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Rosanna Virgili "Gerusalemme nella Bibbia è cantata al femminile"

7 Maggio 2024


Come nel passato anche oggi le città vengono pensate e declinate al femminile. Famose le rime di Guccini che chiama la sua Bologna – «la grassa» – o quelle di De Gregori che tratteggia Venezia che «sogna e si bagna sui suoi canali» o uno dei più famosi canti popolari che parla a Roma facendole dei commossi complimenti: «Quanto sei bbella Roma quanno piove»! Non da meno si comportavano i profeti verso le città bibliche e in specie verso la regina di tutte loro: Gerusalemme.

L’autore dell’Apocalisse così la canta: «Vidi la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo» (Ap 21,2). Città che apparteneva ai Gebusei, un popolo oriundo della terra promessa, fu David a entrarvi come re e a condurvi l’Arca dell’Alleanza rendendola la Sposa di Dio. Città della giustizia e della pace, quel giorno tutto il popolo festeggiava insieme al figlio di Iesse: «Davide e tutta la casa d’Israele danzavano davanti al Signore con tutte le forze, con canti e con cetre, arpe, tamburelli, sistri e cimbali» (2Sam 6,5). 

Con la costruzione del Tempio, sulla sommità del monte Sion che su di essa si erge, Gerusalemme diventa meta del pellegrinaggio che i devoti Giudei tributavano a Dio inneggiando i Salmi delle salite: «Gerusalemme è costruita come città unita e compatta. È là che salgono le tribù, le tribù del Signore, secondo la legge d’Israele, per lodare il nome del Signore. Chiedete pace per Gerusalemme: vivano sicuri quelli che ti amano; sia pace nelle tue mura, sicurezza nei tuoi palazzi» (Sal 122,3-7). 

Ma Gerusalemme si dimostrava, allo stesso tempo, fedifraga, facile a tradire il suo Sposo – Il Signore – e a concedersi a molti ingannevoli amanti: «Come mai la città fedele è diventata una prostituta? Era piena di rettitudine, vi dimorava la giustizia, ora invece è piena di assassini! Il tuo argento è diventato scoria, il tuo vino è diluito con acqua. I tuoi capi sono ribelli e complici di ladri. Tutti sono bramosi di regali e ricercano mance. Non rendono giustizia all’orfano e la causa della vedova fino a loro non giunge» (Is 1,21-23): così lamenta tristemente il profeta Isaia ancora quando i suoi abitanti vivevano nel benessere. 

Gerusalemme non si accorgeva di come, via via, non solo i capi si allontanavano dal volere di Dio omologandosi ai potenti del mondo che si curavano solo di sé stessi, ma anche i sacerdoti, i giudici e persino i (falsi) profeti. «Ascoltate la parola del Signore, capi di Sòdoma; prestate orecchio all’insegnamento del nostro Dio, popolo di Gomorra!» (Is 1,10) accusa di nuovo Isaia mentre ancor più aspra è l’invettiva di Ezechiele: «Perciò, o prostituta, ascolta la parola del Signore. Così dice il Signore Dio: Per le tue ricchezze sperperate, per i tuoi idoli abominevoli, per il sangue dei tuoi figli che hai offerto a loro, ecco, io radunerò da ogni parte tutti i tuoi amanti con i quali sei stata compiacente, li radunerò contro di te» (Ez 16,35-37). 

Città donata a Israele, quando quel popolo era un senzaterra, un migrante, uno straniero, luogo dove Dio stabilirà il Suo Luogo (= il Tempio), verrà “gettata a terra” spogliata dalle sue mura, distrutta e tolta ai figli, perduta con l’esilio. Per lei saranno le lacrime di Gesù: «Quando fu vicino, alla vista della città pianse su di essa dicendo: “Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace!”» (Lc 19,41). E ancora: «Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia raccoglie i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto!» (Mt 23,37). 

Il dolore di Gesù verso l’amata Città sgorgava dal destino dei figli, delle generazioni future che avrebbero subìto i danni delle guerre dei padri. Ma se la Gerusalemme terrena è ancora avvolta in oscuri deserti, non così la Gerusalemme celeste: «Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio. E asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non vi sarà più la morte né lutto né lamento né affanno, perché le cose di prima sono passate» (Ap 21,3-4).


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