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Michela Murgia, le sue idee, il dibattito: legittimo discutere e farsi domande

Non accenna a scemare il dibattito scaturito all’indomani dei funerali di Michela Murgia. È un bene, se lo si fa con carità, nella verità.

Dunque, Murgia che si è sempre detta cattolica ha voluto e ottenuto i funerali in chiesa. Il rito funebre per i cattolici è un momento delicato e importante per la persona scomparsa, per coloro che le volevano bene, per chi partecipa. La Chiesa prega perché il Signore perdoni i peccati che chi riposa nella bara ha commesso per la fragilità della condizione umana e doni conforto a chi è prostrato dal dolore. La morte è una cosa seria, non va banalizzata in alcun modo. C’è chi al suo passaggio sbanda nel rapporto con Dio e chi, al contrario, si fa più pensoso, pone domande, cerca risposte, interroga.

Dio nessuno l’ha mai visto, Gesù di Nazareth ce lo ha rivelato. Da quei giorni, però, ci separano – per adesso – 2000 anni: questo “grande fossato” potrà mai essere calmato? Se sì, quale ponte possiamo attraversare senza il rischio di precipitare nel torrente sottostante? I cattolici dicono: la Chiesa, che procedendo a ritroso affonda le radici in quel tempo, in quei luoghi. Sarà tutto vero? È vero, per esempio, che Maria fu assunta in cielo? La Chiesa ce lo conferma, il dogma è questo. Siamo, naturalmente, nell’ambito della fede cristiana e cattolica. La sorella Michela, di questa Chiesa, come me, come tanti, si è detta figlia. Come me e ogni essere umano ha avuto pregi e difetti. Nessuno si arroghi il diritto di giudicare le sue azioni. I peccati i cattolici – dal Papa all’ultimo dei miserabili – li confessano nel segreto del tanto bistrattato e incompreso confessionale.

Michela non è stata una donna qualsiasi, ma un’intellettuale schierata politicamente, con idee ben chiare sui temi più scottanti che tengono acceso il dibattito culturale, religioso, politico. Dibattito in cui la Chiesa non poteva, e non può, fare a meno di scendere in campo, se non vuole peccare di omissione e di codardia. La guerra russo-ucraina vede papa Francesco, con le armi che ha a disposizione: la preghiera, la diplomazia vaticana, e l’autorità morale che lo accompagna, intervenire a favore della pace. L’operato del Papa e della Chiesa viene salutato da tutti, capi di Stato, intellettuali, politici di ogni schieramento, gente semplice, con grande rispetto e riconoscenza. Che la Chiesa abbia a cuore la vita umana – sant’Ireneo: l’uomo vivente è la gloria di Dio – dal concepimento alla morte naturale è risaputo. Il perché è sotto i nostri occhi: tutti, anche chi è favorevole all’aborto è stato un piccolo puntino nel grembo della mamma. È una cosa seria, in ballo c’è la vita umana. La donna esercita diritti sul suo corpo, è vero, ma è altrettanto vero che c’è un essere umano che è troppo piccolo per potersi difendere. Qualcuno, magari un avvocato d’ ufficio, può tentare di dare voce alla sua flebile voce? Può chiedere di prendere in considerazione, oltre ai sacrosanti diritti della donna incinta, anche quelli del bambino non ancora nato? Ci siamo arricchiti o impoveriti? Quanti ragazzi, oggi, salvati dalla fogna all’ultimo momento, sono felici di vivere? È possibile perseguire questo et-et senza farci inutilmente male? Sì? Facciamolo. L’utero in affitto, per chi scrive, è un obbrobrio, per altri no. Alle donne povere dei Paesi poveri prima abbiamo rubato le braccia, poi il loro corpo per la nostra insana libidine, infine i loro figli che facciamo nascere, a pagamento, su commissione.

La Murgia nel suo capolavoro “Accabadora” parla dell’adozione da parte di Bonaria Urrai di una bambina di pochi anni, quarta figlia di una vedova povera. Maria sarà per lei una “figlia d’anima”. I genitori di mio padre, pur avendo messo al mondo diversi figli, accolsero in casa due “ figli della Madonna”, come venivano chiamati i bambini abbandonati presso il brefotrofio di Napoli. Questi miei zii, fino alla morte, andarono alla ricerca delle loro mamme, delle loro storie. Altra cosa è l’utero in affitto. La Chiesa ha preso posizione, come per la guerra, come per l’aborto.

Michela ha combattuto su posizioni opposte a quelle della “sua” Chiesa. Così ha ritenuto di fare, era suo diritto, ha fatto le “sue” battaglie. Per questo motivo è stata osannata da chi la pensa come lei e avversata da chi si trova sul fronte opposto, è normale. Così come è normale che da un punto di vista della fede cristiana cattolica qualche domanda la gente se la ponga. E non credo inadeguatamente. Rientra nei loro diritti di cittadini liberi e di credenti. Le idee sono fatte per essere discusse, accolte, confutate, rigettate. Le idee non muoiono con noi. Riposa in pace, Michela.


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