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Paolo Crepet «C’è chi si approfitta del dolore in un mondo pieno di disperati»

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intervista a Paolo Crepet a cura di Andrea D'Orazio

«Non so se l’autore (o gli autori) della strage si è ispirato davvero a qualche sedicente esorcista. Quel che è certo è che siamo in un mondo di disperati e c’è gente che approfitta di questa disperazione, gente che davanti alla necessità della cura e della scienza propina soluzioni assurde, indicando vie che non esistono per guarire o far vivere meglio gli altri».

Riflettendo sul triplice delitto di Altavilla Milicia - e prendendo spunto da alcuni video postati su Facebook da Giovanni Barreca in particolare quello su Roberto Amatulli, l’ex parrucchiere autoproclamatosi pastore evangelico e guaritore e che ha peraltro smentito di conoscere Barreca - lo psichiatra Paolo Crepet prova ad allargare lo sguardo oltre al fatto di cronaca, pensando «a quei milioni di italiani che ancora oggi, nel 2024, cadono nella rete dei santoni». Ma lo studioso, consapevole del fatto che in questa vicenda sette e movimenti pseudo religiosi c’entrano poco o nulla «salvo smentite da parte degli inquirenti», precisa subito che «davanti a un crimine tanto efferato non c’è circonvenzione o comportamento da incapace che tenga».

E quindi, professore?

«Mi auguro che i magistrati non tengano conto delle giustificazioni di chi si è macchiato di un delitto così atroce, per quanto deliranti possano essere: che non ci siano sconti di pena. Perché dietro questi episodi può esserci di tutto, anche un’induzione da parte di qualcun altro ad uccidere, e per carità, pure un disturbo mentale, ma ci sono anche contesti di violenza, nuda e pura, e non credo che, nel caso di Altavilla, il marito portasse dei fiori alla moglie prima di ucciderla».

Ma esistono delle forme di «religiopatia», patologie mentali indotte da credenze o culti? Insomma esiste o no un fanatismo religioso con deriva psichiatrica?

«Vorrei fare una premessa. Ognuno può essere fanatico di qualcosa, e fin che questo si limita a una dimensione privata e individuale o privata che non fa male a nessuno, allora il fanatismo può essere addirittura definito “libero pensiero”. Il problema è quando diventa leva per limitare o eliminare la libertà degli altri, o peggio ancora togliere la vita, e la storia, purtroppo, su questo fronte è costellata di vittime e carnefici, da coloro che inducono a non ricorrere alla scienza per curare una malattia a chi ammazza senza pietà in nome di qualche entità. Detto ciò, sì, esistono patologie derivanti da credi e culti, come il delirio mistico, il delirio messianico, il delirio collettivo».

Può essere il caso di Barreca e dei suoi presunti complici?

«Può essere, e può anche essere che la religione qui sia stata mutuata da persone affette da disturbi psicotici, e da tempo. Ma se è vero questo, allora mi chiedo come è possibile che nessuno se ne sia accorto prima, non dico nel contesto domestico in cui è accaduta la strage, probabilmente assoggettato dal padre-marito, ma all’esterno».

Guardando a quali indizi? Quelli emersi sulle pagine social di Barreca?

«Macché! Un social network non può essere certo un rilevatore di patologie psichiatriche. Se una persona ha veramente un disturbo psicotico, altro che “indizi”: nel nostro linguaggio medico-scientifico si parla di “produzione di sintomi”, perché sono tanti e certamente non si manifestano qualche ora prima o qualche giorno prima di un evento così tragico come quello che stiamo raccontando, ma ben prima. La domanda, allora, resta: perché nessuno se n’è accorto? E se qualcuno ha capito, perché non ha allertato chi di dovere?».


Fonte: Il Giornale di Sicilia

 

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