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Simona Segoloni "Un Otto Marzo fuori dai recinti"

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8 marzo 2023

Ciò che può davvero rallegrare nella Giornata internazionale della donna è che questa ricorrenza, come la questione femminile e le conquiste verso una reale parità e reciprocità fra femmine e maschi, diventi un motivo di interesse e un obbiettivo per tutti. Non più una ricorrenza di nicchia o un esercizio di retorica per un giorno, ma tempo e spazio condivisi per costruire un altrove che tutti e tutte desiderano.

Cose “di donne”, cose di Chiesa

È stata proprio questa la percezione che ha potuto avere chi, il 23 febbraio, era presente all’Istituto Giovanni Paolo II, quando Anne-Marie Pelletier ha presentato la traduzione del suo ultimo testo sul rapporto fra donne e chiesa (La Chiesa e il femminile. Rivisitare la storia per servire il Vangelo), pubblicato da Studium come primo volume della nuova collana dell’Istituto.

I temi toccati dalla biblista francese sono stati molti e diversi, ma ciò che merita di essere notato è che si è parlato di questione femminile non come se fosse un tema di “morale familiare”, ma – come effettivamente è – come una questione antropologica ed ecclesiologica. Infatti, discutere delle donne come se questo riguardasse la morale sessuale o le relazioni coniugali (che pure non sono estranee al tema) potrebbe portare a pensare che la differenza sessuale – in realtà, le donne, perché in contesto androcentrico sono solo loro ad essere considerate “differenti” e quindi a dover essere spiegate – sia un tema che interessa la Chiesa solo là dove la differenza sessuale ci è indispensabile: la procreazione e le relazioni che ruotano intorno ad essa. Del tutto al contrario, nel dialogo con Pelletier che ho avuto l’onore di animare è stato molto chiaro come non fossero in gioco le relazioni familiari (anche, forse) ma la forma della Chiesa di domani.

Tradizioni smascherate dal Vangelo

Come nel suo libro Pelletier non nasconde alcun problema e con estrema chiarezza denuncia le incongruenze fra la vita ecclesiale e il Vangelo quando si tratta di donne, così anche durante la presentazione si è sottolineato che è arrivato il momento di attingere alla nostra tradizione, di rileggere il Vangelo alla luce delle domande e delle conoscenze di oggi anche su questo tema, di dichiarare elementi spuri della nostra tradizione tutte quelle discriminazioni o quegli stereotipi o pregiudizi che descrivono le donne come inferiori, deboli, da tutelare, non adatte alla leadership o alla parola autorevole. È arrivato il momento, in una parola, di convertirci alla novità del Vangelo per poter finalmente vedere una Chiesa in cui donne e uomini possano vivere e collaborare insieme senza recinti o gerarchie fra i sessi, insensate e nocive.

Quella che il testo di Pelletier stimola è una vera e propria visione. Liberandoci da ciò che ci è di peso, si apre la possibilità di costruire una Chiesa altra, ma quello che l’evento condiviso con docenti e studenti dell’Istituto Giovanni Paolo II ha aggiunto al libro è la percezione che questa Chiesa altra si possa cominciare a costruire fin da subito tramite pratiche concrete.

E infatti, nella chiusura del dialogo, il preside dell’Istituto Philippe Bordeyne ha insistito sulla bellezza di un dialogo utile non solo a scambiare idee ma anche a costruire la ricerca e la didattica, richiamando la prassi in atto nell’Istituto di svolgere corsi e seminari a più voci, meglio ancora se maschili e femminili insieme.

Visionarie e visionari cercansi

Tutto mi è sembrato particolarmente incoraggiante. Mai come oggi, infatti, abbiamo bisogno di donne e uomini visionari, di persone che sappiano vedere non solo quello che c’è, ma quello che potrebbe esserci; di qualcuno che, radicato nel Vangelo che abbiamo ricevuto, sappia scrutare l’orizzonte per intravvedere il mondo e la Chiesa che potrebbero essere domani. Ma abbiamo anche un disperato bisogno di donne e uomini che sappiano credere in queste visioni e compiere gesti conseguenti, abbiamo bisogno cioè di donne e uomini che mettano in pratica le visioni che il Vangelo ci suscita. Non serve che siano grandi cose – non mi risulta che il Vangelo si concentri su queste – ma che siano le concrete e discrete faccende di ogni giorno, tanto piccole quanto essenziali. Queste, come un po’ di sale, possono dare un altro sapore a tutto e dare carne alle visioni.

Chi si occupa di questione femminile ha spesso già affrontato quanto scrive Pelletier, seppure qui le argomentazioni vengono rinnovate e delineate con una logica ferrea e propositiva e con numerosi spunti di novità. Il punto però è che nello scambio sul testo i problemi non sono stati trattati come una questione marginale o solo “da donne”, ma presi in considerazione come una questione di coerenza ecclesiale, cioè come uno degli snodi della riforma della Chiesa. Eravamo fuori dal solito recinto.

Contro i muri, l’intelligenza dell’amicizia

Come fuori dal recinto siamo quando prendiamo fra le mani il poderoso volume di Luca Castiglioni appena uscito per Queriniana Figli e figlie di Dio. Uguaglianza battesimale e differenza sessuale, esito del suo lavoro di dottorato, sulla discussione del quale Lucia Vantini scrisse a suo tempo che siamo di fronte al frutto di una capacità di relazione e amicizia fra donne e uomini che accende l’intelligenza di tutti.

Concludo qui allora, restando fuori del recinto, e richiamando un altro magistrale volume, pubblicato da Morcelliana: Un nuovo volto per la chiesa? Teologia del sinodoNe è autore Giacomo Canobbio, che nell’epilogo di un percorso indispensabile per districarsi nella teologia della sinodalità e per liberarsi da ogni vuota retorica in proposito, nota come una Chiesa che voglia essere sinodale non possa non considerare l’effettiva marginalizzazione delle donne (e con esse dei carismi loro donati) né può rinunciare al coraggio di affrontare con libertà e pacatezza ogni argomento, compresa la questione dell’esclusione delle donne dal ministero ordinato, dando voce su questo anche alle donne.

Visioni che aprono a confronti schietti, a decisioni da prendere insieme, a una Chiesa che ancora non sappiamo come costruire ma che cominciamo ad intravvedere. Visioni che ci fanno cadere pesi dalle spalle e fanno crollare muri. Abbiamo bisogno di donne e uomini visionari. Oggi come non mai. 

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