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Papa Francesco sul sesso «Il piacere non è un peccato». La teologa: svolta nel linguaggio

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intervista a Marinella Perroni a cura di GIOVANNI PANETTIERE

Il male non è il sesso, ma la lussuria, «la cosificazione dell'altro». Un demone che deturpa il piacere sessuale, di per sé «dono di Dio». Il Papa esplicita ancor più la sua presa di distanza dalla visione oscurantista della sessualità che ha dominato per secoli la dottrina cattolica, almeno fino al Vaticano II. Lo fa dando seguito alle sue catechesi sui vizi e le virtù cristiane e parlando, primo Pontefice a dirlo senza equivoci, della virtù della castità da non confondere con l'astinenza sessuale: «È la volontà di non possedere l'altro».

 

Professoressa, sta mutando il linguaggio della Chiesa sulla sessualità? 

«È cambiato e lo dimostra anche l'udienza generale di ieri del Papa. Si è fatta largo una visione positiva della sessualità - risponde Marinella Perroni, docente emerita di Nuovo Testamento al Pontificio Ateneo Sant'Anselmo di Roma -. In passato abbiamo avuto grosse riserve sul sesso e il piacere sessuale, sì pensi solo alla riflessione dei padri della Chiesa e di Sant'Agostino, in particolare, che ha dominato per secoli. Oggi, invece, si é recepito il cambiamento antropologico e culturale in materia. La sessualità è vista come un'espressione dell'umano al cui interno si possono annidare le scelte per il bene come quelle per il male. Non diversamente e non più delle altre dimensioni della nostra vita». 

Insomma li sesso non è più l'unico ricettacolo dei peccati da confessare? 

«Si, non è la sfera condannata per eccellenza. Ha un repertorio molto vasto di opzioni del male, dal possesso alla "cosificazione” e la mercificazione dell'altro, ma puó essere anche un'occasione di realizzazione del bene» 

Che cosa spinge Bergoglio ad impiegare un lessico più diretto e colloquiale sull'affettività, a lungo ritenuta tabù dalla Chiesa? 

«Questo è il suo approccio pastorale e magisteriale su ogni argomento, non esclusa la sessualità. IlPapa privilegia un tratto colloquiale, cerca una conversazione, vuole l'incontro con le persone, con tutti i rischi connessi a questo stile». 

Quali? 

«La colloquialità procede per approsimazioni, non per affermazioni. Può portare anche a delle ambiguità. Bergoglio tuttavia ha scelto questo genere di approccio che sta diventando anche magisteriale. Quest'ultimo termine, pur se perde un po' di rilevanza, finisce per esprimere uno spazio in cui si può conversare e non versare solo» 

Come si spiega questo parlare del Papa sulla sessualità da non condannare senza però alcun riferimento al matrimonio che, Catechismo alla mano, resta la cornice unica di una relazione affettiva in senso cristiano? 

«Pur se la Chiesa si rifiuta di tematizzare la sessualità alla luce delle nuove prospettive antropologiche e sociologiche, potrebbe finalmente essere un'indicazione secondo la quale le nozze non sono più il solo contesto in cui supporre il sesso. Piuttosto è la sessualità a rappresentare uno spazio all'interno del quale si colloca anche la dimensione del matrimonio. Lo scostamento rispetto al passato è in corso. Quanto al Catechismo, ha più di trent'anni, non è un documento qualsiasi, è vero, ma non é infallibile ed è uno strumento che sta dentro la grande riflessione teologica e dottrinale della Chiesa,non viceversa». 

Le nozze, però, restano l'ambito privilegiato della sensualità? 

«Sì, rimangono la forma auspicata per un vissuto di relazione nell'ottica cristiana» 

Ha fatto bene Francesco a chiarire che la castità é altro dall'astinenza sessuale? 

«Sì, ma va sempre ricordato che questo senso del rispetto per gli altri secondo Gesù non è limitato al sesso. Esiste anche, per esempio, sul fronte del linguaggio. I social mettono a dura prova questa forma di castità.» 

L'insistere del Papa contro le lussuria, con rimando ai fatti di cronaca nera dei nostri giorni, testimonia una crescente sensibilità della Chiesa sui femminicidi? 

«Questa non può non crescere di fronte allo tsunami che si sta abbattendo sulla società. Il problema non è essere sensibilmente coinvolti, ma il trovare le parole giuste per entrare dentro il fenomeno, capirne le radici ed individuare le modalità giuste per affrontarlo. E a riguardo i vescovi non sono tutti uguali».


Fonte: Quotidiano Nazionale 


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