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Vito Mancuso “Lo Stato deve garantire di vivere in libertà anche la morte. Se essere cattolico significa negare questa libertà, allora io non sono più cattolico”

Intervista di Silvia Bignami al teologo Vito Mancuso sul tema del fine vita, pubblicata su Repubblica Bologna,14 febbraio 2024
"Io credo che uno Stato debba garantire di vivere in libertà anche l'ultimo momento della vita, che è la morte. In questa libertà sta la sacralità della vita stessa. Se essere cattolico significa negare questa libertà, se significa solo obbedienza al magistero, allora io sono credente, ma non sono più cattolico." Il teologo Vito Mancuso è favorevole al fine vita e ragiona sul travaglio dei cattolici, anche tra gli eletti in consiglio regionale, decisi a votare no alla legge proposta dall'associazione Luca Coscioni. "La morte è l'ultima pagina del libro della nostra esistenza - spiega Mancuso - perché non dovremmo consentire a ognuno di viverlo come crede? O dobbiamo costringere le persone a buttarsi dal balcone, come ha fatto Mario Monicelli? Non tutti ne hanno il coraggio".
Mancuso, la Regione ha approvato le linee guida per il fine vita con una delibera, ma non ha fatto una legge. Doveva almeno provarci?
"Non prendo posizione su questo aspetto, non è mio compito e non ne ho le competenze. Tanto più in un mondo in cui tutti prendono posizione su tutto, io le dico che non so se lo strumento sia quello giusto. Quello su cui posso dire qualcosa è invece il tema etico di fondo. E su questo io credo sia giusto che uno Stato garantisca di vivere in libertà anche la morte, che conceda il libero arbitrio su se stessi".
Molti cattolici sono contrari, però, perché la vita è sacra e va protetta. Lei, da cattolico, come risponde a queste obiezioni?
"La libertà della scelta è la vera dimensione sacra della vita e rispettare la sacralità della vita significa rispettare la sacra libertà di scegliere. Quanto al fatto che io sia cattolico... Io sono credente, più che cattolico. E se essere cattolico significa obbedienza al magistero, se significa negare la dimensione della libertà di scelta, allora io non sono cattolico. Forse non lo sono mai stato. Tra l'altro, da credente, aggiungo che la morte non è la fine. Io credo fermamente nell'immortalità dell'anima, e credo che nel momento in cui ci abbandoniamo alla morte, la nostra anima sia accolta in un abbraccio".
La medicina oggi consente di vivere anche quando alcune persone non considerano più vita la loro condizione. A volte è troppo, secondo lei?
"La medicina oggi scinde le dimensioni della vita. La vita è vita biologica, quella del corpo, vita zoologica, nelle sue manifestazioni e interazioni, e vita spirituale o psichica. La medicina riduce tutto al piano biologico, anche quando non ci sono più la dimensione zoologica e quella psichica. Ti mettono lì attaccato... non è neanche corretto dire "come un vegetale" perché la vita vegetale è più ricca. Poi certo, qualcuno può sopportare anche questo, ma non vedo perché si debba impedire di morire a chi non riesce a vivere così".
La domanda è in parte anche questa: perché negare una scelta, anche non volendola mai fare. Perché secondo lei?
"La verità è che nemmeno io lo capisco. Si tratta probabilmente di tabù irrazionali, difficili da superare. Ci sono Paesi di grande civiltà, da cui potremmo imparare tanto. In Svizzera ci sono associazioni che accompagnano i malati nell'ultimo corso della loro vita verso il suicidio assistito, o l'eutanasia. Sono parole che hanno un'accezione negativa per molti, che fanno paura. Ma dietro queste etichette c'è sempre solo una cosa: la libertà. Libertà di scegliere. E perché anche la morte non va scelta? Morire non è che l'ultima scelta del vivere. Si sceglie continuamente come vivere, alcuni di noi hanno una vita tranquilla, altre avventurosa, perché non dovremmo scegliere anche come scrivere l'ultima pagina della nostra esistenza? Sarebbe bello poter dire, alla fine della propria vita: grazie Stato, che mi hai reso libero, anche di morire".

(dalla pagina facebook di Vito Mancuso)


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