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Rosella De Leonibus "Educazione sentimentale per adulti, è urgente!" - 3

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rubrica Psicologia

…Non mi lasciare, / non piangerò più / non parlerò più, / mi nasconderò lì / a guardarti / danzare e sorridere / e ad ascoltarti / cantare e poi ridere, / lasciami diventare / l'ombra della tua ombra, / l'ombra della tua mano, / l'ombra del tuo cane, / ma / non mi lasciare…
da “Ne me quitte pas”, di Jacques Brel
È con parole simili a quelle di questa indimenticabile canzone che si esprimerebbe una persona che non fosse ancora consapevole di essere incastrata in una relazione connotata dal breadcrumbing.
Cos'è il breadcrumbing? Alla lettera è "spargere briciole", come si fa per attrarre gli uccellini su un davanzale? E’ Una formula di rapporto interpersonale, dove da un lato vengono trasmessi pochi segnali vaghi e forse contradditori, che restano profondamente ambigui, e dall’altro lato c’è la speranza che queste poche briciole diventino un nutrimento vero, diventino un incontro pieno; speranza che diventa attesa vana, attesa che diventa e attenzione ipervigile ai segnali stessi, attenzione spasmodica a immaginare come reale quello che manca; mancanza che diventa negazione del dolore e della frustrazione e delle ferite che questo tipo di relazione produce.
Chi propone una formula del tipo del breadcrumbing non va oltre il flirt, non procede oltre una frequentazione occasionale, non intende sbilanciarsi su progetti futuri, ma utilizza opportunamente microsegnali di contatto affinché l’altra persona continui a sentirsi legata, continui a sperare, a restare in attesa, per essere immediatamente disponibile ad aprire il becco e mangiare avidamente la piccola briciola che intanto sarà stata lanciata.
Sono ascrivibili alla formula del breadcrumbing le relazioni che non iniziano mai, quelle che rimangono sospese, quelle che sembrano improvvisamente poter evolvere, ma non sfociano mai in un impegno condiviso. Lo descrive efficacemente bene il dizionario inglese MacMillan: "qualcuno invia messaggi o lancia segnali che suggeriscono interessamento, mentre in realtà è sottintesa la reale intenzione di non iniziare una vera relazione".
MANIPOLARE PER AVERE CONTROLLO
C’è manipolazione emotiva, in questa formula di rapporto? Certo che sì, lo sbilanciamento forte del potere nella relazione lo chiarisce subito. Io ti cerco, ma se mi cerchi tu, mi nego. Io mi assento e scompaio appena dopo averti agganciato, ma se sei tu che ti assenti, allora io ti cerco, neanche troppo vistosamente, mando solo piccoli segnali, ma so che tu li coglierai perché hai fame delle briciole che ti ho dato in pasto e ne vuoi delle altre, sembrano così buone...
Semino briciole, come i pescatori che “pasturano” le anse dei fiumi, sapendo che l’indomani i pesci torneranno per avere cibo di nuovo, e so che allora ti prenderò facilmente all’amo. Abboccherai di certo alla mia proposta di un incontro intimo, alla mia richiesta di un qualche altro tipo di favore, magari anche denaro o un regalo costoso, oppure ti prometto la cosa che hai sempre sognato, ma certamente non definirò né come né quando, lascerò spazio ai tuoi sogni perché facciano apparire reale nella tua mente quello che per me è solo un’esca per pregustare quanto potere ho su di te.
Questa ambivalenza è la mia arma segreta, come una specie di apparizione magica, eccomi che arrivo, anche non direttamente, perché magari mi presento con un messaggio, con uno stato di whatsapp, con un mio post ambiguo sui social, con un commento o un like sul tuo profilo Instagram. Ti tengo a bagno maria, perché così intanto ti avrò agganciato e, quando vorrò, tirerò la lenza ed eccoti all’amo.
INDURRE INSICUREZZA
Pian piano, a forza di briciole, entrerò nel tuo hard disk mentale, imparerai a ragionare come fa comodo a me, anche in mia assenza. Se io mi allontano, ti domanderai mille volte cosa hai sbagliato. Penserai di avermi deluso, di non essere abbastanza… non abbastanza interessante, non abbastanza capace di fare a meno di me, non abbastanza veloce ad afferrare la briciola, a cogliere l’attimo in cui arriva, a dirmi di sì appena appaio all’orizzonte… Allora ti verrà in mente che la strategia migliore per avermi è non protestare mai, non chiedere nulla, e restare semplicemente in attesa che le mie briciole cadano su di te come manna dal cielo che dovrai mangiare subito, con gratitudine e fame, perché sennò scompariranno. E in cuor tuo arriverai a coltivare la speranza che, mantenendoti paziente e in fiduciosa passiva attesa, un giorno avrai l’intero pane, non più solo questi frammenti.
