Alex Zanotelli: "Senza conversione non c'è speranza"

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Anna Pozzi
 

Dodici anni vissuti in una baracca nello slum di Korogocho, a Nairobi. E quasi venti nel rione Sanità di Napoli. Padre Alex Zanotelli ha sempre scelto le periferie «per camminare con i poveri del mondo», come dice lui stesso: «Sono stati loro i miei maestri, quelli che mi hanno aperto gli occhi». Da lì, da quelle esperienze di vita vissuta ai margini e tra gli “ultimi”, ha tratto in tutti questi anni la forza e l’autorevolezza per lanciare il suo grido di giustizia a coloro che si considerano i “primi”. Un grido di indignazione, di rivolta e soprattutto di “conversione”, che il missionario 84enne ha condensato anche in un libro dal titolo inevitabilmente provocatorio: Lettera alla tribù bianca (Feltrinelli 2022, pp. 124, 12 euro). «Ho usato il termine “tribù” in maniera volutamente molto critica verso di noi», dice padre Alex, che in questi giorni è stato protagonista di due importanti eventi: nel capoluogo piemontese giovedì 29 settembre ha aperto la rassegna Torino Spiritualità, dialogando con Lilian Thuram, ex calciatore e attivista contro il razzismo.

Quindi, il 30 settembre è stato ospite del Festival della Missione a Milano. «Usiamo il termine “tribù” per definire popoli dell’Africa che magari sono composti da milioni di persone, ma non ci sogneremmo mai di usarlo per denominare le popolazioni del cosiddetto Nord del mondo. È un termine che contiene una connotazione negativa e razzista, come molte altre espressioni, tipo “Paesi in via di sviluppo” o peggio “Terzo Mondo”, che qualcuno insiste ancora a usare. C’è una critica al linguaggio in questo titolo, ma soprattutto al sistema: un sistema economico e finanziario che sta distruggendo il mondo, facendo pagare il prezzo più alto ai poveri». Ma non si tratta solo di razzismo, più o meno strisciante o manifesto, fomentato in maniera strumentale per creare consenso o tollerato nell’indifferenza generale.

«È qualcosa di ancora più grave», precisa padre Alex, «che si è imposto a partire dagli Stati Uniti come suprematismo bianco e che si sta diffondendo in Europa in molte forme, anche attraverso partiti di ultra-destra. Il presupposto è che noi abbiamo la civiltà, la cultura, la religione. L’obiettivo è il dominio sul mondo, il diritto a “occidentalizzarlo”. È qualcosa di molto pericoloso che dobbiamo contrastare, abbandonando innanzitutto il nostro senso di superiorità». Ma come fare per contrastare queste logiche perverse? Come scardinare questo sistema di potere e di sfruttamento che condanna milioni di persone a vivere in maniera non dignitosa, a morire di fame, a essere sfruttati come schiavi? «Occorre una profonda conversione», insiste Zanotelli. «Conversione economica, finanziaria, ecologica, ma anche spirituale. Conversione significa cambiare rotta, ammettere di aver sbagliato strada e intraprenderne una nuova e diversa. O cambiamo direzione o non c’è speranza. O ci salviamo tutti o non si salva nessuno. Il nostro pianeta, ormai, non ci sostiene più».

RIPARARE AGLI ERRORI

È quello che padre Alex continua a ripetere ai giovani che ama incontrare e che non perde occasione di incoraggiare. Non prima, però, di averli messi di fronte alla complessa e spesso drammatica realtà del mondo di oggi. «Mi piace moltissimo parlare ai giovani. La mia generazione sarà tra le più maledette della storia dell’umanità, perché ha violentato il pianeta Terra come mai era stato fatto prima. Ai giovani consegniamo un mondo gravemente malato e avvelenato. Loro sono l’unico presente che abbiamo. Per questo li sprono a ripensare radicalmente tutto, se vogliono che il pianeta sopporti la nostra presenza. E a mettersi insieme dal basso per creare grandi movimenti popolari». Anche la Chiesa deve giocare il suo ruolo. Rispetto al passato e guardando al futuro. In una logica di “perdono”, come dice anche il tema del secondo Festival della Missione, in questi giorni (29 settembre-2 ottobre) a Milano sul tema Vivere per-dono. «Papa Francesco ha aperto nuove strade, che tuttavia facciamo fatica a percorrere: sono quelle indicate dall’enciclica Laudato si’, ad esempio, ma anche quella del perdono che abbiamo molta difficoltà a imboccare. Papa Francesco, tuttavia, ha mostrato in diverse occasioni come sia assolutamente necessario percorrerla. L’ha fatto anche recentemente in Canada, dove ha pronunciato discorsi forti e coraggiosi. Tuttavia, non basta. Insieme al perdono, servono anche le riparazioni. Per sanare il passato e per guardare al futuro. Come Chiesa abbiamo una grande responsabilità anche nel costruire un’umanità nuova, plurale, in cui, ripartendo dallo spirito cristiano delle origini, pace e giustizia procedano insieme e si possa incontrare l’altro nella sua diversità». In questo senso, secondo Zanotelli, anche la missione è chiamata a interrogarsi e a reinventarsi. Perché non è più solo nel Sud. È anche nel Nord. Anzi, è ovunque: «Oggi sempre di più mi chiedo come dobbiamo muoverci nel mondo contemporaneo e come possiamo toccare il cuore della “tribù” bianca perché finalmente si converta».

LA SUA CASA É IN UN CAMPANILE

  

Nato a Trento il 26 agosto 1938, padre Alex Zanotelli (a sinistra) è missionario comboniano e giornalista. Dopo otto anni di missione nell’allora Sudan meridionale, è rientrato in Italia dove ha assunto la direzione del mensile Nigrizia. Già allora sintetizzava così la sua “missione” nei media: «Essere al servizio dell’Africa, e in particolare “voce dei senza voce”, per una critica radicale al sistema politicoeconomico del Nord del mondo che crea al Sud sempre nuova miseria e distrugge i valori africani più belli, autentici e profondi». Dopo un decennio, riparte per la missione. Destinazione: Korogocho, uno slum di Nairobi, a ridosso di un’immensa discarica dove ancora oggi migliaia di persone sopravvivono con gli scarti degli altri. Rientrato in Italia, dal 2004 vive stabilmente in un minuscolo appartamento ricavato nel campanile della basilica di Santa Maria della Sanità a Napoli, dove continua a battersi per «aiutare la gente a rialzarsi e a riacquistare fiducia». È stato ispiratore di molti movimenti per la giustizia, la solidarietà, il disarmo e la non violenza ed è autore di numerosi libri


CHI É

Età 84 anni

Professione Sacerdote in Africa e in Italia

Famiglia Missionari comboniani

Fede Coltivata fra i poveri

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