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Enzo Bianchi - Ritiro Avvento 2019 "L' ascolto"




Enzo Bianchi fondatore di Bose,
2 meditazioni, CD formato mp3, 2h10'.
disponibile anche come file scaricabile.

Ritiro di Avvento predicato da fr. Enzo Bianchi
a Bose il 1° dicembre 2019.

L’ ascolto

Dio l’eterno si è fatto mortale. Dio il tre volte Santo si è fatto il Dio con noi. Il Dio che è Dio si è fatto uomo in Gesù: ecco l’incarnazione, ecco l’umanizzazione di Dio. Con l’incarnazione Dio e l’uomo si sono legati indissolubilmente. Egli ha assunto non solo il corpo, ma anche tutta la condizione umana: la nostra storia, i nostri sentimenti, le nostre fatiche, i nostri dolori, le nostre gioie.
È alla luce di questo mistero che vengono riletti i racconti dell’annunciazione e della visitazione, per comprendere cosa significa il “prendere carne” di Dio in mezzo a noi. Dio si è fatto carne e questo ci deve richiamare con forza alla concretezza della vita umana, al riscoprire la quotidianità delle nostre vite come luogo di salvezza e in cui riconoscere la presenza del Signore che viene.


Domenica 1° dicembre si è tenuto il ritiro di Avvento predicato da fratel Enzo Bianchi sul tema dell’ascolto. Nonostante la giornata piovosa e fredda, la comunità ha accolto quasi 500 persone venute a Bose per l’occasione. Al centro della giornata si è tenuta la celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo + Piero Marini, amico della comunità.

Un ritiro è un tempo dedicato alla meditazione di un tema che riguarda la comunione con Dio e la relazione con gli uomini e le donne. È ritirarsi, prendere cioè distanza dalla vita ordinaria, da quel vortice di lavoro, di vita familiare e sociale, per poter dedicare del tempo alla propria interiorità, cercando di vivere il silenzio, cioè eliminando il chiacchiericcio e le parole vane che spesso ci abitano. Nel ritiro, deve poter risuonare forte la buona notizia del Vangelo, perché porti linfa alla vita quotidiana.

Iniziando ad affrontare il tema della giornata, fr. Enzo ha innanzitutto ricordato che il Dio narrato dall’Antico Testamento è un Dio in relazione, che si è sempre messo in relazione con l’uomo. Egli è “il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe” (Es 3,6), un Dio che si fa conoscere, che alza il velo da sé e si svela a chi lo cerca. Questo svelarsi è, a volte, caratterizzato da una visione che cerca di esplicitare quell’indicibile, tipico dell’esperienza di Dio. Oltre alla visione c’è però, sempre, una Parola di Dio all’uomo e, svanita la visione, ciò che resta è la Parola. L’episodio della Trasfigurazione di Gesù è eloquente in questo senso: svanita la visione, quel che riecheggerà nelle orecchie e nei cuori dei discepoli sarà quell’“Ascoltatelo!” (Mt 17,5) pronunciato dalla voce dal cielo.

Il rapporto tra vista e udito è molto sviluppato nella Bibbia e anche Gesù disse: “Beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano”(Mt 13,16), ma anche “Beati coloro che non hanno visto e hanno creduto” (Gv 20,29). Questo perché il vedere e l’udire richiedono sempre una partecipazione, un discernimento che permette di andare al di là di ciò che si vede e di cogliere lo svelarsi di Dio.

“Donami un cuore che ascolta” (1Re 3,9) chiese il giovane re Salomone a Dio, o meglio “Donami un cuore ascoltante”, come vorrebbe una traduzione più letterale dell’ebraico lev shomeah. Il cuore, per l’antropologia biblica, è luogo simbolico della vita che pulsa, ma anche dell’unione di sentimenti e pensieri. Il cuore è il luogo del discernimento, il luogo dove la coscienza personale e la voce di Dio si incontrano, dove il nostro spirito accoglie le ispirazioni dello Spirito. L’ascolto è quindi ciò che garantisce la comunione e l’alleanza con Dio, ecco perché il primo comandamento è “Shemah Israel”, “Ascolta Israele!” (Dt 6,4).

“La Parola era presso Dio e la Parola era Dio” (Gv 1,1), dice il prologo del Vangelo di Giovanni, e “la Parola si fece carne” (Gv 1,14), divenne cioè debole, fragile…divenne uomo! Nella figura di Gesù, vero Dio e vero uomo, troviamo racchiuse tutte le parole che Dio ha detto prima. È il “verbum abbreviatum”, cioè in Gesù abbiamo la sintesi di ciò che Dio ha detto e aveva da dire all’umanità. È quindi ascoltando innanzitutto lui e guardando alla sua vita che possiamo imparare ad ascoltare chi ci è più prossimo. Gesù ha infatti vissuto le relazioni, ascoltando in profondità quanti incontrava lungo la sua strada.

Ci attende un lungo percorso, un esercizio per imparare ad ascoltare, ad avere una disponibilità interiore all’ascolto e ad esercitare il nostro discernimento verso ciò che ascoltiamo, ricordandoci la buona notizia di oggi: il Dio della Bibbia è un Dio che parla, ma parla dopo aver ascoltato il grido dell’umanità sofferente.

“Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido” (Es 3,7).

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