La tua ansia e il tuo dolore silenziosi, quelli che intanto stanno mangiando brano a brano la tua autostima, sono preziosi per me, perché così tu diventi più debole, hai più fame, e ti mangerai anche le croste ammuffite. Nel controllare te, nell’averti sul mio schermo mentale come attraverso una telecamera di sorveglianza (perché anche se non mi manifesto, ti controllo sempre, lateralmente, per poterti buttare una nuova briciola quando stai per capire il gioco), mi sento forte e potente. I tuoi sentimenti feriti? Le tue speranze deluse? Le tue accuse e le recriminazioni con cui, al momento dell’esasperazione, mi confronti, per me sono una profonda soddisfazione, il segno visibile della mia efficacia. Dovrò solo decidere se tacitarti con una nuova briciola o farti sentire in colpa, in errore per la tua assurda pretesa e la tua ingratitudine davanti alla mia magnificenza.
Chi si trova incastrato in questa formula tossica di rapporto (ma dovremmo dire, più spesso, al femminile, incastrata, perché per la disparità di potere che c’è ancora tra i sessi e la sensazione di dover dipendere dalle scelte dell’altra persona è comunemente declinata al femminile), fa molta fatica a rendersi consapevole dei meccanismi manipolatori a cui soggiace. Si scivola pian piano nella sensazione di aver sbagliato qualche mossa nel gioco della relazione, si immagina di poter fare qualcosa, o doversi astenere da certe azioni, per poter rovesciare le sorti del rapporto e aver diritto a qualche briciola in più.
La trappola è la seguente: attribuisco a me stessa, sulla scorta del suggerimento implicito o esplicito del breadcrumber, la causa di questa avarizia affettiva del partner, e mi illudo di poterne cambiare prima o poi il comportamento nei miei confronti. Se poi succede di accettare briciole per anni e anni, si arriva facilmente alla conclusione che questo è ciò che meritiamo, che non possiamo accedere a nulla di migliore, che tanto è così che vanno le cose, che soffrire fa parte dell’amore, e vai con autolesionismi emotivi di questo tipo.
CONTROLLARE IL CONTROLLANTE
L’attenzione di chi subisce si sposta pericolosamente sul comportamento dell’altro, a decifrarne le regole implicite, come in un gioco di scacchi, dove devo evitare di trovarmi bloccata all’angolo della scacchiera. Controllare il controllante sembra allora la strategia migliore: se non faccio o non dico questo, se mi pongo così o cosà, posso far cambiare il gioco. Mi dimentico che l’altro è un professionista, e che al suo cospetto io maneggio solo da dilettante il perverso strumento della manipolazione emotiva. Al contrario, l’unica via per liberarsi da tale relazione tossica è tornare a centrarsi su di sé, e prendere sul serio le proprie sensazioni di malessere, non minimizzarle più, non immaginarle temporanee o frutto di un proprio errore, perché è proprio così che entriamo nella trappola e ci chiudiamo il lucchetto da sole.
Tornare alle proprie sensazioni, prenderle sul serio, seguire come evolvono in relazione alle azioni del breadcrumber. Accorgersi che all’inizio c’è attesa e speranza, c’è un attimo breve di entusiasmo e gratificazione, ma poi seguono lunghi giorni amari e confusi, affannosi tentativi di cercare un senso, ansiose attese di un nuovo segnale, e piccole speranze che si riaccendono, mentre nel tempo ci sentiamo più deboli e il nostro orizzonte si chiude pericolosamente su questa vicenda. Domandarci con onestà se è questo che vogliamo da una relazione, se crediamo davvero che possiamo farci bastare le briciole, se crediamo davvero che questa persona, proprio questa, non quella idealizzata che abbiamo costruito nella nostra mente, potrà darci l’amore che gli stiamo offrendo, quello che a noi sta costando tanta sofferenza muta.
USCIRE DALLA TRAPPOLA
Accorgerci di quanto fa male è solo il primo passo. Il secondo è destrutturare l’idealizzazione di chi ci fa del male, guardare questa persona nell’insieme, in un quadro unitario, e non a spot, come avviene con la luce stroboscopica, dove si vedono solo immagini staccate, tra le quali la nostra mente, per non entrare in dissonanza cognitiva, selezionerà quelle migliori e allontanerà dalla percezione quelle indesiderate, ingannandosi sulla loro marginalità.
Spesso è necessario uno sguardo esterno per accorgersi dalla trappola, e l’amico, l‘amica, il familiare che ci somministra la doccia gelata della consapevolezza non sarà certo un “ambasciator che non porta pena”… Ci ribelleremo come un gatto arrabbiato al tentativo degli altri di farci aprire gli occhi, ci preoccuperemo di difendere l’immagine del breadcrumber oltre ogni evidenza. È difficile mettere in discussione se stesse e le proprie scelte quando siamo sottilmente consapevoli che entrambe sono state ampiamente manipolate. Bisognerebbe ammettere di essersi lasciate trasportare in un gioco che gratifica solo l’altro; tuttavia qualcosa comincerà a scalfire il muro di omertà che abbiamo costruito intorno a questa relazione, e da lì può cominciare il cammino di autoliberazione.
Come non cadere di nuovo in simili trappole, che sono una delle tante forme della dipendenza affettiva, è un altro grande tema a cui daremo spazio su queste pagine.







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