Enzo Bianchi Padova martedì 6 marzo 2018

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Martedì 6 marzo 2018 fratel Enzo Bianchi, fondatore della comunità di Bose, è stato a Padova per due momenti. Nel pomeriggio, alle ore 18 nella multisala PIO X ha tenuto un incontro sul tema: Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete? (Is 43,19). Il futuro è adesso. Introduce don Roberto Ravazzolo, direttore del Centro universitario e responsabile del Festival Biblico per quanto riguarda la Diocesi di Padova.


Il libro dell’Apocalisse, da cui è tratto il tema, non dice cosa avverrà alla fine dei tempi, ma offre chiavi per interpretare il presente. Pensare il futuro significa saper leggere la ricchezza e la forza della vita, qui e ora. È questa la condizione indispensabile per vedere nei germogli di adesso i frutti di domani. Secondo Sant’Agostino, il futuro è in realtà un “presente del futuro”, cioè l’attesa qui e ora di un avvenimento che deve ancora accadere, in ogni presente vi è anche la possibilità di verificare l’esito di questa attesa. Dunque da un lato nel presente possiamo riconoscere un futuro che avevamo atteso, ma allo stesso tempo ci confrontiamo con l’inatteso, con un esito imprevisto. In questa dialettica del tempo la prospettiva cristiana vede l’opera dell’uomo intrecciarsi con quella di Dio, che in Cristo si è reso rivelato in modo definitivo.

In serata, alle ore 21, fratel Enzo Bianchi ha tenuto in basilica Cattedrale a Padova, una meditazione sul tema Tutta la casa si riempì di profumo (Gv 12,3) – Esercizi di fraternità. Introduce don Giuliano Zatti, vicario generale.



Il versetto biblico che fa da sfondo alla meditazione è lo stesso che guida l’anno pastorale in corso della Chiesa di Padova: Maria, sorella di Lazzaro, versa una quantità esagerata di prezioso olio di nardo sui piedi del Maestro. Il gesto improvviso e deciso, da un lato mette al centro la persona di Gesù, dall’altro cambia profondamente il mondo che la circonda. Nell’immagine una metafora dell’atteggiamento con cui affrontare il futuro.

Osare il futuro in tempi di crisi sembra impossibile e controproducente. Eppure come la donna del Vangelo con il suo gesto ha sparso bellezza nella casa e toccato i cuori dei presenti, la Chiesa è chiamata a effondere il buon profumo del Vangelo per impregnare il mondo con la forza generativa della fede. È il Vangelo stesso a chiederci di sperimentare nuovi modi di essere Chiesa. Non si tratta, infatti, di seguire le mode ma di accogliere nell’oggi l’invito alla conversione e al rinnovamento. A noi affidarci a chi con sapienza ci accompagna, il Signore della storia che ci chiama a essere il suo popolo nel mondo. Profumo delle genti.
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