Enzo Bianchi "Fare l’amore è un’opera d’arte"

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La Repubblica - 24 maggio 2021
per gentile concessione dell’autore.

Recenti fatti di cronaca, e soprattutto l’esteso spazio dedicato loro dai media, riguardo a violenze e stupri consumati anche da gruppi di ragazzi hanno certamente scosso molti genitori, diversi educatori e anche le coscienze più o meno consapevoli di molti giovani. Ma rimanere scossi non significa ancora essere spinti a reagire, fino a cercare di valutare questi eventi. Purtroppo oggi, se è vero che questi fatti causano un certo turbamento, ai giovani mancano però le parole per esprimerlo, e alle generazioni che li precedono, a partire dai genitori, manca la capacità di trasmissione dell’esperienza e dell’eventuale sapienza acquisita. 

L’espressione poetica di un assetato di amore qual è stato Wystan Hugh Auden, “La verità, vi prego, sull’amore”, è una richiesta profonda che abita il cuore umano, un’invocazione forse oggi più che mai presente, ma che non riesce a raggiungere qualcuno che sappia dare una risposta. 
Si può dire che è cambiato il mondo “erotico”, cioè il mondo delle relazioni d’amore, e dunque anche dell’esercizio sessuale, ma resta vero che il mutamento è nelle forme, non nella sostanza, che consiste sempre in un’umanizzazione dell’animalità che è in noi, che ci costituisce, e che dobbiamo sottomettere, ordinare e rendere capace di relazione. Ognuno di noi intuisce con una certa perspicacia, al di là dei concetti, che la pienezza della vita si ottiene solo nella reciprocità della relazione, nel reciproco e integrale dono di se stessi all’altro. In questo senso noi innestiamo nell’eros tutta la nostra sete abissale di vita, sete del corpo e sete dell’anima. Proprio perché abbiamo sete di vita cerchiamo l’altro, entriamo in relazione con l’altro, conosciamo l’amore e lo celebriamo nella sessualità. “La verità, vi prego sull’amore!” deve essere declinata come: “La verità, vi prego, sulla relazione!”. 

Noi umani, quando avvertiamo la pulsione sessuale, che è desiderio di vita, rispondiamo a un corpo animale. Gli animali sentono la pulsione in alcuni tempi dell’anno, nei periodi di fertilità, allora si accoppiano e generano. Noi umani invece conosciamo la pulsione con la pubertà, e certo fin da quel momento siamo fisicamente idonei all’accoppiamento e alla generazione, ma che senso avrebbe? 
Da noi c’è spazio per una dilazione, spazio per un lungo processo in cui disciplinare la sessualità, far maturare il desiderio, distinguerlo dal bisogno. Se viene a mancare questo spazio, da dedicarsi a un’educazione alla relazione, al sentimento e all’amore, allora compare la violenza, lo stupro, il bisogno che non conosce il desiderio e non sa vedere l’altro che ha di fronte nella sua alterità, libertà, dignità di soggetto. E facilmente l’esercizio della sessualità appare allora come possibilità di dominio sull’altro, un consumo del corpo dell’altro, una cosificazione del sesso dell’altro. Non è forse questo ciò che è indotto dalla pornografia così largamente e assiduamente “usitata” da ragazzini ai quali è negato l’accesso a strumenti di discernimento? 

Resta comunque paradossale che da un lato si inizi la pratica sessuale molto prima rispetto al passato, ma nello stesso tempo sia cresciuta in molti la paura dell’esercizio sessuale, sovente angosciato, mentre in altri si registra una senescenza precoce dei sensi a tal punto che si spegne il desiderio… Per opporre resistenza a queste derive della violenza sessuale e della dissipata giovinezza, incapace di costruire vere storie d’amore, servono insegnanti che facciano segno, certo non per insegnare la tecnica dell’esercizio sessuale ma per indicare come la relazione con l’altro sia necessaria per la pienezza di vita. Fare l’amore è fare un’opera d’arte, con il cuore, la mente, le parole e il corpo.
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