“Verso la Pasqua”: tre verbi e tre amici per attraversare il deserto

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 Don Francesco Cosentino - pubblicato il 24/02/21

Non possiamo fare Pasqua senza prima aver attraversato il deserto. Questa non è solo un’immagine quaresimale, ma una verità fondamentale della nostra vita che non ha nulla a che vedere con una penitenza umiliante e fine a se stessa: per risorgere occorre lasciar morire molte cose.

C’è un luogo da attraversare ed è la nostra interiorità, le cose che si muovono dentro di noi, le bestie selvatiche delle nostre paure, dei nostri sensi di colpa, delle inquietudini, delle rabbie e dei conflitti che ci agitano: man mano che passiamo in questo deserto, possiamo esaminare ogni cosa, respingere il male, tenere ciò che è buono, mettere ordine nel caos delle nostre emozioni e nella confusione interiore che spesso ci impedisce di essere lucidi.

Ecco allora il deserto: tempo di silenzio, di un severo ma fondamentale “faccia a faccia” con chi siamo veramente, di una drammatica ma avvincente lotta contro ciò che vorrebbe renderci schiavi. Tempo per una inedita possibilità che ci viene concessa ogni volta: liberare la nostra libertà. Liberarla dalle catene interiori e dai condizionamenti umani, sociali e culturali che ci circondando. Tempo per mettere a tacere le illusioni e dare spazio e voce ai nostri desideri più profondi, alla sete di vita che ci portiamo dentro e che, continuando a bere a “cisterne screpolate”, rimane non appagata.

Per entrare insieme nel deserto, in queste settimane che ci conducono alla Pasqua, possiamo fare qui, su Aleteia, un piccolo viaggio insieme, in compagnia di tre verbi e tre amici.

Tre verbi e tre amici

Anzitutto fermarsi. Il deserto è una pausa necessaria e rigenerante. Ci è necessario per arrestare la corsa, sostare, riordinare il nostro mondo interiore, le nostre priorità, gli affetti che regolano le nostre relazioni e cosi via. Scriveva il Cardinal Martini: “Senza che ce ne accorgiamo, la vita si disordina, si frammenta, si logora. Occorre rimettere in ordine i pezzetti del nostro tempo, del nostro corpo, del nostro cuore.”

Secondo verbo, lottare. La Bibbia ci mostra che il deserto è anche il luogo della lotta, della prova, della tentazione in cui misuriamo noi stessi. Qui, noi facciamo la guerra e poi la pace con la nostra fragilità e riceviamo la grazia del discernimento che ci fa diventare più capaci di leggere la vita. Il deserto è il luogo della crisi e noi siamo chiamati a benedire le crisi della nostra vita e la nostra vita che va in crisi: è proprio in quel momento, infatti, che accade qualcosa, che si spezzano certe cose mortifere dentro di noi o certe stanche abitudini che restringono la nostra vita. La crisi può essere un tempo provvidenziale: attraverso ciò che è posto sotto la crisi, Dio ci parla e ci chiama al cambiamento. Da tante crisi, anche piccole, si rinasce in modo nuovo. Papa Francesco ha finanche affermato che la crisi è opera della grazia di Dio e dovremmo guardarla con gli occhi della fede. Nel deserto, come leggiamo dalla storia biblica, vanno in crisi le nostre sicurezze, le nostre immagini, la fissazioni dei nostri schemi e delle nostre idee: ci troviamo in uno spazio vuoto, senza punti di riferimento e senza “cartelli stradali”, e siamo perciò obbligati a cercare altre direzioni e altre vie. Siamo chiamati a immaginare in modo nuovo la nostra vita.

Infine, amare. Deserto è anche luogo di innamoramento, dove spoglio di tutto cammini affidandoti e ti affidi camminando, per ritrovare l’amore vero, quello che nutre la tua vita. Così dice il Signore per bocca del profeta Osea: “Ecco, la attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Là mi risponderà come nei giorni della giovinezza”.

Abbiamo bisogno che il nostro amore si rigeneri e si rinnovi continuamente, uscendo dalla tentazione dell’abitudine e dal rischio i diventare un amore formale, esteriore, usurato, perfino malsano. Vale nei confronti di Dio e delle persone che amiamo. Anche a questo serve la Quaresima: a guardare il cuore, purificarlo, farlo tornare come ai tempi della giovinezza rinnovando gli amori essenziali della nostra vita, anzitutto quello per il Signore. Per questo, Dio sceglie lui stesso di attirarci a sé e ci conduce nel deserto, dove lontano dai frastuoni e da soli con noi stessi, possiamo ritornare all’essenziale: la Sua presenza come fondamento della nostra vita e le persone che abbiamo accanto, che ci amano e che amiamo.

Ma non saremo soli in questo viaggio nel deserto. Ogni settimana ci faremo accompagnare da chi ne sa più di noi, da alcuni grandi personaggi biblici che di deserto ne sanno qualcosa in più per averlo attraversato, respirato, sofferto, vissuto e anche amato. Perché lì è successo qualcosa di importante per la loro vita e vorrebbero dirci che può succedere anche a noi.

Faremo tre tappe nel deserto: una con Mosè, una con Elia e l’altra con Gesù. Proprio i tre “amici” che si trovano anche sul Monte della Trasfigurazione. Perché il deserto quaresimale ci serve a una cosa sola: trasfigurarci e risorgere. Fare Pasqua, nella nostra vita, con Cristo Risorto.

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