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Rosella De Leonibus "L’amore è...."

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rubrica Psicologia

«L’amore è cieco, perciò gli innamorati non possono vedere le follie che essi commettono…» (William Shakespeare)
L’amore, la più complessa e la più misteriosa delle esperienze umane… qualcosa che pervade tutta intera la nostra vita, dal primo all’ultimo istante, per presenza o per assenza. Non bastano le biblioteche di mezzo mondo a descriverne le forme, le angolature, le vicende. Qualunque definizione, qualunque “ricetta” per trovarlo, per farlo crescere, per curarlo se si debilita, per non perderlo, per non farlo morire, avrà bisogno di essere personalizzata, perché ognuno di noi è differente, e differenti sono le alchimie che si generano con l’altra persona, diversi sono i contesti culturali e sociali, diverse le tappe della vita. Tuttavia, ad onta dell’estrema difficoltà di tracciare le coordinate di quella che resta l’esperienza umana fondamentale, le persone, in particolare adulte, hanno sempre cercato una mappa, una via, per esplorarlo con un po’ meno di precarietà, con un po’ più di un sentimento (fittizio) di padronanza…
Tempo fa, in un gruppo esperienziale, chiesi alle persone presenti di scrivere una loro definizione personale del sentimento d’amore. Feci notare loro che cerchiamo le definizioni nei foglietti che avvolgono i cioccolatini, nelle canzoni, nelle telenovelas, nei romanzi, nei film, ma che nulla sarà mai così vero e importante come quel che viene dalla propria storia, dalla propria esperienza, dal momento che si sta vivendo. E poiché neppure la psicologia ha mai potuto dire qualcosa di veramente definitivo su questa area, sarà interessante cercare tutto questo dentro le definizioni che queste gentili persone mi hanno consegnato. Per ciascuna di esse azzarderò una chiosa, una annotazione, con il solo scopo di rendere ancor più aperto il campo semantico che viene tracciato. Poche righe di prosa per ognuna di queste definizioni, che sono vera poesia.
L’AMORE È… OLTRE IL BISOGNO
“Riconoscersi nell’alterità, osare la paura, il mistero, buttarsi… e costruire qualcosa”. Da quel misto di sorpresa e sgomento dell’inizio, al coraggio di incontrare l’altro, l’altra, come persona reale, con cui progettare tempi e spazi di vita condivisa.
“Cogliere la bellezza e la leggerezza… Essere uno è essere anche l’altro. C’è il pieno, e c’è a fianco il vuoto, c’è il bianco e c’è il nero”. Mai si possiede davvero l’oggetto d’amore, che si carica di desiderio se è capace di volare un passo più in là, di restare cangiante, complesso, carico di movimento vitale.
“Nell’attaccamento all’altro scopriamo l’origine della nostra dipendenza, la frattura primaria da cui nasce il nostro bisogno”. Riconoscersi creature bisognose di cura, creature che si percepiscono nel legame, esseri che nascono e crescono solo tra le braccia di chi le ama, e cercano, cercano ancora il calore che le nutre.
“Amore, liquido o tenace, comunque frammento di sentimento, fiaba che si trasforma in impegno e attaccamento, e si consacra in agàpe”. Cresce e matura, l’amore, si affida al miracolo e alla magia dell’inizio, e poi diventa legame, e poi accoglienza e spazio generoso, abitato, abitabile.
“Comprensione, esperienza, dedizione… Amare è comprendere, e con il dedicarsi si vive un’esperienza di espansione”. L’amore come esperienza di sostare sul confine, sporgersi verso l’altra persona, riconoscere il suo essere soggetto ‘altro’, e da questo spostarsi del proprio baricentro, proprio da qui, nasce l’allargamento dei propri limit0069, del proprio sé, della propria avventura esistenziale.
“Pretendere di desiderare e di essere desiderati per un bisogno irrazionale, è una dipendenza pericolosa. Per amare in modo totale e sano, è necessaria, seppur dolorosa, la caduta del velo, che consente l’incontro ad occhi aperti con l’altro-da-sé. Solo così si può arrivare all’empatia”. Centrati su di sé e sui propri bisogni, non si raggiunge l’altro, né si aggiunge spessore al nostro sé. Scoprire la fatica dell’alterità, attraversare la disillusione, scegliere consapevolmente di ingaggiarsi nel gioco infinito della relazione, ecco i passi per costruire l’amore.
“Amore, che tradisti I miei sogni e mi lasciasti sola, a rimpiangere la luminosa gabbia… ora fattasi buia disillusione”. Il sentimento amoroso talvolta resta intrappolato nel sogno, diventa un assoluto, una costruzione ideale. Se si blocca qui, come un fermo immagine, resta a lungo caricato delle energie investite, e continua ad oscillare tra rifiuto e rimpianto.
“La madre ed il padre, un amore ricevuto nella dipendenza, e poi la ricerca di un nuovo bisogno, di ‘amare con’, e trovare un risveglio”. È un cambio di direzione di 180 gradi l’amore adulto, dalla posizione asimmetrica del legame con le figure di accudimento, fino alla costruzione della ‘buona reciprocità’, che è incontro tra pari, autonomia nel legame, responsabilità di sé e della relazione.
