire una custodia della terra, con campagne coltivate bene, capaci di fornirci cibo sano e di qualità; con città in cui la vita sociale non è mortificata, ma ordinata, con istituzioni a servizio del cittadino e con una ricerca di vie nuove del vivere insieme, vie che accrescano la cittadinanza e la solidarietà. Ecco cos’è il bene comune, quel bene che vediamo contraddetto da alcune vie perseguite senza freno: il mercato idolatrato, il potere del denaro sempre più esaltato, il profitto della finanza quasi non contestato, l’illegalità sempre più diffusa… Non sono in direzione del bene comune questi esercizi in atto di tirannia possibile in un regime democratico, esercizi ai quali assistiamo quasi senza più indignarci, perché consentiti dalla maggioranza!



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