clicca per Iscriverti alla newsletter

Che bella questa "Strada, Gino"

stampa la pagina


 CHE BELLA QUESTA “STRADA, GINO”

Siamo sollecitati in questi giorni al ricordo di Gino Strada che ci ha lasciati improvvisamente e prematuramente, privandoci di un uomo che nel tempo ci ha dato un impulso e delle sollecitazioni a cui non si poteva rimanere indifferenti.

Come diceva lui stesso “Io non sono un pacifista, io sono contro la guerra” e affermazioni simili hanno sempre messo in evidenza le sue convinzioni e i suoi impegni a favore dell’uomo, di ogni uomo bisognoso e sofferente. 

Gino si è speso a “fare il bene”, a metterci la sua stessa esperienza e la sua stessa vita per salvarne molte altre. E lo ha fatto insieme a sua moglie passando poi il testimone e l’esempio a sua figlia Cecilia. 

Era un uomo con la smania di esserci proprio lì dove la gente porta le ferite di un’umanità che non riesce a riconciliarsi, che non trova tregua, che non sa dare un domani ai propri figli, non sa garantire diritti per tutti. E denunciava senza paura le ingiustizie e i poteri del mondo su quelle terre dilaniate e inermi. 

Bello se il mondo fosse pieno di uomini così, che le strade si riempissero di persone come Gino, con ideali alti ma concreti, capaci di tradurre in vita il proprio struggimento per l’uomo ferito. Una figura profondamente autentica, ecco questa caratteristica l’ha sempre tenuto agganciato alla sofferenza del mondo. Aveva preso la direzione risoluta in favore dell’umanità, capendo fino in fondo che non siamo onnipotenti, anzi, che la cosa più importante forse è percorrere dei sentieri che ci portino ad una convivenza migliore. 

La “sua strada” (e che “strada”) è stata luminosa ma anche faticosa, costellata di tantissime critiche, attacchi personali e corali, a volte davvero inopportuni e fastidiosi. Eppure anche il nome della sua “Emergency” sta a significare ancora oggi l’urgenza (emergenza) di andare incontro al “fratello e la sorella” di ogni parte del mondo. Basti pensare che dal 1994 (anno di fondazione di Emergency) si stima abbia dato aiuto e sostegno gratuitamente a oltre 6 milioni di pazienti in 16 paesi nel mondo. Una forma la sua di essere una “strada politica” nel senso più ampio e alto del termine, per poter costruire insieme la polis, la società, per dare una sferzata a questo nostro mondo autoreferenziale e autosufficiente… ma che dimentica con troppa facilità chi sta accanto e sta nel bisogno. 

Gino ha combattuto strenuamente contro la guerra curandone le ferite che lascia sugli umani. Niente di più divino! Lui che la “strada” ce l’aveva nel cognome e nel Dna, ne ha tracciata una davvero esemplare e ostinata. “Qual è la tua strada amico?… la strada del santo, la strada del pazzo, la strada dell’arcobaleno, la strada dell’imbecille, qualsiasi strada. È una strada in tutte le direzioni per tutti gli uomini in tutti i modi.” (Jack Kerouac). 

Si Gino, la tua è stata una strada eccezionale ma ne hai aperte molte altre e oggi molti possono camminare e percorrere quelle strade perché tu stesso ti sei fatto “strada”. Lasciacelo dire Gino, davvero una bellissima ”Strada”!

Rosanna Virgili, Emanuela Buccioni, Grazia Villa e Francesca Villanova

stampa la pagina

Le novità dal nostro canale Youtube

Post più popolari (ultimi 30 giorni)

Erio Castellucci "Rifare i preti"

Timothy Radcliffe "Cosa significa essere sacerdoti oggi?"

Luigi Maria Epicoco "Mosè afghano"

Enzo Bianchi "Trovare l’amore è difficile"

Lettori fissi

Post più popolari (ultimi 7 giorni)

Erio Castellucci "Rifare i preti"

Francesco Cosentino "Il Vangelo non è stato chiuso"

Timothy Radcliffe "Cosa significa essere sacerdoti oggi?"

Enzo Bianchi "L’enigma della sofferenza"