“La mia curiosità si nutre di sorpresa, per rompere il buio creato dall’ansia, per attraversare la distanza”. C’è la paura, a volte tremenda e bloccante, con cui fare i conti nell’avvicinarsi al sentimento d’amore. Accanto ad essa sorge la voglia di esplorare, di mettersi in gioco, e l’altalena tra le forze è definita dal desiderio.
L’AMORE È… UN SALTO FIDUCIOSO
“Dal padre, ho imparato il bisogno che non trova risposta. E la paura di perdersi l’ho imparata dalla madre. Ma oggi sento di poter anelare all’altro. E trovare la chiave (magica): curiosità”. Un padre assente e freddo, una madre troppo avvolgente, ecco che le prime lezioni dell’amore sono come saune scozzesi, up and down, vissuti di abbandono e sensazioni di essere fagocitati. È difficile imparare l’amore con queste premesse, serve cercare modelli positivi, serve restare in gioco e imparare i confini e le domande, perché l’alfabeto dei legami comincia dalla i di ‘io’, dal riconoscere se stessi.
“Dall’autonomia al salto fiducioso, con la tenacia di combinare gli opposti”. Se siamo diventati adulti e abbiamo imparato a bastare a noi stessi, l’amore non comincia nel segno del bisogno, ma dallo slancio verso il nuovo che mi apre orizzonti inediti. E incontra subito, e subito affronta, il nodo del mettere insieme due vite.
“Da dipendenza ad autonomia. La fiaba, la fiducia, la verità, la presenza. Ecco l’amore, ecco tutto”. Ha una storia, il nostro sentimento amoroso. La storia di come siamo stati amati, e la storia che scriviamo insieme con nostro partner da adulti. Dall’innamoramento all’amore, il sogno transita nel reale e vive nelle mani delle due persone.
“Amare con fiducia dà equilibrio alla coppia. E alla psiche”. Si percepisce una sorta di solidità interiore, quando si è arrivati ad avere una fiducia matura nell’altro, nell’altra. Interiorizzare la presenza della persona amata, sentirla nel cuore anche quando si sta distanti, per un giorno o per un anno, vuol dire non essere mai più soli, vuol dire Noi.
“Nell’attesa che sembrava disattesa, il sogno diventa realtà”. C’è del rischio, nell’esperienza dell’amore. C’è rischio almeno due volte: quando si desidera incontrare il sentimento dell’altra persona, e questo è davvero qualcosa per cui siamo largamente impotenti, e poi c’è rischio quando il sogno, anche condiviso, atterra nel quotidiano. Se la caverà? Davvero l’amore è una faccenda per gente adulta!
“Soffri, fedeltà, nell’infedeltà della follia, perché il nostro gioco di specchi non resti attesa ferita, ma diventi impegno, intimità, eros”. Ciò che può dare la gioia più grande, ci espone al dolore più cocente. Il dolore del tradimento attraversa l’anima come una spada, la lacera, la fa sanguinare. Eppure mai potremo dire di poter possedere l’altra persona, mentre la sola carta che possiamo giocare è investire in questo legame, generosamente.
“Che paura!!! Emozione, Impegno, Passione, Bisogno, Fedeltà… Cose grandissime”. Anche un amore felice fa paura, il cuore non sempre arriva già abituato alla pienezza, si tende e non è abbastanza elastico, ha paura di rompersi, di non poter contenere, e poi ha paura di abituarsi e di non poter resistere alla perdita; insomma l’amore comporta luci troppo forti, suoi troppo potenti, e talvolta c’è anche la tentazione di sottrarvisi…
“Completezza è sé e non-sé. Io amo con-te”. Nella sintesi di questa definizione, quasi un epigramma, c’è l’aritmetica del legame d’amore: uno più uno non fa due, fa uno-con e un’altra-con, e quindi fa quattro, mentre resta il due e resta anche l’uno e l’altro uno. Quattro e quattr’otto.
L’AMORE È… IL NON ANCORA
“Siamo incarcerati da dipendenza, necessità, ambiti culturali, ognuno con le proprie regole”. Ogni società ha dettato le sue leggi per l’amore e l’amare, e ciascuna nostra vicenda ridefinisce le nostre leggi personali. La legge più drammatica è quella che confina l’amore dentro il recinto del bisogno.
“Eros con empatia, la nostra sincerità diventerà consapevolezza. Sei il mio sole”. Io e te, connessi nei corpi e anche nel sentirci l’anima, senza maschere, con gli occhi aperti, e allora diventiamo una forza calda che sostiene entrambi.
“Passione, realtà, aggiungere un po’ di vuoto…”. Perché anche il sentimento più profondo richiede spazio intorno, non può saturare l’anima. Serve aria, intorno all’amore, serve libertà, serve che non abbiamo paura di essere anche ‘uno’.
“La fiducia illumina una favola… Forse è amore”. Lo stato nascente dell’amore ha la qualità della meraviglia. Ma è fragile e può dissolversi con poco. C’è poi un altro tempo in cui si resta sospesi, si fanno prove di avvicinamento, e si investe ancora su una base piccolina e labile. È il passaggio del ‘non ancora’, come chi semina il grano all’inizio dell’inverno.
“Per amare ci vuole pazienza, fiducia e tenacia”. Beh, questa è una ricetta, una buona ricetta, direi. In fondo a questo viaggio così complesso ci sta anche bene. L’unico problema è che è fatta di ingredienti preziosi, non sempre facili da reperire negli scaffali dell’anima…
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