R. Virgili "Il cuore indurito e l’ultima piaga"

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Sui passi dell’Esodo
a cura di 
19 gennaio 2020

Le nove piaghe che hanno già colpito l’Egitto non son bastate a far rinsavire Faraone. Gli effetti della  loro aggressività son stati devastanti sul Paese più ricco del mondo di allora, ma, come succede ancor oggi, non hanno innescato una reazione di saggezza. Più il Faraone capiva che le sue forze e il suo esercito non avessero alcuna possibilità di vincere sul ciclone che la natura stessa gli rovesciava addosso, più la sua resistenza continuava testarda ed assurda.

La dissennatezza di Faraone aveva messo a rischio l’intero popolo egiziano, ma lui non si piegava. Più avanti la Bibbia spiegherà le ragioni degli attacchi del Dio degli ebrei contro il Faraone; paradossalmente costituiscono un atto d’amore e di correzione teso a mutare il tiranno in un governante sapiente e fonte di prosperità per tutti i cittadini del suo Regno.

Ma troppo indurito è il suo cuore. Si giunge, allora, a un atto di punizione più grave di tutti: la morte dei primogeniti. Nel mondo antico il figlio primogenito era colui che avrebbe ricevuto la quasi totalità dell’eredità paterna e avrebbe continuato a portare il nome della famiglia. Con la morte dei primogeniti tutto l’Egitto perdeva il suo nome e il suo potere.

L’importanza e il ruolo del primogenito ha trovato una fortuna ininterrotta nelle famiglie nobili ma anche in quelle borghesi, che si è protratta sino a pochi decenni fa anche in Europa. Basti pensare a come – per non dividere il patrimonio – la nobiltà cedesse la maggior parte dei suoi possedimenti al primo figlio maschio finendo, spesso, per costringere i cadetti a prendere la via del convento. «Il Signore disse a Mosè: Ancora una piaga manderò contro il faraone e l’Egitto; dopo di che egli vi lascerà partire di qui. Vi lascerà partire senza condizioni, anzi vi caccerà via di qui».

Solo la perdita del suo primogenito convincerà Faraone a far partire Israele. Il potere del Dio degli ebrei sulla vita e sulla morte inchioda la tracotanza del re. Ma Israele dovrà ricordare il prezzo che è stato pagato per la sua libertà: «Il Signore disse a Mosè: Consacrami ogni essere che esce per primo dal seno materno tra gli Israeliti: ogni primogenito di uomini o di animali appartiene a me» (13,1–2). Sarà il modo in cui egli avrà sempre dinanzi il sacrificio dei figli dell’Egitto.

Perché Dio non dimentica né il popolo delle vittime, né quello dei carnefici. Pagine come questa non possono non imbarazzare la nostra sensibilità di occidentali del duemila. Occorre coglierne il messaggio morale che è questo: spesso accade che per rendere giustizia agli oppressi, non si possa evitare la durezza contro gli oppressori e che alla correzione sembri inevitabile un intervento determinato. Ma più avanti, nella storia biblica, Dio stesso insegnerà che la malvagità degli umani non si vince neppure con le più atroci punizioni o con azioni di guerra. Ci convertirà alla soluzione dell’amore. La Bibbia ha uno scopo pedagogico: quello di mostrare ai lettori che anche quando sembrerebbe indispensabile, ogni violenza si rivela, alla fine, impotente.
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