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Vito Mancuso: «Un hacker mi ha rubato l’identità su Facebook, in fumo anni di lavoro. Il riscatto? Non glielo pago»


Circa un mese fa Vito Mancuso ha avuto un'amara sorpresa: la sua pagina Facebook, che contava una community di 105mila persone, gli è stata sottratta da un hacker.
Così, dopo 13 anni, ha dovuto trasferire tutto il suo lavoro su una nuova pagina, che vi invitiamo a seguire per dare all'autore tutto il nostro supporto: Vito Mancuso filosofo teologo


Il teologo ha fatto denuncia alla polizia postale: «È un pirata turco, gli ho anche scritto. Mi ha cancellato i post». Poi la confessione: «Sono uscito da Twitter, non voglio avere niente a che fare con Elon Musk»

Vito Mancuso: «Un hacker mi ha rubato l’identità su Facebook, in fumo anni di lavoro. Il riscatto? Non glielo pago»

Svegliarsi una mattina e accorgersi che, tutto d’un colpo, tanti anni di lavoro «virtuali» su Facebook sono in ostaggio a un pirata informatico. «Provo grande rabbia per quello che vivo da alcune settimane», spiega il teologo Vito Mancuso, 60 anni, autore di best seller da oltre centomila copie.

Vito Mancuso cosa è successo alla sua seguita pagina Facebook?

«Io e i miei collaboratori avevamo costruito una comunità da 105mila follower, postavamo articoli che avevano decine di migliaia di lettori e tanti commenti. Non a caso avevamo ottenuto, persino, la spunta blu da Menlo Park. Poi mi hanno segnalato che c’era qualcosa che non andava. Così, collegandomi, ho avuto l’amara sorpresa di scoprire che avevano piratato la mia pagina».

Cosa ha provato?

«Disagio che, poi, ha ceduto il passo alla rabbia perché questa pagina era stata costruita giorno dopo giorno: tredici anni di lavoro mio e dei miei collaboratori che, improvvisamente, sono andati distrutti. L’hacker ha iniziato la sua azione eliminando prima tutti gli amministratori che avevo nominato. Poi ha continuato cancellando molti post, album e la mia foto dal profilo. Infine si è impadronito anche della mia pagina su Instagram».

Hanno piratato anche la sua pagina Instagram?

«Sì ma almeno quella sono riuscito a riaverla. Ho presentato una denuncia alla polizia postale e gli agenti sono riusciti a riprenderla. Purtroppo, lì c’è solo un decimo del lavoro svolto su Facebook».

Come procedono le indagini?

«La polizia sta indagando e mi hanno detto che prossimamente faremo un punto della situazione. Purtroppo, da Facebook non ho ricevuto alcuna risposta sulla restituzione e l’hacker adesso ha, persino, cambiato il nome da “Vito Mancuso” in “Fantasy Expert KJ”. Capisco che si devono occupare di tre miliardi di utenti ma la rivorrei e, per questo, lancio un appello».

Che appello?

«Diffidare di eventuali contenuti che possono essere pubblicati e prego tutti di segnalare la pagina sottrattami con la frode da questo pirata che pare essere un turco con già all’attivo altre “imprese” simili».

È in contatto con l’hacker?

«Sì, gli ho scritto che non intendo pagare alcun riscatto. Del resto, non ho mai investito un solo cent per sponsorizzare i miei post o per altre strategie di marketing sui social network. Vorrei anche che sapesse che non è la prima volta che mi accade che qualcuno rubi la mia identità sui social».

Non è la prima volta che le rubano l’identità su Facebook?

«No, quella pagina ora in mano al pirata la creai su consiglio di mia sorella».

Cosa le consigliò sua sorella?

«Lei tredici anni fa, mi mostrò per la prima volta Facebook per farmi vedere come un tizio, senza la mia autorizzazione, avere creato una pagina con il mio nome e la mia foto. Così, lei mi consigliò di aprirne una. Io devo ammettere che ero restio vuoi per l’età, vuoi perché non confondo la mia solida vita reale con quella virtuale. Così pensai di risolvere la faccenda legalmente facendo scrivere al mio avvocato delle lettere di diffida alla persona si era impossessato della mia identità. Non ottenemmo alcun effetto e, così, accettai il suggerimento di mia sorella. Aveva ragione perché la pagina gestita da me, ben presto, oscurò per numero di follower quell’altra».

In attesa degli sviluppi dell’indagine, cosa farà?

«Come avvenne allora ho creato una nuova pagina che lentamente si sta ripopolando. Ricomincio serenamente da qui, senza prestarmi a nessun ricatto e a nessun riscatto».

Non si sente violato nel suo intimo?

«No. Guardi, non ho mai sentito che la mia vita fosse influenzata, o peggio, dipendesse dalla mia presenza o meno sui social network. I like non cambiano di una virgola il mio umore forse perché ho 60 anni e ho vissuto quasi mezzo secolo senza i social e le sue dinamiche».

Cosa pensa dei social?

«Li vedo esclusivamente come uno strumento di comunicazione professionale da non confondere mai con la vita reale che tale deve rimanere, senza confusione. Per questo motivo non ho mai pubblicato foto o eventi che riguardassero la mia sfera privata. Per me i social sono uno spazio dove gli articoli che pubblico sui quotidiani possono vivere di più e lo stesso avviene per i passi dei miei libri».

Il rapporto con i follower spesso è controverso. Qual è stata la sua esperienza sino a oggi?

«Il mio è piacevole vedere come vecchi e nuovi lettori ti seguano anche virtualmente. Ogni tanto ho anche postato interventi originali che non avevano prima trovato concretezza né sui libri né sui giornali. La pagina Facebook è stata anche uno strumento ottimo per segnalare ai follower la mia presenza a dibattiti o presentazioni».

Come mai ha chiuso il suo account su Twitter lo scorso novembre?

«Twitter per me è stato uno strumento importante non tanto per cinguettare, quanto per ascoltare i cinguettii degli altri. Per questo non è stata una scelta facile ma guadagno anche la certezza di aver fatto qualcosa contro la prepotenza . Io non voglio avere a che fare con Elon Musk. Mi sento come Don Chisciotte ma, ogni tanto, è bello e onorevole combattere contro i mulini a vento».

Fonte: Corriere


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