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Luigi Maria Epicoco "Il Mistero che vince l’assurdo"

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Il Mistero che vince l’assurdo 
3 settembre 2021

«Non vogliamo sentirci dire che il Mistero è la radice di tutto quando è comprensibile, chiaro e manifesto.

E quando ce lo sentiamo dire, vogliamo aggredire tale Mistero, calcolarlo e spiegarlo, vogliamo sezionarlo, e il risultato è che, così facendo, uccidiamo la vita e non scopriamo il Mistero. Il Mistero rimane Mistero. Si sottrae alla nostra presa». Le parole di Dietrich Bonhoeffer ci introducono in un tema che troppo spesso sfuggiamo per vertigine. È infatti sempre molto difficile trovarsi davanti a qualcosa che non si riesce a controllare. Il Mistero è tale perché sfugge il nostro controllo e proprio per questo ci mette a disagio. Vorremmo sempre vivisezionare, analizzare, catalogare, incasellare, controllare tutto. Ma basta essere leali per accorgerci che buona parte della realtà che viviamo è intrisa di Mistero. C’è però un fraintendimento che riguarda il nostro sentire comune quando pensiamo alla parola Mistero: crediamo infatti che esso sia solo ciò che non conosciamo ancora, ciò che è troppo lontano per essere conosciuto. Così però non è. Prosegue Bonhoeffer: «Mistero non significa però non sapere qualcosa. Non la stella più lontana è il Mistero più grande, bensì, al contrario, quanto più una cosa ci viene vicino, quanto meglio la conosciamo, tanto più misteriosa essa diventa per noi. Non l’essere umano più lontano è per noi il Mistero più grande, bensì proprio il più vicino. E il suo Mistero non diventa per noi più piccolo per il fatto che lo conosciamo sempre di più, bensì con la sua vicinanza egli diventa per noi sempre più misterioso». Ecco il grande paradosso: ciò che a noi è più vicino, più familiare, più prossimo, più conosciuto è anche ciò che per noi è più misterioso. Non è forse questa la stessa vicenda di Gesù? Così infatti commentavano i suoi vicini di casa: «“Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda?  E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?”.  Ed era per loro motivo di scandalo» (Mt 13, 55-57). Il Mistero produce scandalo perché fa sussistere la sua profondità lì dove a noi sembra di aver esaurito tutta la nostra esperienza. In questo senso l’unico esorcismo allo scandalo è mettersi in ginocchio e accettare di lasciarsi raggiungere da ciò che da soli non potremmo mai raggiungere ed esaurire. È un atteggiamento di attesa verso la realtà. È l’attesa che dovremmo avere verso chi amiamo, verso alcuni eventi belli o brutti, verso noi stessi: smettere di pensare di aver capito tutto e rimanere in attesa dell’imprevisto nascosto al fondo.

«L’ultima profondità del Mistero l’abbiamo lì dove due persone diventano così vicine l’una all’altra da amarsi reciprocamente. Da nessuna altra parte al mondo l’essere umano percepisce la potenza del Mistero e la sua magnificenza tanto fortemente come qui». L’ultima annotazione di Bonhoeffer assume una luce più profonda se pensiamo alla sua vicenda personale. L’esperienza della persecuzione e del martirio da parte dei nazisti hanno più fortemente convinto quest’uomo del Mistero di una simile verità. L’amore è misterioso e il male è assurdo. Ma il Mistero è più grande dell’assurdo e alla fine vince. L’amore ha la meglio anche quando sembra che perda. Come ciò possa accadere è un Mistero, ma proprio per questo è reale. Scandalosamente reale.

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