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Assenza e potenza del desiderio da Massimo Recalcati

Post di Rossana Rolando.

Ho terminato da poco la lettura di La forza del desiderio e Ritratti del desiderio di Massimo Recalcati.

Il primo è un discorso tenuto dall’autore presso il Monastero di Bose e poi pubblicato dalla Qiqajon, il secondo è un libro uscito due anni fa, edito dalla casa editrice Raffaello Cortina Editori.


Recalcati si legge d’un fiato, ha un linguaggio fresco, sa dire cose antiche in modo nuovo, sa rovesciare i comuni modi di pensare, sa svelare meccanismi schiavizzanti e mortificanti. Soprattutto, pur essendo libero da moralismi, è in grado di comunicare una tensione etica che promuove e valorizza la vita.

Certo un’etica guardata nell’ottica dell’individuo e della sua felicità personale - e questo individualismo potrebbe essere il limite di tutto il discorso - che va però collocata nel contesto odierno di una società in cui l’assenza del desiderio o il "desiderio di niente" colpisce tutte le fasce di età e non solo i giovani, andando a costituire una vera e propria malattia.
Provo a suggerire alcuni spunti che credo possano invitare alla lettura. Li ho chiamati rovesciamenti … dell’opinione comune, del pensiero sedimentato, di ciò che appare ovvio ... e li ho associati ad un'immagine.

Primo rovesciamento: il cavallo.
Il desiderio non è inteso da Recalcati come trasgressione della legge, secondo la più comune interpretazione moralistico nevrotica che lo associa al senso di colpa e che lo radica in un’antica tradizione filosofica. Il riferimento esplicito è, infatti, al mito platonico del Fedro, laddove le pulsioni vengono rappresentate come cavalli da domare e l’io, la ragione, come l’auriga che guida e sottomette il mondo recalcitrante dei desideri.
All’opposto, per Recalcati, il desiderio è una forza che ci abita e ci supera, è nel soggetto ma non è del soggetto, è l’esperienza dell’essere trascinati e rapiti. Non è l’io razionale ad essere padrone del desiderio, ma è il desiderio a dominare l’io.
Eppure, ecco il rovesciamento, non seguire questo desiderio, pretendere di dominarlo, significa condannarsi all’infelicità e alla malattia. Il desiderio è la forza che spinge a vivere …

Secondo rovesciamento: il vaso.
L’uomo è come un vaso forato, nulla può colmare il buco della sua insoddisfazione. La continua ricerca del nuovo, il continuo inseguimento dell’oggetto che promette felicità, l’inconcludente attrazione verso quello che non si ha ancora – quel non ancora, quella mancanza su cui gioca il sistema capitalistico consumistico in cui siamo immersi - costituiscono un impedimento alla generazione del vero desiderio. Esso, dunque, non è inteso come godimento immediato, come capriccio.
Il desiderio nasce, può generarsi solo nella consapevolezza del limite che ci costituisce come uomini: solo chi è consapevole di non poter avere tutto, sapere tutto, godere tutto, può coltivare il desiderio. E’ nell’orizzonte del limite che può nascere un desiderio non nichilistico – sempre insoddisfatto, mai contento di nulla, sempre alla ricerca del nuovo - un desiderio capace di incrementare la vita, di trovare il nuovo all’interno del medesimo.
Che cosa intende allora Recalcati per desiderio? Intende quello che ciascuno sente come attrazione fondamentale, come vocazione, come spinta: scrittura … poesia … musica … cura degli altri … ognuno deve scoprire quale potenza lo anima.

Terzo rovesciamento: il sogno.
Da una parte ciascuno vive solo se viene riconosciuto dall’Altro: genitore, insegnante, adulto … chiunque assuma su di sé una “paternità”, con un atto simbolico che come tale non è mai un fatto semplicemente biologico. Sentirsi riconosciuti vuol dire sentirsi importanti per l’Altro, sentire di avere valore per l’Altro.
Dall’altra parte il desiderio non è il desiderio dell’Altro. Non è l’aspettativa di qualcun Altro, non è il progetto del genitore sul figlio o dell’insegnante sull’alunno. Anzi, il sogno dell’Altro può diventare una condanna, una trappola per chi cerca di assecondarlo.
Perciò il desiderio, per essere realizzato, richiede ostinazione, rottura, conflitto. E l’opera più grande del genitore è quella di saper abbandonare, di lasciare, di perdere.

Quarto rovesciamento: l'albero.
Il desiderio domina, attraversa ciascuno in modo diverso, senza che nessuno possa esserne padrone. Eppure tutti siamo responsabili del nostro desiderio. L’esempio del fico secco del vangelo (Mt. 12, 33) è eloquente: Gesù si adira con l’albero che non porta frutti. E Recalcati, interpretando laicamente il passo evangelico, paragona l’albero alla vita di ciascuno. E’ come se Gesù dicesse: cosa hai fatto del tuo desiderio? Lo hai semplicemente dissipato nell’inconcludenza?
Per questo il desiderio diventa esso stesso la legge del vivere, l’imperativo categorico: devi realizzare il tuo desiderio … non devi indietreggiare di fronte a ciò che ti attrae. Devi seguire la tua spinta con impegno, determinazione e costanza.

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