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Enzo Bianchi "Perché è giusto benedire le coppie omofile"

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La Repubblica 
  8 gennaio 2024
per gentile concessione dell’autore. 

Da tempo l’antropologia e soprattutto la visione della sessualità e del suo esercizio sono mutate profondamente nel nostro Occidente. Purtroppo, la Chiesa di fronte alla novità si è, ancora una volta, intimorita e ha riaffermato le sue posizioni tradizionali, talvolta indurendole. Ma negli ultimi anni le chiese del Nord Europa – Germania, Olanda, Belgio – chiedono una revisione dello sguardo ecclesiale su alcune realtà che oggi si impongono e domandano una nuova interpretazione che non comporti più l’esclusione o la marginalizzazione dalla comunità cristiana per coloro che le vivono. 
All’itinerario del recente sinodo si sono alzate voci di vescovi e di intere conferenze episcopali che hanno chiesto una diversa valutazione e una misura di misericordia. 
Le richieste non sono in contraddizione al messaggio evangelico né alla grande tradizione. 
Non si chiede infatti la possibilità del sacramento del matrimonio per chi vive una relazione omofila stabile, ma semplicemente la possibilità di una benedizione. Ora, nella tradizione cristiana la benedizione è rivolta a Dio oppure a uomini e donne diventati servi del Signore e chiamati dal Signore a una missione di salvezza. 
Le cose che esistono sono già tutte benedette, opera della bontà di Dio! Nella Bibbia non si benedice una cosa ma si ringrazia Dio che l’ha creata. 
Non esiste una realtà non benedetta e che poi con la benedizione muta la sua qualità. D’altronde, è la dottrina dei rabbini: si può benedire ogni cosa perché questo significa ringraziare e lodare il Signore per la cosa che ci ha donato. 
Ecco perché credo sia possibile una benedizione per le coppie che vivono stabilmente una relazione contraddittoria come quella omofila. 
Queste persone possono essere benedette perché come uomini o donne e come cristiani sono molto di più della situazione che vivono. 
Volendo usare il linguaggio ecclesiale, sono nel peccato e se si invoca su di loro la benedizione non si benedice il loro peccato né lo si approva. Al contrario, una benedizione è sempre un appello, una chiamata a lodare Dio con la propria vita e il proprio comportamento. 
Concretamente se una madre o un padre hanno un figlio omofilo forse non lo benediranno? Gli rifiuteranno forse la benedizione che secondo la Bibbia è compito dei genitori sui figli? Con la recente Dichiarazione Fiducia supplicans sul senso pastorale delle benedizioni del Dicastero per la Dottrina della Fede Papa Francesco ha mostrato, ancora una volta, di voler essere maestro di grazia, di misericordia. Ma subito nella chiesa si sono levati molti che si sentono chiamati a un ministero di condanna, spioni dei peccati altrui per giudicarli. Sì, la profezia del Papa precede molti vescovi e anche grandi porzioni del popolo di Dio. È necessario far comprendere che la presa di posizione di Francesco non muta ciò che il Vangelo chiede ma usa misericordia. 
Diceva Pietro il Venerabile: “Meglio andare all’inferno per essere stato troppo misericordioso piuttosto che andare in paradiso senza aver conosciuto la misericordia di Dio”.


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