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Una notte di veglia e la soglia della libertà




Sui passi dell’Esodo
a cura di 

Nel suo  “discorso programmatico”, riferito dal Vangelo di Luca, Gesù annuncia: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare un anno di grazia del Signore» (4, 19-19). Si tratta del famoso insegnamento che fece nella sinagoga di Nazareth, partendo dalla lettura del profeta Isaia e dal libro del Levitico, per far conoscere a tutti per quale missione fosse stato condotto dallo Spirito: quella di riscattare i poveri e gli oppressi da ogni forma di schiavitù. «Oggi si è compiuta questa Scrittura che avete ascoltato», conclude il Signore, affermando che quello attuale, il suo oggi, fosse il tempo della liberazione.

Un’attualità che fa memoria dell’Esodo, che lo reinterpreta e lo vuol far rivivere nella sua potenza di tensione alla libertà. Gesù ripropone quanto l’uscita dall’Egitto aveva nell’anima e la ragione di quell’antica, fondativa epopea: il grido di ogni essere umano alla libertà! Il diritto di ogni popolo di abitare la terra nella pace. Quanto è alla radice dell’immensa pretesa dell’Esodo è la ragione del Vangelo portato da Gesù: la giustizia del Regno di Dio. Un cammino di liberazione che passa attraverso la Pasqua: da quella dell’Egitto a quella della Risurrezione. «Gli Israeliti partirono da Ramses alla volta di Succot, in numero di seicentomila uomini adulti, senza contare i bambini. Inoltre una grande massa di gente promiscua partì con loro e greggi e armenti in mandrie molto grandi. Fecero cuocere la pasta che avevano portato dall’Egitto in forma di focacce azzime, perché non era lievitata (…) Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dalla terra d’Egitto. Questa sarà una notte di veglia in onore del Signore per tutti gli Israeliti, di generazione in generazione». (Esodo 12, 37 ss.).

Il Signore restò sveglio tutta la notte per regalare a Israele la libertà! Quale amore doveva essere nella volontà di Dio di mettersi in gioco per la liberazione di un popolo oppresso, vessato, la cui vita era resa amara dal sangue e dalle lacrime, dalla violenza e dall’umiliazione. Anche Gesù, nell’Orto degli Ulivi, vegliò tutta la notte, solo, mentre i suoi amici dormivano: «Gli apparve un angelo dal cielo per confortarlo. Entrato nella lotta, pregava più intensamente, e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadono a terra», dice il Vangelo di Luca (22, 44). Come quella del Dio dell’Esodo, anche la veglia di Gesù fu fatta per loro, sia per quelli che dormivano accanto a lui sia per quelli che lo avrebbero ucciso, sia per i vicini sia per i lontani, per i credenti e i non credenti, per i giusti e per i malvagi. Per i poveri, per regalare al mondo la libertà. Gesù non rifiutò di attraversare l’atroce “deserto” della Croce, come il Dio degli ebrei non disdegnò di mettersi in cammino con loro, per quarant’anni in quella steppa di sete e di fame, di malattie infettive e morsi di serpenti, che fu la soglia della libertà.

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